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Febbraio 25, 2019
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Abisso

Se il calcio fosse una roba seria, e se l’Italia fosse un posto di gente seria, Fiorentina-Inter segnerebbe uno spartiacque nella storia del Var e del metro arbitrale, oltre che del calcio del terzo millennio sempre alla ricerca vana di una qualche sicurezza. E’ assai probabile che non succederà un cazzo, date le prime due premesse. Però sarebbe tragico, per il calcio. Perchè bisognerebbe invece interrogarsi nel profondo su quello che è accaduto in questa partita che – per inciso – costa all’Inter due punti già conquistati nella lotta per un posto in Champions, due punti quindi più importanti e sanguinosi del solito.

Riassumendo, fino al centesimo minuto di Fiorentina-Inter si è assistito a una storia a suo modo virtuosa: l’arbitro che non vede o giudica male un numero mediamente elevato di episodi sicuramente non lampanti a occhio nudo ma evidenti davanti al monitor – beh, il Var l’abbiamo inventato apposta, no? – e che cambia quindi le sue decisioni, “purtroppo” sempre a sfavore della squadra di casa. Al centesimo minuto accade l’incredibile, forse l’irreparabile: l’arbitro, dopo cento minuti trascorsi a farsi smentire dal Var – sta nelle cose, io speravo che la classe arbitrale avesse superato la fase “orgoglio e vergogna” e considerasse il Var per quello che è, cioè il suo quarto assistente, quello con più tecnologia a disposizione, quindi il più prezioso – e con uno stadio al limite della rivolta (bisogna pur sempre considerare che si tratta di una folla scomposta che non ha il Var a disposizione), prende una decisione grottesca, ridicola, assurda: guarda l’immagine 50 volte e decide che la verità non sta in quello che vede e che vediamo noi col culo sul divano. Al centesimo minuto, dunque, compensa tutte le incazzature accumulate dal pubblico di casa nei precedenti 99. Le immagini dicono altro? Non fa niente. Rigore. Per un pallone finito sul petto, e il fallo di petto non esiste.

Ora, sarebbe bello poterci scherzare sopra, sdrammatizzare a tutti i costi perchè in fondo è un gioco, tirare in ballo lo stadio numero 6 del devasto nella tradizione ispanico-messicana (1. borracho, 2. muy borracho, 3. cantos regionales, 4. cantos patrioticos, 5. cantos religiosos, 6. negacion de la evidencia, 7. insultos al clero y apoteosis final) raccontata da Paolo Rossi a teatro. Ma non c’è niente da ridere, purtroppo. E’ non è questione che riguardi i soli interisti, ancora increduli che sia davvero successa ‘sta roba. Eh no, la cosa riguarda tutti – almeno in teoria, ma facciamo finta che sia così.

Non so se stasera sia finito il Var o sia semplicemente finita la carriera di un singolo arbitro. Starà all’Aia prendere una decisione, sapendo che qualcosa dovrà fare di fronte a questo scempio. Oggi il Var ha smentito serialmente un arbitro – che ci può stare, nessun episodio era “facile”, il Var sta lì per quello – e l’arbitro, al centesimo minuto, ha smentito in diretta l’immagine chiarissima che il Var offriva a lui e all’universo mondo.
Non so cosa l’arbitro abbia voluto dimostrare. Forse, a difesa della categoria, ha riaffermato il primato dell’occhio umano (“non sono un robot”) di fronte alla fredda oggettività della macchina. Forse, sempre a difesa della categoria, ha dato un bizzarro colpo di coda all’ipotesi che ad arbitrare una partita come Fiorentina-Inter, con tanti episodi così al limite della percezione umana, potessero esserci indifferentemente un arbitro di serie A, un bambino dell’asilo o una scimmia.

Non succederà niente? Boh. Sarebbe spaventoso far finta che è stato tutto normale. Perchè tutto questo non può rimanere impunito, o senza conseguenze. Milioni di appassionati di calcio – stasera non c’è bandiera che tenga, la questione è squisitamente e clamorosamente generale – vanno informati adeguatamente sulla genesi delle varie decisioni arbitrali che hanno punteggiato dal primo all’ultimo minuto Fiorentina-Inter. Punteggiato, condizionato, deciso, stravolto Fiorentina-Inter. La storia di questa partita non va lasciata cadere nel solito dimenticatoio: non lo merita il calcio, non lo merita lo sport. Che non lo meritasse l’Inter è solo un piccolo particolare, benchè per noi terribilmente importante.

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