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Gennaio 27, 2021
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Lo zingaro e il negro

Scusate, ma al diciassettesimo post in giro per i social che mette in relazione la lite Ibra-Lukaku (monkey? donkey?) alla Giornata della Memoria no, due cose mi sento di dirle. Due cose su due multimilionari che fanno trash talking sul prato che amo di più. Sul resto, portiamo rispetto e parliamo di calcio.

A me, di tutto quello che è successo ieri sera alla fine del primo tempo del derby, interessa soltanto che venga valutato correttamente quello che tutti hanno visto: che ha iniziato Ibra (fallo di Romagnoli su Lukaku, Lukaku manda affanculo Romagnoli, Ibra che non c’entrava proprio un cazzo inizia a insultare Lukaku). Sul resto stendiamo un velo pietoso, compreso la nostra tendenza a farla più grossa di quello che è, o a indignarci una volta sì e una volta no.

La volta no era di un giorno o due prima. E c’era proprio Ibra di mezzo. Abbiamo tutti trovato estremamente divertente le parole con cui (salvo prendersi tre pere in casa, uah uah) aveva preso per i fondelli Zapata durante Milan-Atalanta – trash talk quasi polite, manco una parolaccia -, e poi come De Roon gli aveva risposto, e poi come Ibra ha risposto De Roon. E via, video condivisi, meme a pioggia, quanto ci fa ridere Ibra che fa il bullo, eccetera eccetera. Tre giorni dopo Ibra fa il bullo a casa nostra e apriti cielo.

Sembra quasi che il trash talking sia un malcostume recente, “oddio ma senti cosa dicono, oddio che stronzo questo, oddio quanto mi fa scompisciare quello”. Semplicemente, con gli stadi vuoti si sente tutto anche da casa. Si sentono bestemmie epocali, moccoli giganteschi, liti furibonde, prese per il culo, mezze parole che però a volte pesano una casino. Parlando da spettatori, una parte dello spettacolo (vabbe’, chiamiamolo così) che ci era preclusa o affidata ai labiali. Adesso è lì, tutto da godere.

Il trash talking c’è da quando esiste lo sport, a meno che a bordo campo non ci fosse De Coubertin in persona e allora magari faceva brutto. Per chi ancora non l’avesse visto, “The last dance” oltre a essere una meravigliosa serie è anche un interessante trattato sul trash talking: Michael Jordan, uno dei più grandi sportivi di ogni epoca, è stato forse la massima espressione del trash talk nelle arene sportive, un rompicoglioni immenso che non faceva distinzioni di ceto e di maglie (se la prendeva anche con i suoi, allenarsi con Michael Jordan a volte era una iattura, che qualcuno l’avrebbe scuoiato vivo se non fosse stato Michael Jordan, appunto).

Se invece vogliamo metterla sul razzismo, diciamo che due come Lukaku (il negro) e Ibrahimovic (lo zingaro) l’argomento lo conoscono piuttosto bene sulla loro pelle e non ce li vedo proprio a usarlo contro gli altri. Ibra (che per me ha detto donkey, non monkey) è un bullo con più di vent’anni di carriera ai massimi livelli, anche da bullo: secondo me ha una frase pronta per tutti (figurarsi con uno con cui ha giocato e che gli sta sul cazzo), e se non ce l’ha se la inventa al momento. Ieri sera ha pisciato fuori dal vaso, nel senso che ha iniziato lui, manifestamente. E non solo, lo hanno lasciato continuare per un po’. Quindi, spero che questo venga valutato dalla giustizia sportiva. Per il resto, ragazzi, lasciamo stare le cose serie.

Questi stadi vuoti sono insopportabili, il pubblico manca, manca l’umore, manca il sottofondo. Mi sono sempre chiesto cosa sarebbe stata la nostra stagione con il pubblico (qualche partita che avremmo risolto diversamente, ma anche qualche contestazione che ci avrebbe destabilizzati). Ma ieri sera, cosa sarebbe successo durante la rissa in un derby tra i due centravanti, davanti magari a 70mila spettatori? Boh, forse è meglio che sia andata così, una roba tra pochi intimi (a parte le milionate sul divano che hanno imparato il significato di monkey, donkey, bullshit e fuck your wife, meglio di un corso su Babbel).

Ci stiamo preoccupando un po’ troppo di due energumeni senza problemi economici che si sono fatti una litigata tipo campetto, tirando in ballo madri e mogli (no dico, dov’è la novità?). Torniamo alle cose serie. Forza Inter, abbasso Milan, Ibra vaffanculo, Juve merda, tifo Spal fin da quando ero bambino, viva lo sport.

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Gennaio 18, 2021
di settore
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Hello gobbi

Poteva andare meglio solo se li avessimo sepolti di gol, come avremmo meritato noi e avrebbero meritato loro. A parte questo dettaglio per una volta secondario, difficile immaginarsi una serata migliore di così, una serata trascorsa a fare la Juve a brandelli come non accadeva da troppo tempo. E che l’ultima Inter a battere la Juve fosse stata quella di De Boer quattro anni e mezzo fa (tre giorni dopo essere stati battuti dal Beer Sheva in coppa), dunque in un contesto – diciamo così – piuttosto occasionale, ci lascia godere il momento ancora più intensamente, perchè stavolta non c’è stato nulla di casuale. E quindi delle due l’una: o l’Inter si sta strutturando per un livello superiore, o la Juve si sta destrutturando per quello inferiore. O magari tutte e due, che sarebbe ancora più bello.

Per evitare di passare la notte a guardare il soffitto con un sorriso ebete stampato in viso, consiglio di ripensare a domenica scorsa e alla partita buttata nel cesso con la Roma. Pensate a cosa sarebbero stati due scontri diretti vinti uno dopo l’altro, contro le due nostre peggiori avversarie degli ultimi quindici anni. Ci dobbiamo accontentare di questo partitone con la Juve, tzé, e cercare di piantare un paletto, ma che dico un paletto, un traliccio che segni il punto della svolta.

Mancano venti partite alla fine del campionato, nessun verdetto definitivo su questa o quella squadra è stato ancora emesso. A parte sul Milan, certo, che per freschezza, sfrontatezza e culo finora ha sovrastato tutti. Dietro c’è un gruppone di squadre che possono dire di avere ancora speranze. Noi siamo un po’ più avanti delle altre. Se ci serviva la partita che ci dicesse che nulla ci è precluso, l’abbiamo giocata la sera giusta contro gli avversari giusti. La certezza di un mercato che non ci sarà, l’incertezza sul futuro del club che cerca soci (o compratori), quell’atmosfera da eterna incompiuta. In altri tempi, di fronte a tanto caos, avremmo mentalmente steso un tappeto rosso alla Juve. Chissà che non sia un segno, un segno preciso.

P.S.: Barella, che cazzo di giocatore.

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