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Luglio 4, 2020
di settore
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Uomini che piacciono alle donne (e viceversa) (e animali che piacciono a tutti) / 4 – Il Gran Finale

“Il Triplete è merito mio” è un libro di successo, questo è notorio. Nessuno però si sarebbe aspettato un’accoglienza trionfale anche nel mondo animale. Nelle foto, due esemplari bianconeri nell’aspetto ma, come si vede, di assoluta fede nerazzurra. A destra il gatto Cocò, a lettura appena ultimata. A sinistra il cane Sbirro, il cui proprietario nutre peraltro qualche sospetto: “Per farlo sedere e mettersi in posa ho dovuto dargli un biscotto, vuoi vedere che questo bastardo è un gobbo?”

Dai cani e gatti ai cavalli. A sinistra, eccomi mentre poso con l’amico A. durante una pausa del Grand Prix d’Amerique all’ippodromo di Vincennes, vicino a Parigi, dove sono stato invitato per una conferenza su “Forza Inter, Juve merda: criticità e prospettive”. A destra Massimo Cavalli, che aveva scritto qui la storia del suo Triplete. In piena trance agonistica, ne ha realizzato un altro acquistando tre copie del libro. E’ un tipo strano: ieri ha comprato tre biglietti per il cinema, ma poi ci è andato da solo.

Qui sfioriamo le vette del sublime. E’ il quadruplete dei B. Brothers.
A sinistra con il cappellino Enzo, ex podista poi ciclista ora cicloviaggiatore, presente a Madrid quel 22 maggio, abbonato da svariati anni e tuttora perso per José Mourinho (pare che se su Google digitate “Orgasmou” vi apparirà una prima pagina di Marca: indovinate chi regge lo striscione). Vuole andare in bici fino a Setubal e prostrarsi in avenida Special One. Sotto c’è Daniela, altra malata e abbonata nerazzurra, pure lei a Madrid ma in altra tragica circostanza: aprile 1985, è in viaggio di nozze e va al Bernabeu per quel Real-Inter in cui i galacticos de mierda ribaltano lo 0-2 dell’andata e ci fanno tre pere con Santillana e Michel. Poi c’è Roberto, podista tapascione, star del calcetto del venerdì, classe 1954, l’anno scorso ha tagliato il traguardo dei 50 anni di abbonamento ininterrotto, un eroe civile che andrebbe premiato minimo con l’Ambrogino di platino. Anche lui girando l’Italia in viaggio di nozze, nel 1983 passa da Cesena (campo neutro con San Siro squalificato) per assistere con la neo-sposa al ritorno di un 32esimo di Coppa Uefa fra Inter e Trabzonspor (2-0: Altobelli, Collovati) . Alessandro, quello giovane, è l’ultimo arrivato in famiglia, proprio nel 2010: è fidanzato della figlia di Enzo, che col cazzo gli avrebbe concesso la mano di Chiara se fosse stato un gobbo o un cacciavite. Eh no, eh?

Esercizi di fantasia. A sinistra, il caro G. si inventa la fascetta dei miei sogni (oh, se un giorno dovesse mai avverarsi, ti offrirò una birra nello skybox che mi sarò comprato al Meazza). A sinistra, D. mi scrive dalle Mauritius dicendo che il libro gli è piaciuto un casino (poi ho guardato bene la foto, potrebbe essere tipo Centocelle).

Opposte fazioni, ma con grande sportività. A sinistra Carlo, pugliese, interistissimo, non ci conosciamo ma è come se fossimo amici. A destra Andrea, marito a Patrizia, interistissima. Andrea è (rumore di tuoni) milanista ma, come lo definisce Patrizia, “obiettivo”. E’ una foto che gronda amore: io, per dire, se mi chiedessero di fare una foto con il libro di Chiellini, boh, non so.

Ale B. è citato nel capitolo di Inter-Chievo, dove ci incontrammo tra il primo e il secondo tempo. E’ un collezionista feticista di alto livello: mi ha messo sul tetto del mondo, praticamente. Cioè, guardate bene la foto. Dove cazzo avrà trovato tutto ‘sto bendiddio?

E rimanendo al capitolo di Inter-Chievo, tra gli incontri di quel festoso pomeriggio – tutti rigorosamente citati nel libro – c’è anche quello con Alessio. A sinistra, Alessio oggi con maglietta di Madrid e Triplete letterario. A destra – figata – la foto scattata 10 anni fa prima di Inter-Chievo, nell’esatto punto in cui ci siamo trovati: poco dopo questo scatto, io avrei imboccato le scale che vede dietro Alessio e mi sarei sentito chiamare “Settore!” da uno che non mi aveva mai visto. Cioè, poi ditemi che è brutto essere interisti.

Mi scrive Emanuele da Napoli: “Ciao Settore, finalmente dopo settimane sono riuscito posare le mani sulla copia ormai introvabile del tuo libro (dovresti secondo me fare delle ristampe con copertina in pelle di biscione, ecopelle, s’intende). Il racconto del mio triplete non è purtroppo epico ed emozionante, in genere andavo a casa di un amico e guardavamo la partita insieme, il problema però è che io e lui nello stesso posto portavamo una grandissima sfiga. Provammo a vederne qualcuna insieme durante il girone di Champions, ma visti i non incoraggianti risultati decidemmo di non vederci più fino a fine coppa. Quindi la finale la vidi a casa mia, da solo, con la TV rigorosamente a tubo catodico adornata di ogni santino disponibile in quel momento. Come si evince dalla foto allegata, oltre all’ovvia presenza della sciarpa c’erano 2 quadretti, uno con la formazione che vinse la Coppa Uefa ’98 e l’altra con il Capitano ancora nel fiore dei suoi anni; completa il tutto una tazza dell’Inter che nel contesto non aveva molto senso, ma più santini c’erano meglio era. Al triplice fischio ho urlato come un ossesso, sono uscito fuori al balcone scuotendo qualsiasi cosa avevo a portata di mano con le mie urla che si perdevano nel silenzio (vivo in campagna, e gli altri condomini del palazzo erano comprensibilmente indifferenti, essendo tifosi della squadra locale). Ti allego anche la mia foto con l’agognata copia del libro e la maglia di Cordoba (la mia preferita quando gioco a calcetto): il mio sguardo da reprimenda è dovuto proprio al fatto che ti sei appropriato della sua identità sulla copertina del libro, ma è così bella che per stavolta posso lasciar correre”. Iddio ti benedica, Emanuele. Per non coprire il tuo sguardo da reprimenda, non ti nascondo gli occhi. Se avessi problemi di privacy, ci rimetto mano. Se questo sguardo ti procurasse una scrittura a Hollywood, voglio il 15 per cento.

Chiudo con questa immagine, una medaglia al valore del mio interismo. S. mi perdonerà se gioco un po’ anche con lui. Gli lascio l’onore di chiudere questa carrellata di amici con la stessa piccola e scherzosa penitenza che ho imposto a (quasi) tutti gli altri, la pecetta sugli occhi. Chi è S.? Diciamo che ha firmato alcuni pezzi che sicuramente avrete fischiettato anche voi. Ehi, chi ha detto “Pazza Inter”? No no, cosucce andate anche a Sanremo. Tzè, l’interismo è un crogiuolo di qualità.

INFORMAZIONI DI SERVIZIO. Ricevo quintalate di mail (non è vero: una, forse due) e milioni di messaggi Whatsapp (non è vero: tre o quattro) sul tema “Oh, ma quando lo presenti?”. Non lo so, adesso vado in vacanza. Cioè, io sono pigro (infatti stavo così bene nel lockdown), ma se vi vengono strane idee in mente, se avete voglia di prendere iniziative, se avete una libreria, un circolo culturale, una biblioteca, una libreria, un centro massaggi cinese, fatemelo sapere a r.torti@gmail.com. Non so, faccio un esempio. Il proprietario del Forte Village vuole organizzare una presentazione, mi dice “Hai voglia di venire fin qua a parlare 20 minuti del libro? Ti riservo un bungalow sette stelle per 10 giorni”, cioè, magari potrei anche andarci. Comunque. Nella sua versione cartacea il libro è presente in libreria a Pavia e Voghera, le due città più importanti del mio piccolo mondo, e a Milano (vedi sopra, Libreria dello Sport), ed è in vendita on line su Ibs.it e anche su Libreria dello Sport, Libreria Universitaria, LaFeltrinelli e Unilibro. Poi c’è anche la versione eBook che è disponibile tipo su Ibs, Amazon, Mondadori Store, Kobo, Libreria Universitaria, Librerie.Coop, Hoepli, Il Libraccio, LaFeltrinelli, Rizzoli e siti del genere. Infine, è disponibile un’opzione simpaticamente old style, una roba dal volto umano: scrivere direttamente all’editore, giorgio.macellari@alice.it, e ricevere soddisfazione. Nel senso che Giorgio – uomo efficiente, paziente, onesto e interista – il libro cartaceo ve lo spedisce anche in un batter d’occhio direttamente al vostro domicilio (dietro pagamento, immagino. E’ il mercato, direbbe Keynes).

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