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dicembre 24, 2017
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Vi ricordavate che dovevamo morire?

Cioè, guarda la sfiga: non ti vanno a togliere la pausa natalizia proprio nell’unico anno in cui ne avresti avuto bisogno come la crema di mascarpone sul panettone? Naturalmente, fino alla scorsa stagione abbiamo detto il peggio possibile delle lunghe vacanze natalizie del nostro calcio. Vinci prima di Natale? Ecco, adesso ‘sta cazzo di pausa ci toglie il ritmo. Perdi prima di Natale? Ecco, invece di rimediare velocemente alla sconfitta se ne vanno tutti alle Maldive e buonanotte al secchio. Fai cagare e perdi i pezzi prima di Natale (è la storia di queste ore)? Ecco, nel periodo in cui fino a un anno fa avremmo quantomeno potuto ricaricare le pile, ti aspettano nel giro di dieci giorni Milan, Lazio e Fiorentina. Ovvero: derby dentro-fuori di Coppa Italia con i cugini che stanno molto peggio di te e, arrivati al fondo del barile, non possono che fare meglio (anche se è difficile immaginare come); match-spareggio per il quarto posto nel tuo momento peggiore con avversari non impeccabili ma certamente più sereni davanti alla prospettiva di un insperato sorpasso; prima di ritorno su campo tradizionalmente ostico e avaro. Poi, dopo una pausa per non ho capito bene cosa, ci sarà la Roma.

No, prima che mi dimentichi: Buon Natale a tutti.

Dicevamo: ognuno di noi aveva ben presente che prima o poi si doveva morire, un po’ perché ce lo auguravano tutti (vabbe’, ci sta) e un po’ perchè ce le ricordavamo spesso anche tra di noi, come i frati trappisti, incontrandoci agli angoli dei chiostri ogni volta che la serie positiva si allungava di uno. Diciamo che, se quattro indizi fanno una prova (Juve, Pordenone, Udinese, Sassuolo: quattro partite, un gol), il momento magico è ampiamente finito e, senza isterismi (in fondo siamo ancora terzi), bisogna provare a riordinare le idee e fare un po’ di training autogeno, oltre che rimettere in piedi la baracca (leggasi: quei quattro o cinque che improvvisamente si sono afflosciati su se stessi) senza per forza attenderci un altro momento magico, ma un concreto cammino verso il nostro unico obiettivo.

Vabbe’, lasciamo da parte la grottesca serata col Pordenone, ma nelle tre partite prenatalize di campionato abbiamo fatto un punto, tra l’altro in quella più difficile, in cui probabilmente abbiamo speso le ultime riserve di quella energia mentale che ci aveva trascinato fin lassù. Tre partite, un punto, un gol: Juve e Napoli ne hanno fatti sette, Roma e Lazio quattro. Ergo, in tre partite abbiamo perso sei punti da Juve e Napoli, tre da Roma e Lazio.

E sono proprio i tre punti persi da Roma e Lazio che fanno tremendamente girare i coglioni, oltre che preoccupare per il futuro. Persi con Udinese e Sassuolo. Persi alla vigilia degli scontri diretti, che sono quelli veri, quelli decisivi (perchè Napoli e Juve possiamo già darli per persi, e il campionato ce lo giochiamo sicuramente con le romane).

Serviva una pausa e non ci sarà. Siamo soli con noi stessi. Del tipo: con Miranda e D’Ambrosio che staranno fuori un mese, con Perisic in crollo fisico verticale, con Candreva che mira direttamente alla sagoma, con Icardi che in tre partite avrà visto quattro palloni, con il centrocampo non brillantissimo (per dire). Quello zuzzurellone di Brozo ci suggerisce l’immagine più nitida: come lui, noi che rincorriamo l’avversario senza morderlo, ci fermiamo per lasciarlo ripartire,  scuotiamo la testa, non lo prendiamo più.

Doveva capitare, prima o poi, sennò non si perdeva mai, sennò era scudetto, e onestamente non siamo attrezzati. Ora però bisogna metterci una pezza: in questo campionato a cinque, tutto possiamo fare tranne arrivare quinti. Ricordati che puoi arrivare quinto, fratello: lo dicevano anche i frati trappisti prima del torneo conventuale di scala 40.

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