Settore Inter blog

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Settembre 12, 2020
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Il Triplete è (anche) merito mio / 15

(prima che il calcio vero ci fagociti, ho ancora un po’ di cosucce in sospeso. Tipo tre storie di Triplete (anche) merito altrui che ci tengo a pubblicare una dopo l’altra – ecco la terza -. Il mio libretto intanto ha compiuto quattro mesi e si prende ancora la sue soddisfazioni: domenica 13 settembre, ore 23.30, se mamma Rai non ci ripensa – ne avrebbe tutti i diritti, mica sono Nick Hornby -, sarò ospite alla Domenica Sportiva. Praticamente, per me, come la Notte degli Oscar). (Intanto, vi lascio con Marco).

di MARCO G.

Che dire, Settore? L’ho centellinato come si fa con le serie tv su Netflix, che ti piacciono e lo sai che finiscono, e avresti lì tutti gli episodi uno dietro l’altro e invece ne guardi uno per volta, e “tiri lungo” per paura di arrivare alla fine. L’ho finito oggi: ogni partita un sussulto, un’emozione, un ricordo. 10 anni sono tanti, e nonostante mi professi interista sfegatato, in alcuni punti mi sono ritrovato a pensare “Ma davvero è andata cosi?”, come se la vittoria avesse cancellato le fatiche, gli inciampi, le lotte e le difficoltà di quel 2010. Grazie per averci fatto rivivere quel periodo fantastico. In più ci sono i racconti di corsa, ed è stato bello per me leggere di Tokyo e Milano, le tue sensazioni: prima o poi una maratona la faró anche io…

Non posso dire di essere un tifoso come te, sono stato abbonato solo per qualche anno (2004-2008), ho visto allo stadio negli anni ’90 qualche partita con gli amici, ma poi sono stato tifoso da tv piu che altro… ancora oggi una sconfitta dell’Inter pregiudica il mio umore per la giornata, e una vittoria lo migliora all’inverosimile.

Il libro mi è piaciuto un sacco, è divertente, scritto davvero bene, per quanto possa valere il mio giudizio di semplice lettore. Il finale mi ha lasciato senza parole e mi ha fatto commuovere, anche se non conoscevo gli amici che hai perso.

Sono l’unico nerazzurro in una famiglia milanista da generazioni: mio padre, mio nonno, i miei zii, sono ed erano tutti milanisti. Scelsi l’Inter, da piccolo, per non offendere nè il mio migliore amico (che era juventino) nè mio padre milanista. Sono cresciuto a suon di sfottó, a furia di pianti e delusioni. Lo scudo del ’89 e la Coppa Uefa 98 erano i due ricordi che mi portavo dentro da sempre.

Nel 2010 (avevo 32 anni) quel 22 maggio, ero a casa, con mia moglie, e al fischio finale ho pianto come non piangevo da tempo, per la gioia, la tensione, lo stress e la soddisfazione di aver compiuto qualcosa di epico.
Mio padre se ne è andato l’anno successivo, nel marzo 2011: aveva 69 anni, non era mai entrato in un ospedale in vita sua. In 3 mesi dalla diagnosi è morto. La mia prima partita allo stadio la vidi con lui: marzo ’87, Inter-Milan 1-2 (Galderisi e Virdis per loro, autogol di Baresi per noi). Avevo 9 anni ed è stata l’unica partita allo stadio assieme. Finito il libro mi sono fermato a pensare a questo ricordo, a cui non pensavo da tantissimo tempo, e per questo ti dico grazie. Ha proprio ragione Moratti: l’Inter è un sentimento.

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Settembre 11, 2020
di settore
17 commenti

Il Triplete è (anche) merito mio / 14

(prima che il calcio vero ci fagociti, ho ancora un po’ di cosucce in sospeso. Tipo tre storie di Triplete (anche) merito altrui che ci tengo a pubblicare una dopo l’altra – ecco la seconda -. Il mio libretto intanto ha compiuto quattro mesi e si prende ancora la sue soddisfazioni: domenica sera, ore 23.30, se mamma Rai non ci ripensa – ne avrebbe tutti i diritti, mica sono Nick Hornby -, sarò ospite alla Domenica Sportiva. Praticamente, per me, come la Notte degli Oscar). (Intanto, vi lascio con Oannes) (e in coda Enzo).

di OANNES

Bene. Il Libro é arrivato, giusto in tempo per goderselo in spiaggia! Ora provo, modestamente, a restituire a Sector e agli “amici del blog” almeno un millesimo di quel senso di appartenenza e conseguente allegria che da almeno 5 anni (quando io, povero sprovveduto, scoprii Sector da una ricerca Google sull’interismo) mi accompagnano nel sonno.

Mi sto rendendo conto che questa bellissima iniziativa nel nostro Sector, sia anche un modo per conoscerci tra di noi. E allora, pappatevi un po’ della mia storia! Al 2010 ci arrivo!

Nato a Brescia, vissuto altrove/ovunque tra mille peripezie, fino all’approdo di Verona. Tutto ‘sto casino per attraversare una dogana della Serenissima sul Lago di casa! Massimo di nome, ma Oannes per vocazione, nel 2010 pensavo a tutto tranne che ad un Triplete. Calcisticamente un gran pippa, ispirato nel tennis (che é come dire di una ragazza che è “simpatica”) e innamorato, ma sempre scarso al gioco, del baseball (fatemi scrivere “Viva, viva il Beisbol Brescia 96”). Nel 2010 ero ormai in pensione dallo sport agonistico, già annaspavo in quello amatoriale e, pertanto, lo sport da poltrona era il preferito.

Interismo nelle vene fin da bambino, visto che il nonno mi ha lasciato una spilla dell’Inter dei tempi del Mago e mio padre non solo mi raccontò mille volte di quel glorioso 1-9 subito dai gobbi (schierammo la Primavera – con gol di Mazzola, lo sapete tutti – per quello che credo ancora oggi possa essere il gesto più giusto da farsi due volte all’anno per umiliare un sistema gobbo, deridendolo e denunciandolo allo stesso tempo), ma mi mostrò anche la tessere di un “club anti-Juve” cui si sarebbe iscritto via posta negli anni ’60 (il club era di Bari, diceva!).

A San Siro sono stato la prima volta con mio padre che dopo anni trascorsi a vedere dal vivo il povero Brescia, voleva mostrarmi “quella squadra” in “quello stadio”, ma – ripeteva – in assoluta sicurezza. Attendemmo la vittoria dello scudo e alla prima occasione in casa, dopo Inter-Napoli, era la volta di Inter-Atalanta. Biglietti comprati davanti allo stadio (ovviamente non proprio al botteghino) per portarmi al sicuro in primo rosso! Tempo tre minuti e davanti a noi passano tifosi bergamaschi sanguinanti inseguiti dalla polizia! Mi metto nei panni di mio padre :-) Poi gioia, record di rigori in una partita di serie A (imbattuto credo) e un 4-2 che sarà il preludio ad altre mie trasferte in terra milanese (sono imbattuto nei derby! seppur ne ho visti solo 3) o altrove. Vanto la presenza con compagni di università al terzo anello nel debutto di Moratti, per quell’Inter-Roma bagnato dalla perla di Yuri!

Il
5 maggio del 2002 ero in Maremma, in giro per siti archeologici, per
evitare di spaccarmi il cuore. Infatti al rientro nella civiltà non
vedevo bandiere nerazzurre in giro e iniziai a preoccuparmi..

Arriviamo al 2010 (finalmente, direte!).

Quell’anno dei gironi vidi solo l’andata con il Barcellona e poi, per scaramanzia, evitai tutte le partite, o meglio organizzai uscite con la ragazza o gli amici pur di non dover soffrire. Ma come tutti, tendevo l’orecchio (mica avevo uno smartphone.. solo un ricevi-SMS, che faceva telefonate) e la sera della trasferta di Kiev accelerai il rientro a casa con la mia ragazza e non appena messo il piede in casa dissi con finto (e malcelato) disinteresse “Beh, dai, fammi vedere come è finita l’Inter!”, speranzoso che non fosse finita. Era il minuto 85 e perdevamo 0-1! Non tolsi nemmeno il giubbino, ero sul divano terrorizzato, immobile e l’esultanza dell’1-2 è tra quelle che più ricordo in vita! Insomma, si va agli ottavi e trascino V. in un pessimo pub della zona stazione di Brescia dove vivevamo per seguire Chelsea- Inter e lì, come tutti, inizio a crederci.

V. doveva trasferirsi qualche mese in Thailandia per lavoro e pensavo tornasse per le semifinali. Invece, appena arriva si scatenano le rivolte delle giubbe rosse, poi il vulcano islandese e a un certo punto, a ridosso della semi di andata, avevo pianificato di andarla a prendere in auto ad Atene, unico scalo aperto in Europa! Per fortuna faccio vagheggi con l’agenzia viaggi e mi assicurano di tenere duro, che sarebbe tornata dopo 7 giorni!

Così l’andata con il Barca é un ritrovo a tre, interisti-colleghi-amici, in casa mia. Tripudio. Il giorno dopo il primo aereo di V. venne cancellato.

Seconda semi, mi cerco altri amici e vado nel covo di Arrigo, con tutti gli amici di Mompracem su un divano. Non mi sono mai seduto. Non dimenticherò mai quella partita. Oggi avrei un infarto. Non so come abbia fatto mio padre a sopravvivere. Ma non avevo tempo in quel momento per pensare a null’altro se non a quello che accadeva a Barcellona! Non riusciva a distrarmi nemmeno un possibile infarto del padre, a 20 km da me, e non avevo nemmeno il tempo per farlo io, un infarto! Ma ve lo immaginate? Perdersi la partita per ambulanza! Sei in rianimazione e chiedi “scus, chi ha fatto palo?” e pam! ti stendono! … no, no, non si poteva…

Intanto, V. perde un secondo volo (annullato), assiste a matrimoni in aeroporto a Bangkok tra le centinaia di bloccati laggiù, e io continuo a non poter nemmeno lontanamente pensare a una trasferta a Madrid. Ero impegnato a progettare la fuga dell’anno successivo: 3 mesi in Sud America per un reportage di archeologia. Soldi per Madrid zero, tempo per quei biglietti meno che zero e, ora che ho avuto qualche esperienza in curva a Verona tra i “curvaioli” dell’Inter, non avrei mai voluto trovarmi in un posto a caso con uno di quelli accanto! E leggendo i post dei nero-blues brothers qui su Sector, credo che a qualcuno sia andata proprio così… piuttosto mi travestivo da venditore di paella-a-porter e uscivo dal mio settore!

Un certo giorno, l’aereo di V., miracolosamente, decolla e tornerà in Italia in tempo per la finale. Dove vedere la partita? Non ero preparato! La mia tensione mi impedisce un rito collettivo. C’è sempre qualche gufo, chi cambia posizione al vantaggio (delitto!), chi la butta in vacca (o lo fa troppo presto)… insomma, alla fine non me la gusto.

Ovvia risposta: da mio padre. 

In frigo ha messo un buon Franciacorta (ma non me l’ha detto prima della partita) e abbiamo ripristinato un team che ha funzionato per anni con l’Inter dei record, quella delle coppe Uefa vinte o quasi vinte etc… Nulla di che per tanti, ma speciale per me. Atmosfera giusta. E poi via, con V, in piazza Repubblica a Brescia, dove feci un passaggio solo allo scudo del 1988!

Ora abbiamo due fanciulli di 3 e 5 anni che a colazione mi chiedono di ascoltare “Amala, Pazza Inter amala!”. Spero tra qualche anno di portarli a San Siro. Non in curva. Abrazon para todos!

P.S.: leggo sempre Sector e i commenti di tutti alle 22 di ogni sera, prima di addormentarmi sfatto. Vorrei poter scrivere di più ma a) non sono esperto come molti di voi e b) odio scrivere con il telefonino e quindi mi limito al minimo! Sorry for that!

RUBRICHE CHE CONTINUANO. Piccola appendice anche di “Uomini che piacciono alle donne”. Enzo, già protagonista di questi fortunati amarcord, si rifà vivo per una operazione indubbiamente meritoria: “Ti scrivo ancora una volta per farti partecipe di questa mia creazione artistica e/o pseudo sportiva, che testimonia l’amore che coltivo verso una squadra che raccoglie una moltitudine di ruberie, ops, volevo dire successi, ma “solamente” sul territorio italiano.  A questa mia opera in ceramica Raku, antica tecnica giapponese, ho lavorato qualche settimana, fino a quando, ahimè, mi sono reso conto che l’esito finale dell’ultimo tragicomico campionato avrebbe avuto lo stesso esito degli otto precedenti”. Non importa, Enzo: il piegare la tua arte verso queste nobili operazioni culturali non ha prezzo. E vinceremo qualcosa anche noi, prima o poi. Amala! (p.s.: Enzo con 20 allievi sta lavorando al più grande mosaico di ceramica Raku al mondo, con il quale cercherà di entrare nel Guinness nel 2021. La scritta purtroppo non ci sarà, ma per quella avrà sempre la nostra incondizionata ammirazione)

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Settembre 10, 2020
di settore
21 commenti

Il Triplete è (anche) merito mio / 13

(prima che il calcio vero ci fagociti, ho ancora un po’ di cosucce in sospeso. Tipo tre storie di Triplete (anche) merito altrui che ci tengo a pubblicare una dopo l’altra. Il mio libretto intanto ha compiuto quattro mesi e si prende ancora la sue soddisfazioni: domani sera, venerdì 11 settembre, sarò in un luogo segreto e a un orario imprecisato a presentarlo – Covid, non è che l’hai sempre vinta tu, eh! -. E domenica 13 settembre, ore 23.30, se mamma Rai non ci ripensa – ne avrebbe tutti i diritti, mica sono Nick Hornby -, sarò ospite alla Domenica Sportiva. Praticamente, per me, come la Notte degli Oscar). (Intanto, vi lascio con Francesco) (e poi Federico).

di FRANCESCO D.

Vialetto della scuola, ali di studenti beffardi ai lati, tutti impegnati a urlare prese in giro al mio passaggio: aspettavano solo il mio arrivo, a quanto pare. Io, per non sentire, accelero sui pedali della bicicletta e alzo al massimo il volume del lettore cd. Lettore cd? Be’ sì, siamo negli anni 2000, io ero alle medie… per l’esattezza, era il 2002. Allora il giorno l’avrai già capito, vero? 6 maggio 2002, uno dei lunedì peggiori di sempre per un interista di qualunque età che vada al lavoro, a scuola, ovunque. Fu un giorno tremendo.

Insomma, mi presento, ho 32 anni, sono di Ferrara (non vorrei rubare ad altri la battuta su nebbia, nutrie eccetera, ma in effetti sono l’ennesimo ferrarese che ti scrive: si vede che c’è affinità!) e no, non tifo per la Spal. Sarà che nella mia famiglia di ferrarese non c’è neanche un’astina di DNA, ma per la Spal non provo che uno scialbo affetto distratto e occasionale: sono solo interista, interistissimo. Di quelli più duri, accaniti, intransigenti, che hanno difeso l’Inter anche quando era indifendibile, che si ricordano tutti gli aneddoti e i giocatori, dai più fenomenali ai più orrendi. E sì, ho voglia di contribuire con ciò che ricordo del Triplete!

Ma andiamo con ordine, e pur con qualche fitta torniamo al 2002. Niente, dovetti aspettare, io e tutti quelli che come me non avevano visto lo scudetto del 1989, erano ancora troppo piccoli per le coppe UEFA del ’91 e del ’94 e non gioirono che per quella del 1998. L’attesa ci porta al 2007: finalmente vinciamo lo scudetto sul campo. Quindi okay, risolto, lieto fine?

Macché! Chi di noi si è sentito veramente ripagato da quel campionato da record? O risarcito dal titolo a tavolino dell’anno precedente? Qualcuno forse sì, magari a ragione. Io personalmente no. Per me Calciopoli ha rovinato tutto, tutto, sia prima che dopo il 2006. Prima, sappiamo come; dopo, perché ha infangato e annacquato una vittoria che è parsa scontata, facile, regalata, «senza avversari» (già, perché dal 2013 a oggi di avversari quotati ce ne sono stati, hai voglia…), quando noi avremmo voluto vincere e meritato di vincere in un altro modo.

Poi, ecco il 2010. In quegli anni ero studente universitario e le mie finanze non mi permisero grosse trasferte, perciò i miei racconti non sono avventurosi come altri di questa rubrica: seguii le partite per lo più davanti alla televisione, con fratelli e amici interisti, e fu ugualmente straordinario. Da febbraio a maggio, dal Chelsea al Bayern, ma infiliamoci pure la Dinamo di novembre, i due derby, il gol di Samuel col Siena e sempre col Siena il giorno dello scudetto. Quel giorno – era il mio compleanno – ero in Portogallo e la partita la guardai a Lisbona, con mio fratello e altri amici, in un bar vicino al porto cui implorammo di trasmetterla. E a partita finita, tutti a cantare «José Mourinho – lalalalalàlla», proprio per le strade della
regione del Vate di Setúbal!

Fu un sogno. Quando tu (possiamo darci del tu, vero, tra noi…?) e tutti quelli che hanno scritto in queste settimane su Settore dite: «il Triplete è merito mio», credo che abbiate proprio ragione. In quel momento noi eravamo l’Inter, io ero l’Inter, io con amici e famigliari a incastrare impegni e metterci d’accordo per guardare ogni partita di quella spettacolare cavalcata, noi che arrivavamo con l’adrenalina a mille nell’ultimo trittico di partite Roma-Siena-Bayern (ma mettiamoci pure il 4-3 da brivido col Chievo) e stanchi quasi come fossimo stati in campo. Ero proprio io, proprio tu e chi ha scritto qui sopra: eravamo proprio noi! Milito che corre ed esulta agitando le braccia per me è tutto l’interismo che si scrolla di dosso il 2002, i sei gol presi nel derby, l’Helsingborg, l’Alavés, il Villareal, i vari Chievo e qualche Lazio qua e là a rovinare sempre tutto, Vampeta, Pacheco, Pirlo e Seedorf, Lippi, Ronaldo ingrato che se ne va e il sogno mai realizzato di vedere lui, Baggio e Vieri insieme in attacco. Zanetti che piange di gioia cancella lo Zanetti in lacrime per il doppio pareggio europeo col Milan di sette anni prima.

Il calcio avrebbe dovuto fermarsi lì, non c’era più nulla da dire! Invece da dire c’era, perché è continuato, di lì in poi abbiamo visto disastri in serie ma tutto sommato con voglia sempre rinnovata di una nuova stagione in cui riscattarci (Nick Hornby nel suo Fever Pitch – Febbre a 90° – dice qualcosa come: «Per fortuna c’è sempre un’altra stagione», o una roba simile: quanto è vero!). Ritrovarmi a urlare per l’incornata di Vecino a Roma, insieme a sette-otto persone assiepate nel salotto davanti alla tv a scaricare anni di troppe amarezze, mi ha ricordato quanto ci siamo divertiti nel 2010 e, nel contempo, mi ha confermato che il Triplete in fondo non serve. Guai se non ci fosse stato ma, con o senza, l’Inter ci sarebbe comunque, e tifarci è proprio bello. Lo capiranno mai, i tifosi delle altre due, che credendosi furbi dicono: «Ormai vi è rimasto solo il Triplete»?

Piccolo epilogo. Adesso insegno proprio nelle scuole medie e ogni tanto vedo tra gli alunni qualche astuccio, diario o zaino nero e blu e spero di riconoscere in qualcuno di loro – finora senza gran successo – lo stesso interista di belle speranze del 2002, che sia capace di aspettare e di innamorarsi quasi senza accorgersene della squadra più meravigliosa di tutte.

RUBRICHE CHE CONTINUANO. Piccola appendice anche di “Uomini che piacciono alle donne”. Federico mi manda la sua foto avvinto dalla lettura e mi scrive che mi darebbe minimo il Pulitzer: “Il libro l’ho letto di pari passo con l’Europa League e mi è piaciuto moltissimo e quasi quasi speravo che la lettura ci portasse al trionfo (solo le ultime pagine, quelle in memoriam mi hanno messo un po’ di magone, e mi sono chiesto se era giusto finire con un po’ di amaro una storia così esaltante: a noi interisti c’è sempre un qualcosa che ci impedisce di godere fino in fondo, anche nei libri)”. Dopodichè mi scrive dieci righe su Muntari e lo ringrazio: cioè, qualcuno vi ha mai scritto dieci righe su Muntari?

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