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Ottobre 18, 2020
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Interisti ciclisti militisti benefattoristi

Io a Google farei anche causa per il fatto che una mail importante è finita nello spam e me ne sono accorto per caso dieci giorni dopo. Causa che perderei, e allora farei ricorso. Ma mi fermo qui, non vorrei sembrare troppo juventino per questo rapporto bulimico con la carta bollata a cazzo. L’importante è, sia pure in ritardo, parlarvi di Enzo, il Berni a pedali (che nei mesi scorsi abbiamo già conosciuto qui), e della sua fantastica impresa conclusa proprio ieri. E soprattutto della buona causa che ne costituiva il motivo principale (oltre alla passione matta per la pedivella e a un interismo viscerale e meravigliosamente nostalgico).

Enzo ha portato a termine ieri il suo ciclopellegrinaggio “Nella terra dei Milito”. Partenza all’alba sabato 10 ottobre dallo stadio di San Siro e, dopo aver attraversato in bici 8 regioni e 20 province, arrivo come previsto (anzi, forse in anticipo) venerdì sera a Terranova da Sibari (Cosenza). Un viaggio di 1.277 fottuti chilometri in 7 giorni (fate voi i conti) che non vi sto a raccontare, perchè lo ha già fatto lui su Facebook e su Instagram. Un viaggio bellissimo, tra le bellezze d’Italia e le festose accoglienza degli Inter club: dategli un’occhiata, davvero fighissimo. Fino ad arrivare al paese di Milito, dove ha incontrato le cugine del Principe e dove gli hanno reso i dovuti onori: chiavi della città, red carpet e un voucher per 42 vergini una volta arrivato in paradiso.

Ma il vero obiettivo non era (solo) percorrere lo Stivale per rendere omaggio all’Uomo della Provvidenza, ma raccogliere 1 € a km per sostenere INTER CAMPUS BOLIVIA, paese particolarmente vicino al nostro amico per aveci pedalato nel 2018 in @PedalAnde4000 (cioè, è uno di quei pazzi che si sfondano di chilometri). Obiettivo che quel satanasso del Berni ha già raggiunto, alla faccia mia e di Gmail che mi ha boicottato il rapporto epistolare. Ma visto che l’impresa è bellissima e la solidarietà non finisce qua, su GoFundMe la raccolta prosegue fino alla fine del mese e, se qualcuno ha piacere, può ancora partecipare. Magari si arriva a 2 euro a km, perchè porsi limiti? Que Viva Enzo!

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Ottobre 18, 2020
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Il Triplete è (anche) merito mio / 16

di LUIGI BARAGIOLA

Era il 9 gennaio del 2010, verso le 16 e 55 su per giù. Sandro Ciotti avrebbe descritto quel pomeriggio calcistico milanese come umido “al limite della sciatica” e con un terreno al limite della praticabilità. Roberto e il Direttore mi avevano aiutato ad arrivare alla balaustra della prima battuta del secondo anello arancio di San Siro ponendomi il braccio per sostenere le mie gambe instabili. La nostra bestia nera, pardon bianconera, il Siena, era clamorosamente sul 3a2 al 43’ del secondo tempo.

Nell’attimo esatto in cui l’arbitro decretò un calcio di punizione in nostro favore da almeno 25 metri dalla porta mi suonò il cellulare. Era Marco, dall’Ospedale Sacco. Era ricoverato dall’ultimo dell’anno e non era messo bene. Grandissimo Interista Milanese, tra i fondatori della “Nord”, era trapiantato a Mariano Comense per amore. Due mesi prima avevamo visto a casa della sua compagna la mitica partita di Champions di Kiev. Una rimonta leggendaria! Quella sera corremmo come il nostro Mister: lui verso i nostri ragazzi e noi sul balcone per gioire. Lo sentii l’ultima volta la mattina di Madrid. Tranquillo, mi disse, ci pensa il Principe stasera.

Torniamo a Inter-Siena. Il nostro folletto olandese Wesley Sneijder fece partire un siluro che scosse la rete senese. Marco dall’urlo della folla comprese, dal suo letto di ospedale, che eravamo sul 3 a 3 ( ovviamente palla al centro ) e mi chiese di restare in linea. Restavano 4 minuti per il “miracolo” sportivo.

Si era creato un feeling che di lì a poco avrebbe portato alla prima svolta per arrivare al Triplete. Tutti avanti per l’Inter. Io, per Marco, mi ero trasformato in un novello Carosio: “Arnautovic al limite, Pandev per Samuel in area, reeeeteeeeeeeee (4-3 al 93’)”. Riuscii, nella bolgia, a salvare il cellulare e Marco fece un urlo che lo fece entrare con noi al secondo anello. Al Sacco arrivarono gli infermieri spaventati dell’urlo di Marco, pensando
al peggio. Furono 5 minuti indimenticabili per me e per Marco. Avergli regalato quella grande gioia è stato il mio Triplete! Sempre forza Inter!

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