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novembre 27, 2017
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Il fallo di Perisic e le nasate a Roberto Spada

Chissà se l’uso alquanto bizzarro del Var e, più in generale, del buon senso in Udinese-Napoli e Lazio-Fiorentina avrà ricondotto la grottesca discussione sul fallo-non-fallo di Perisic in Cagliari-Inter a un simpatico momento lisergico del sabato sera. No, perchè tra Udine, dove al Napoli viene dato un rigore random senza avere ben capito chi sgambetta chi (resta in piedi anche l’affascinante ipotesi di uno sgambetto incestuoso), e Roma, dove alla Lazio viene dato allo scadere un rigore contro in circostanze tipo film di Bud Spencer e Terence Hill, è andato in scena una sorta di tentativo di buttare il Var in vacca, e dovremmo tutti ringraziare De Rossi se invece questo simpatico strumento mantiene il suo appeal e la sua stringente necessarietà: quella di poter rivedere un’azione e decidere altrimenti se la si è vista male, punto.

All’Inter, che in tema arbitrale è da sempre un’apripista (passiva, spesso), è invece toccata in sorte la sera prima una nuova modalità del Var: il terzo tempo. Mi spiego: il primo tempo è l’azione che vede l’arbitro in campo, il secondo tempo è l’azione che l’addetto al Var vede nel suo salottino e che quindi l’arbitro rivede al monitor, il terzo tempo (per fortuna ininfluente sul risultato, ma molto influente sui cervelli più deboli e sui fegati più compromessi) è l’azione vista e reinterpretata in tv da ex giocatori di serie A ed ex arbitri di serie A che – al settecentesimo moviolone ingrandito col telescopio ottico – con personalissime opinioni smentite dalla stesse immagini che scorrono dietro il loro crapone pretendono di dimostrare che a) hanno ragione loro, fidatevi, b)  il Var ha le sue falle e c) il 99% delle persone non capisce un cazzo mentre loro sì.

Ora, io posso tranquillamente accettare che un esperto (disponendo di un tempo infinitamente superiore a quello di un arbitro e del Var stesso) cerchi di chiarire chi ha atterrato Maggio – l’avversario, il fuoco amico, poltergeist – o se la gamba dello stuntman viola è davvero arrivata prima del piedone laziale. Ci sta. Ma non posso accettare che di fronte alla solarità di un’azione o di un gesto vengano avanzate in diretta tv della ipotesi alternative, in quella che un tempo Paolo Rossi avrebbe definito la negacion de la evidencia.

A Cagliari Pairetto jr si ferma 30 secondi davanti al monitor: 25 secondi in attesa che arrivino le immagini (forse è il caso di sostituire i vecchi Telefunken) e 5 secondi, forse meno, per guardare un’altra volta l’unica cosa che gli interessa: dove inizia e dove finisce il salto di Perisic. Perchè poteva anche darsi che Ivanone nostro si fosse tuffato a bomba nell’area piccola, o fosse piombato sugli avversari volando come Bruce Lee in “L’urlo di Chen terrorizza Casteddu”, o che allargando indice e medio della mano destra avesse puntato ai bulbi oculari di Rafael e zac!

Invece no: Perisic, in un gesto atletico abbastanza mostruoso (alle Olimpiadi di Saint Louis sarebbe salito sul podio nel salto in alto da fermo), sale e poi scende in perpendicolare, non si sposta di un millimetro. E’ il portiere del Cagliari che si sposta, che cerca di andarlo a contrastare, com’è ovvio che sia. Ergo, tutto regolarissimo. Tranne che per l’ex arbitro che dice che la condotta di Perisic è stata “negligente”, il tutto sotto lo sguardo di compatimento di Riccardo Ferri, incredulo nel sentire tutto ciò, lui che di manate e di gomitate – date e prese – e di mischie e di colpi di testa è uno dei massimi esperti italiani.

No, perchè allora facciamo una class action e sosteniamo Roberto Spada nella sua causa per lesioni contro il giornalista Rai che lo ha colpito violentemente a nasate.

Ma vabbe’, tutto questo è già in archivio. Se si discute l’azione di Perisic (e il gol, si badi bene, del 3-1, nemmeno decisivo), vuol proprio dire che siamo diventati grandi, sempre meno barzellette, sempre meno folklore,  sempre più avversari accreditati, sempre più uccelli paduli in agguato ad altezza rettale. Ora che si è esaurito il filone aureo del culo, non sanno più come catalogarci. “Quelli che il Var”, forse. Ecco, forse. Ma se i favori arbitrali sono il salto di Periris, ragazzi, di pastasciutta ne dovete ancora mangiare.

Come vorrei che tutto questo rosicamento fosse per noi come lo spinacio per Popeye. Perchè adesso le difficoltà aumentano. Tipo che le nostre formazioni abitudinarie già domenica col Chievo – con tre titolari assenti – ce le possiamo scordare. Tipo che la nostra rosa risicata si fa risicatissima. Tipo che poi c’è la Juve. Non possiamo distrarci a festeggiare i due punti guadagnati sulla quinta. Abbiamo giusto il tempo di stringerci a coorte. Chi non salta (come Perisic) prostituto intellettuale è.

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novembre 6, 2017
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Veltroni e la variante Ciciretti

Partita veltroniana, da ripercorrere senza vergognarsi attraverso una sequela di “ma anche”. Magari non benissimo però abbiamo giocato, sì, ma anche il Toro ha giocato, eccome. Abbiamo rischiato di vincerla, ma avrebbe potuto farlo anche il Toro. L’1-1 va considerato in quest’ottica buonista: girano un po’ i coglioni ma poteva andare molto peggio, perchè altre Inter recentissime l’avrebbero persa e non è solo un modo di indorare la pillola. Il palo di Vecino sistema le statistiche del culo (8 pali a favore e 8 contro, entriamo ufficialmente in un terreno neutro, panico tra i commentatori) ed è un grande rimpianto, ma se Obi qualche minuto prima l’avesse messa da mezzo metro saremmo qui a piagnucolare e a commentare tra i singulti che moriremo tutti e arriveremo sesti se va bene.

Inter-Torino è in questo senso un pareggio perfetto, perchè l’intreccio dei “ma anche” si sovrappone alla prestazione oggettivamente buona – o non cattiva – dei nostri (uè, abbiamo vinto partite giocando molto peggio) e ti fa dire, come poche altre volte accade, che va bene così.

Quindi potresti girare pagina con il cuore quasi leggero se non ci fossero le altre. Tipo la Roma, che proprio con il turno più difficile ha fatto l’impresa (ed è sempre più in corsa per qualsiasi cosa), rimontando due punti a Napoli e Inter. Nel club delle elette-che-le-vincono-tutte, siamo l’unica squadra ad avere perso punti per due volte fuori dagli scontri diretti (prima col Bologna, ora col Toro; hanno perso due punti la Lazio con la Spal, la Juve con l’Atalanta e il Napoli, appunto, col Chievo). E’ la prima volta che due squadre scialano nella stessa giornata, e forse è un piccolo segnale che qualcosa – poco, ma tant’è – si va incrinando. Anche perchè per qualche decina di minuti ha tremato anche la Juve: la variante Ciciretti (un gol imprevisto, come le successive difficoltà a rimediare) diventa la mina vagante nel futuro delle grandi, l’unica teorica speranza di scompaginare qua e là un copione noioso.

Adesso, vabbe’, bisogna fermarsi per la Nazionale e per noi va bene così, soprattutto con Icardi sofferente e qualche uomo che se rilassa un po’ i garretti è tutta salute. Ma è un peccato per il pathos, perchè dopo 12 giornate arriva finalmente un turno veramente cazzuto e ci toccherà aspettarlo due settimane. Roma-Lazio, Napoli-Milan e Sampdoria-Juventus sono tre partite che in qualche modo potrebbero ridisegnare la classifica e noi con l’Atalanta abbiamo un incrocio meno insidioso eppure difficile lo stesso, perchè con le squadre della terra di mezzo finora è andata bene ma non benissimo. Vabbe’, nel frattempo godiamoci lo spettacolo dello spareggio mondiale: chè se si perde la Russia, ci resta davvero solo l’Inter.

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novembre 1, 2017
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Samir Handanovic nella cultura popolare

Gli interisti, distratti da dicerie invidiose (“avete un culo a capanna”) e da risultati esorbitanti (“con Nagatomo titolare state facendo più punti di Mourinho”), continuano a non rendersi del tutto conto della straordinarietà del momento che stanno vivendo, invece di goderselo a nastro come un lavoratore stagionale che fa 5+1 al Superenalotto. Per dire: il fallo da rigore di Handanovic. Ecco, è stato subito – e assai superficialmente – catalogato come “immane cazzata”, e il nostro portierone (che ci ha salvato il culo un tot di volte negli ultimi due mesi e mezzo) come “zuzzurellone borderline sopravvalutato”. Eppure il gesto atletico, tecnico e (diciamolo) criminale di Handanovic sul povero Cerci, che ha costretto l’establishment calcistico a far ricorso al Var (“no, ditemi che quello che ho visto è vero”), è invece un commovente omaggio ai grandi del passato e nel contempo un ponte lanciato verso il futuro. Insomma: non avete capito un cazzo, e ve lo spiego.

Stile libero

Hando Samiranovic, zio materno di Samir Handanovic, fu campione di nuoto under 15 jugoslavo. Nel Dna del nipote c’è probabilmente qualcosa che rimanda al tuffo come concetto globale. Da sempre Samir si tuffa, a caccia di palloni, e ha fatto molta più carriera dello zio, che si è ritirato 19enne dalle competizioni perchè risultato positivo alla birra. Samir invece ha proseguito la sua personale e spasmodica caccia alle sfere di cuoio e, più in generale, alle figure in movimento.

La rivalutazione del frisbee

Nel momento in cui il Cio promuove a sport i videogiochi da Fifa 2018 al Tetris, il frisbee rischia di venir declassato a gioco antiquario, tipo il tamburello. E invece guardate con quale appassionato trasporto Samir Handanovic ha voluto rendere omaggio a una dei movimenti più spettacolari del frisbee. La Fif (Federation International de Frisbee) ha annunciato di voler insignire il portiere dell’Inter della tessera onoraria di ambasciatore del frisbee nel Sud Europa.

Il rugby sloveno

La nazionale di rugby a XV della Slovenia rappresenta il proprio paese nelle competizioni di rugby internazionali.
È attualmente inserita nella terza fascia del ranking mondiale, non ha mai partecipato alla coppa del mondo, ma partecipa regolarmente al Campionato europeo per Nazioni di Rugby, dove è attualmente inserita nella 2ª divisione poule B. Riassumendo: fa ca-ca-re. Il ct sloveno, dopo Verona-Inter, ha informalmente contattato Ausilio per sapere se Handanovic sarà libero durante le vacanze di Natale: lo convocherebbe per l’atteso test match contro Andorra.

L’insostenibilità dello streaking

Per dire: c’è chi non sopporta i fascisti, chi i parenti della moglie, chi le zanzare, chi il free jazz punk inglese.  Handanovic non sopporta lo streaking, ma proprio per niente, retaggio di un un giorno in cui da piccolo stava guardando in tv Olympia Lubiana-Mendrisio di Mitropa cup, che fu sospesa per colpa di un invasore di campo senza mutande. Come in una scena di “Vedo nudo” con Manfredi, il nostro Samir ha avuto un’apparizione – Cerci come mamma l’ha fatto – e il resto è venuto da sè.

Hip Hop Hand

Nelle strade di Lubiana non si parla d’altro: generazioni di portieri sloveni già da tempo si ispirano ad Handanovic, ma il suo fallo su Cerci entra di diritto nella cultura popolare e artistica del simpatico e vezzoso Paese ex jugoslavo. Durante il festival di break dance “La bella Lubjana”, uno studente 16enne dell’Itis ha voluto omaggiarlo con la “Samira”, nuova figura che si esprime con un tuffo, una girata su un braccio solo e una lussazione dell’omero.

Klarkus Kentanovic

Sempre nella cultura popolare slovena – e qui l’omaggio di Handanovic è davvero manifesto – si è ritagliato un suo piccolo ma significativo ruolo SuperFrika, supereroe buongustaio che neutralizza il nemico con un raggio ai trigliceridi. Quando mangia la kranjska klobasa, la tipica salsiccia slovena a base di carne di maiale speziata, il placido Klarkus Kentanovic – nella vita, impiegato all’Esatri – si trasforma in SuperFrika e parte per una nuova affascinante avventura.

Andrejevic “The Giant”

In una rara immagine di una trentina di anni fa, il campione sloveno di wrestling Andrejevic “The Giant” Bulimovic viene sollevato di peso dal campione croato Dragan “Hulk” Hoganovic durante un combattimento allestito nel parcheggio dell’Auchan di Lubiana. Il gesto atletico delle due icone del catch balcanico ha sicuramente impressionato il piccolo Samir, che ogni tanto prova a replicarlo con successo in allenamento e, talvolta, nei posticipi del lunedì.

La successione di De Gayardon

Come passa il tempo: nel 2018 si celebreranno i vent’anni dalla scomparsa di Patrick de Gayardon, il leggendario paracadutista francese che inventò il volo libero con la tuta alare. Vent’anni trascorsi invano alla ricerca di un vero successore, dopo che il ritiro dal calcio di Pippo Inzaghi ha tolto di scena uno dei possibili eredi. Handanovic ha aperto a Verona un nuovo scenario, e il mondo gliene è grato: il volo, forse, può riprendere.

Il movimento Handanovic

E’ bastato un posticipo di serie A perchè nelle palestre di mezza Europa si diffondesse la nuova moda: il movimento Handanovic, ormai straconsigliato dai personal trainer. Il movimento si compone di tre fasi: tuffo di pancia su un tappetino cone se non ci fosse un domani (ottimo per rafforzare gli addominali), allungamento (utile per i dorsali), inarcamento (specifico per il quadrato dei lombi). In alcune palestre si esegue con accompagnamento musicale, fino al ricovero in Ortopedia.

L’imitazione del Mancio

A Roberto Mancini il nostro Samir deve molto, in termini di stima, di insegnamento e di ispirazione. Non potendo segnare gol di tacco nè pettinarsi con quella chioma sale e pepe che attizza le donna di mezza Europa, Handanovic ha voluto citare Mancini in campo con una delle sue imprese meno note ma di grande impatto scenico. Quel plastico volo del Mancio, colpito in faccia da una pallonata scagliata da Andreolli (il tiro più preciso di un’intera carriera), rimane un gesto di rara eleganza nella sua drammaticità. Samir ha saputo replicarlo solo in parte, ma ha molto tempo davanti per riprovarci.

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