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Gennaio 27, 2020
di settore
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Quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda Manganiello

L’immensa, indicibile tristezza per la morte di Kobe Bryant rende
stanotte lo psicodramma nerazzurro un po’ ridicolo, com’è inevitabile. E
com’è forse giusto che sia. Nel frullatore di emozioni di oggi – le
nostre all’ora di pranzo, fino a quelle del mondo intero in serata di
fronte alla scomparsa di una giovane leggenda – mettici pure che la
Lazio pareggia, che la Juve perde e che il tuo misero punticino con il
Cagliari a fine giornata si guadagna il suo perchè. La morte di un
immenso campione riporta alla caducità delle cose terrene: il calcio è
una faccenda grave ma non seria, le conclusioni si tirano alla fine e i
drammi sono altri.

Con il cuore spezzato, parliamo di calcio. Il proverbio di oggi è:
quando il saggio indica la luna, lo stolto guarda Manganiello. Ha
arbitrato male? Boh, probabilmente sì, il suo atteggiamento già lo
conoscevamo. Non ci ha dato un rigore, questo è certo. Poi? Le
ammonizioni c’erano, l’espulsione di Lautaro anche, e il Toro sarà tanto
più coglione quante più giornate gli daranno (espulsione e sceneggiata a
tempo scaduto, che cagata). Dopodichè direi di fermarci qui, mancano 17
giornate e tante altre cose capiteranno. Capita, per esempio, che tu
pareggi (per un autogol sfigato all’inverosimile, tallone più palo, ma
vaffanculo) e la butti in tragedia e che poi nelle ore successive le tue
avversarie fanno un punto in due, per esempio. Non è tutto già scritto,
evidentemente. E se vi piace pensare al complotto, io penso a Mourinho e
a come reagiva lui. Nella famosa partita delle manette, ormai quasi 10
anni fa, Inter-Samp, finita 0-0, l’arbitro Tagliavento cacciò fuori
Samuel e Cordoba nel corso del primo tempo: Inter in 9, senza i due
centrali difensivi. E cosa fece Mourinho? Niente, lasciò dentro tutte le
punte, per tutta la partita. Con il gesto delle manette fece esplodere
lo stadio e l’Italia intera, ma non tralasciò l’obiettivo di vincere
quella partita, anche in 9, senza togliere gli attaccanti.

Ecco, guardiamo alla luna, e non a Manganiello. E guardiamo
all’obiettivo che non centriamo più, quello di vincere le partite.
Cinque pareggi nelle ultime sette, questa è la luna. Quattro volte in
vantaggio e quattro volte raggiunti, questa è la luna. La perdita del
controllo della partita per un calo fisico che arriva ormai a
orologeria, la quasi totale impossibilità di cambiare le carte in corso
d’opera con i cambi: questa è la luna.

Il campionato vero inizierà da domenica prossima, con una squadra che
potrebbe uscire rafforzata come non mai dal mercato di gennaio. Con un
centrocampista top che ci darà anche soluzioni di tiro dalla distanza e
su punizione, con due esterni che ci immaginiamo ben al di sopra della
linea di mediocrità su cui eravamo assestati, con una punta esperta (e
fisicata) in più a far rifiatare il reparto. Rifiatare sarà uno dei
verbi chiave delle ultime 17 partite: una cosa che – tra rosa risicata e
infortuni in serie – non ci siamo mai potuti permettere, e si vede.

17 partite sono tante ma, contemporaneamente, non c’è più tempo: tra
poco avremo Milan e Lazio a distanza di una settimana, e poco dopo la
Juve. Cioè, fra 35 giorni i nostri destini potranno essere già decisi, e
quantomeno ben definiti. 17 partite sono tante ma, appunto, non c’è più
tempo. Dobbiamo tornare quelli di due-tre mesi fa o saranno cazzi.

Per questo trovo davvero inutile star qui a parlare di Manganiello e
del solito presunto complotto plutocalciomediatico nei nostri confronti.
C’è un bel modo per andare oltre, ed è quello di vincere. Non lo
facciamo più, pur creando quasi sempre tanto (ed è la vera ragione per
cui personalmete non mi dispero). Torniamo a farlo, torniamo a chiudere
le partite, torniamo a crederci fino all’ultimo secondo. Eravamo primi,
ora siamo secondi e virtualmente terzi: ma sempre in cima, nonostante
tutto. Riordiniamo le idee, gestiamo le forze e torniamo a vincere. Non
maceriamoci nelle presunte ingiustizie: non serve a un cazzo e porta
pure male. Torniamo a vincere, e gli altri si fottano.

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