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ottobre 22, 2017
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L’Inter, Nathaniel Creswick e il rosicone medio

vecino

Allora, ricapitoliamo: come abbiamo rubato stavolta? Pali a favore (nuova statistica inaugurata con e per l’Inter: i pali a favore, mmmh) proprio no, culo a favore nella norma, gioco di merda meno del solito: panico tra opinionisti e rosiconi. Arriviamo dunque al “se non c’era Handanovic”, cugino di primo grado del “se non c’era Icardi” di una settimana prima: che sotto un certo punto di vista è vero, ovviamente, ma sotto un altro diventa una considerazione vagamente grottesca. Cioè, tutto sommato giocare con un portiere e un centravanti, regolarmente tesserati e pagati e coperti con i versamenti previdenziali, è un diritto che non si nega a nessuno. Certo, se poi uno ce li ha buoni e/o particolarmente in forma è un problema per gli altri. Ma funziona così da quando il 24 ottobre 1857 a Sheffield Nathaniel Creswick fondò la prima squadra di calcio della storia (l’ho letto su Wikipedia 30 secondi fa gugolando “Calcio (giuoco)”).

Dunque, resta la questione fresca di giornata: l’Inter ha fatto catenaccio e si è portata a casa il suo bel culo intatto, bella forza, siamo capaci anche noi.

Certo, opinionisti e rosiconi avrebbero preferito un bel 4-2-4 tipo quello di Ventura in Spagna, e beh, ovvio, sarebbe stata tutt’altra partita (per il Napoli e per i rosiconi, savasandìr). O si poteva fare un po’ di turn over in difesa e lasciar fuori, per dire, Skriniar e Handanovic per risparmiarli in vista della Samp. Anche perchè, diciamocelo, è dai tempi di Nathaniel Creswick che se la squadra 1 va a fare visita a una squadra 2 che è a punteggio pieno e segna in media 3 gol a partita, la squadra 1 se ne fotte e si affida al Fato per evitare di caricarsi di eccessive sovrastrutture tecniche, tattiche ed esistenziali. Eggià.

Ora, nello scenario dell’opinionista, del rosicone e dell’opinionista-rosicone si apre uno squarcio inquietante. Perchè è apparso evidente anche al più lisergico degli anti-interisti che lo 0-0 di Napoli ha portato con sè alcune valutazioni oggettivamente difficili da scalfire. A Roma l’avevamo sfangata con un culo soprannaturale, col Milan se non ci fosse stato Icardi avremmo perso 0-2 (calcolo matematico ottenuto sottraendo i gol segnati da Icardi al risultato omologato dalla Figc), ma col Napoli tutta Italia ha assistito allo spettacolo – invero preoccupante – di una squadra che senza sottrarsi al ritmo del Napoli ci ha giocato agonisticamente alla pari, che avrà anche alzato un muro ma ha tirato 11 volte in porta e battuto 7 corner. Un’Inter con poche amnesie e palle costantemente sguainate, ribaltando uno schema che a fasi alterne ci ammorba da anni. Un’Inter molto squadra, come non è mai stata in tempi recenti, al netto delle sue tante imperfezioni, per merito di un allenatore che ha avuto un impatto formidabile sulle abitudini e sulle predisposizioni delle nostre mammolette nere e blu.

E’ chiaro che nessun interista, spossato da sette anni post-Triplete che avrebbero sfiancato anche un facocero innamorato, metterebbe oggi – anche oggi – una mano sul fuoco per questa Inter così dichiaratamente fuzzy, ma forse per trascorrere qualche oretta senz’ansia possiamo limitarci a leggere le cifre di queste prime nove partite, cioè praticamente un quarto di campionato: siamo imbattuti, abbiamo la miglior difesa, abbiamo fatto 7 punti in 3 scontri diretti, abbiamo fatto 4 punti in due delle tre trasferte più difficili del campionato.

Questo cosa vuol dire? In linea generale, poco o nulla. Arrivare nelle prime quattro continua a rimanere un obiettivo ampiamente a rischio, perchè mancano giusto quelle 29 partite da giocare e perchè le altre non stanno lì a guardarsi allo specchio. La Roma ha vinto le ultime 11 trasferte consecutive, anche la Lazio in questo campionato è a 4 su 4… due esempi poco casuali per dire che sono cazzi, concetto un po’ rude ma che speriamo Spalletti faccia passare nel segreto degli spogliatoi e della sala mensa.

Per noi, invece, questo secondo posto vuol dire tanto. L’accoppiata culo-brutto gioco ci aveva servito su un piatto d’argento il paragone con l’Inter del Mancini-2, quella che andò in fuga prima di Natale e poi, a conferma di un andazzo superiore alle proprie possibilità, crollo a metà strada e terminò maluccio. Ma le ultime due partite (la tenacia di inseguire fino all’ultimo la vittoria col Milan, l’elevatissima densità complessiva dimostrata con il Napoli) ci proiettano in una nuova dimensione, dove i valori intrinseci possono contare anche di più di quelli tecnici tout court. Da qua alla Juve, il prossimo esamone epocale, ci sono partite che non possiamo sbagliare, a cominciare dalla Samp martedì, la Samp – touch your balls – con cui l’anno scorso iniziò la fine. Il rosicamento che si sente attorno è quasi meglio del rumore dei nemici.

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