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Dicembre 27, 2018
di settore
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Mi fate schifo

Non volevo scrivere niente di questa robaccia  pre-durante-e-post Inter-Napoli – per enorme e insopportabile frustrazione, più che altro -, ma leggo che il presidente federale dice che, dopo lunghe riflessioni, si è deciso di far giocare regolarmente la serie A (davvero c’era qualcuno che aveva pensato di sospendere il campionato per la morte di un pluri-Daspo vittima della sua stessa violenza? No, davvero??), e leggo che il ministro degli Interni ha twittato che “a inizio anno convocherò al Viminale i responsabili di tifoserie e società di serie A e B, affinché gli stadi e i dintorni tornino a essere un luogo di divertimento e non di violenza. Vedremo di fare quello che non sono riusciti a fare altri”. E dimmi, Matteo, di preciso, che cazzo hai fatto di recente, a parte abbracciare e baciare come fosse tuo fratello uno dei peggiori capi ultrà dell’emisfero boreale, vantandotene come un bambino dell’asilo?

Ogni volta che le cose ti sembrano minimamente cambiate, in questo assurdo minuetto che è il calcio italiano fai un enorme passo indietro dopo averne fatto qualcuno in avanti, impercettibile ma che ti aveva aperto un pochino il cuore. Pensi che cose come quelle accadute ieri prima di Inter-Napoli non possano più accadere, tanto meno a Milano, e invece accadono, a Milano. Dico la prima delle pessime cose che sto per scrivere (e che è solo una selezione delle pessime cose che mi verrebbero realmente da dire): del “tifoso” morto non me ne frega niente. Non doveva essere lì, non doveva fare quello che ha fatto, insieme ad altri che sperino paghino tutto e fino in fondo. Basta con le mezze misure, le mezze parole, basta con questo ipocrita e schifoso meccanismo autoassolutivo che riguarda le cose da stadio. Basta. IO sono un tifoso, non loro. IO e le migliaia di altri come me  che allo stadio vanno a vedere la partita e a prendere cornetti Algida mezzi sciolti o caffè Borghetti a prezzi da strozzo. A me dei neonazisti che vanno in giro con coltelli e mazze ferrate non me ne frega un cazzo. Morite? Beh, diciamo un’altra pessima cosa: ve la siete andata a cercare.

Della delinquenza comune e squadrista fuori dallo stadio non c’è molto altro da dire. Non mi ha fatto impressione la morte, con quella dinamica, in quello scenario: (dico un’altra pessima cosa) cinicamente, sì, ci può stare. Del resto a me non capiterà mai di morire mentre assalto una carovana di tifosi di opposta fazione. Mi ha fatto solo impressione “via Novara”, perchè quando vado a San Siro parcheggio all’ospedale San Carlo e via Novara l’attraverso due volte. Fine dell’impressione, contento di non essere stato lì.

Due giornate a porte chiuse? Un’enorme cazzata, un’immane cazzata concettuale. IO, e con me altre decine di migliaia di tifosi, non ho fatto nulla. NOI non abbiamo fato nulla, e NOI, noi, siamo i veri tifosi. Non quelli che fanno agguati in via Novara, quelli che puncicano, quelli che ululano ai neri e si divertono un casino. NOI, non loro. E NOI dobbiamo stare a casa? L’amico di Blood & Honour fa il fenomeno, qualche centinaio di subumani fa uh-uh-uh e alla fine pagano bambini, pensionati, ragionieri, sciure? IO? Complimenti, bravi, viva il calcio, quello pulito. Si poteva chiudere solo la curva, che sarebbe stato comunque un provvedimento esagerato – la curva è mica solo merda, per carità, ci sono anche zuzzurelloni come me che vanno solo a fare il tifo per l’Inter e io gli sono grato perchè urlano e cantano più di me -. Ma l’avrei accettato di più, da tifosotto. Del resto, per me gli stadi potrebbero essere solo due rettilinei di spalti paralleli: se al posto delle curve ci fossero solo due voragini, non piangerei.

E veniamo agli ululati. Dai, sì, ditemelo ancora: volete essere liberi di insultare, certo, ok, “se Koulibaly è nero non lo posso insultare?” Certo, amico mio, certo, ma provo a spiegartelo con parole povere: se urli “Koulibaly, fai schifo, impara a giocare, tua sorella è una donna facile” è un insulto, se invece fai il verso della scimmia a un giocatore nero, amore mio, questo è razzismo, il più puro, tradizionale, atavico, schifoso, putrescente modello elementare di razzismo. Piantiamola, davvero, con questi distinguo da terza media. Il razzismo è sdoganato, tranquilli, i razzisti sono al governo qui come in buona parte del mondo. Sei razzista? E allora dillo, Cristo, dillo e non mi rompere il cazzo. Sii razzista, dichiaralo, nessuno ti dirà nulla, anzi, in certi consessi farai pure bella figura. Sii razzista senza raccontarmi delle storielle penose – una volta, i razzisti veri avevano le palle -. Il problema è che questo razzismo, come dire, è “normato”, e se c’è da sanzionare si sanziona, se c’è da pagare si paga. Tu fai uh-uh-uh, la tua squadra giocherà due giornate a porte chiuse e tre senza curva e per te, amico razzista – che sai che funziona così -, per te è tutto normale, per te va bene, ti senti contento, ti senti la vera vittima di questo sistema che punisce il razzismo e non quel pezzo di merda che ti ha venduto un biglietto a dieci volte il suo prezzo? Chi è il vero tifoso dell’Inter tra noi due, amico uh-uh? Fate pace con il vostro cervello, state a casa qualche domenica, andate al centro commerciale, tagliate le siepi, guardare la D’Urso, giocate alla playstation, fate una passeggiata con i figli, andate all’Ikea con la moglie. Queste sono le vere pene che dovrete patire, nazistelli dell’Illinois.

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