Settore Inter blog

Il sito non ufficiale dell'interismo moderno

Settembre 11, 2020
di settore
17 commenti

Il Triplete è (anche) merito mio / 14

(prima che il calcio vero ci fagociti, ho ancora un po’ di cosucce in sospeso. Tipo tre storie di Triplete (anche) merito altrui che ci tengo a pubblicare una dopo l’altra – ecco la seconda -. Il mio libretto intanto ha compiuto quattro mesi e si prende ancora la sue soddisfazioni: domenica sera, ore 23.30, se mamma Rai non ci ripensa – ne avrebbe tutti i diritti, mica sono Nick Hornby -, sarò ospite alla Domenica Sportiva. Praticamente, per me, come la Notte degli Oscar). (Intanto, vi lascio con Oannes) (e in coda Enzo).

di OANNES

Bene. Il Libro é arrivato, giusto in tempo per goderselo in spiaggia! Ora provo, modestamente, a restituire a Sector e agli “amici del blog” almeno un millesimo di quel senso di appartenenza e conseguente allegria che da almeno 5 anni (quando io, povero sprovveduto, scoprii Sector da una ricerca Google sull’interismo) mi accompagnano nel sonno.

Mi sto rendendo conto che questa bellissima iniziativa nel nostro Sector, sia anche un modo per conoscerci tra di noi. E allora, pappatevi un po’ della mia storia! Al 2010 ci arrivo!

Nato a Brescia, vissuto altrove/ovunque tra mille peripezie, fino all’approdo di Verona. Tutto ‘sto casino per attraversare una dogana della Serenissima sul Lago di casa! Massimo di nome, ma Oannes per vocazione, nel 2010 pensavo a tutto tranne che ad un Triplete. Calcisticamente un gran pippa, ispirato nel tennis (che é come dire di una ragazza che è “simpatica”) e innamorato, ma sempre scarso al gioco, del baseball (fatemi scrivere “Viva, viva il Beisbol Brescia 96”). Nel 2010 ero ormai in pensione dallo sport agonistico, già annaspavo in quello amatoriale e, pertanto, lo sport da poltrona era il preferito.

Interismo nelle vene fin da bambino, visto che il nonno mi ha lasciato una spilla dell’Inter dei tempi del Mago e mio padre non solo mi raccontò mille volte di quel glorioso 1-9 subito dai gobbi (schierammo la Primavera – con gol di Mazzola, lo sapete tutti – per quello che credo ancora oggi possa essere il gesto più giusto da farsi due volte all’anno per umiliare un sistema gobbo, deridendolo e denunciandolo allo stesso tempo), ma mi mostrò anche la tessere di un “club anti-Juve” cui si sarebbe iscritto via posta negli anni ’60 (il club era di Bari, diceva!).

A San Siro sono stato la prima volta con mio padre che dopo anni trascorsi a vedere dal vivo il povero Brescia, voleva mostrarmi “quella squadra” in “quello stadio”, ma – ripeteva – in assoluta sicurezza. Attendemmo la vittoria dello scudo e alla prima occasione in casa, dopo Inter-Napoli, era la volta di Inter-Atalanta. Biglietti comprati davanti allo stadio (ovviamente non proprio al botteghino) per portarmi al sicuro in primo rosso! Tempo tre minuti e davanti a noi passano tifosi bergamaschi sanguinanti inseguiti dalla polizia! Mi metto nei panni di mio padre :-) Poi gioia, record di rigori in una partita di serie A (imbattuto credo) e un 4-2 che sarà il preludio ad altre mie trasferte in terra milanese (sono imbattuto nei derby! seppur ne ho visti solo 3) o altrove. Vanto la presenza con compagni di università al terzo anello nel debutto di Moratti, per quell’Inter-Roma bagnato dalla perla di Yuri!

Il
5 maggio del 2002 ero in Maremma, in giro per siti archeologici, per
evitare di spaccarmi il cuore. Infatti al rientro nella civiltà non
vedevo bandiere nerazzurre in giro e iniziai a preoccuparmi..

Arriviamo al 2010 (finalmente, direte!).

Quell’anno dei gironi vidi solo l’andata con il Barcellona e poi, per scaramanzia, evitai tutte le partite, o meglio organizzai uscite con la ragazza o gli amici pur di non dover soffrire. Ma come tutti, tendevo l’orecchio (mica avevo uno smartphone.. solo un ricevi-SMS, che faceva telefonate) e la sera della trasferta di Kiev accelerai il rientro a casa con la mia ragazza e non appena messo il piede in casa dissi con finto (e malcelato) disinteresse “Beh, dai, fammi vedere come è finita l’Inter!”, speranzoso che non fosse finita. Era il minuto 85 e perdevamo 0-1! Non tolsi nemmeno il giubbino, ero sul divano terrorizzato, immobile e l’esultanza dell’1-2 è tra quelle che più ricordo in vita! Insomma, si va agli ottavi e trascino V. in un pessimo pub della zona stazione di Brescia dove vivevamo per seguire Chelsea- Inter e lì, come tutti, inizio a crederci.

V. doveva trasferirsi qualche mese in Thailandia per lavoro e pensavo tornasse per le semifinali. Invece, appena arriva si scatenano le rivolte delle giubbe rosse, poi il vulcano islandese e a un certo punto, a ridosso della semi di andata, avevo pianificato di andarla a prendere in auto ad Atene, unico scalo aperto in Europa! Per fortuna faccio vagheggi con l’agenzia viaggi e mi assicurano di tenere duro, che sarebbe tornata dopo 7 giorni!

Così l’andata con il Barca é un ritrovo a tre, interisti-colleghi-amici, in casa mia. Tripudio. Il giorno dopo il primo aereo di V. venne cancellato.

Seconda semi, mi cerco altri amici e vado nel covo di Arrigo, con tutti gli amici di Mompracem su un divano. Non mi sono mai seduto. Non dimenticherò mai quella partita. Oggi avrei un infarto. Non so come abbia fatto mio padre a sopravvivere. Ma non avevo tempo in quel momento per pensare a null’altro se non a quello che accadeva a Barcellona! Non riusciva a distrarmi nemmeno un possibile infarto del padre, a 20 km da me, e non avevo nemmeno il tempo per farlo io, un infarto! Ma ve lo immaginate? Perdersi la partita per ambulanza! Sei in rianimazione e chiedi “scus, chi ha fatto palo?” e pam! ti stendono! … no, no, non si poteva…

Intanto, V. perde un secondo volo (annullato), assiste a matrimoni in aeroporto a Bangkok tra le centinaia di bloccati laggiù, e io continuo a non poter nemmeno lontanamente pensare a una trasferta a Madrid. Ero impegnato a progettare la fuga dell’anno successivo: 3 mesi in Sud America per un reportage di archeologia. Soldi per Madrid zero, tempo per quei biglietti meno che zero e, ora che ho avuto qualche esperienza in curva a Verona tra i “curvaioli” dell’Inter, non avrei mai voluto trovarmi in un posto a caso con uno di quelli accanto! E leggendo i post dei nero-blues brothers qui su Sector, credo che a qualcuno sia andata proprio così… piuttosto mi travestivo da venditore di paella-a-porter e uscivo dal mio settore!

Un certo giorno, l’aereo di V., miracolosamente, decolla e tornerà in Italia in tempo per la finale. Dove vedere la partita? Non ero preparato! La mia tensione mi impedisce un rito collettivo. C’è sempre qualche gufo, chi cambia posizione al vantaggio (delitto!), chi la butta in vacca (o lo fa troppo presto)… insomma, alla fine non me la gusto.

Ovvia risposta: da mio padre. 

In frigo ha messo un buon Franciacorta (ma non me l’ha detto prima della partita) e abbiamo ripristinato un team che ha funzionato per anni con l’Inter dei record, quella delle coppe Uefa vinte o quasi vinte etc… Nulla di che per tanti, ma speciale per me. Atmosfera giusta. E poi via, con V, in piazza Repubblica a Brescia, dove feci un passaggio solo allo scudo del 1988!

Ora abbiamo due fanciulli di 3 e 5 anni che a colazione mi chiedono di ascoltare “Amala, Pazza Inter amala!”. Spero tra qualche anno di portarli a San Siro. Non in curva. Abrazon para todos!

P.S.: leggo sempre Sector e i commenti di tutti alle 22 di ogni sera, prima di addormentarmi sfatto. Vorrei poter scrivere di più ma a) non sono esperto come molti di voi e b) odio scrivere con il telefonino e quindi mi limito al minimo! Sorry for that!

RUBRICHE CHE CONTINUANO. Piccola appendice anche di “Uomini che piacciono alle donne”. Enzo, già protagonista di questi fortunati amarcord, si rifà vivo per una operazione indubbiamente meritoria: “Ti scrivo ancora una volta per farti partecipe di questa mia creazione artistica e/o pseudo sportiva, che testimonia l’amore che coltivo verso una squadra che raccoglie una moltitudine di ruberie, ops, volevo dire successi, ma “solamente” sul territorio italiano.  A questa mia opera in ceramica Raku, antica tecnica giapponese, ho lavorato qualche settimana, fino a quando, ahimè, mi sono reso conto che l’esito finale dell’ultimo tragicomico campionato avrebbe avuto lo stesso esito degli otto precedenti”. Non importa, Enzo: il piegare la tua arte verso queste nobili operazioni culturali non ha prezzo. E vinceremo qualcosa anche noi, prima o poi. Amala! (p.s.: Enzo con 20 allievi sta lavorando al più grande mosaico di ceramica Raku al mondo, con il quale cercherà di entrare nel Guinness nel 2021. La scritta purtroppo non ci sarà, ma per quella avrà sempre la nostra incondizionata ammirazione)

share on facebook share on twitter