Settore Inter blog

Il sito non ufficiale dell'interismo moderno

giugno 9, 2017
di settore
602 commenti

Il G7 del Gufo Real(e)

“Tutti a casa mia il 3 giugno, tenetevi pronti. Prendete le ferie. Nel caso, licenziatevi. Avvertite già ora mogli e fidanzate. Nel caso, lasciatele. Non si accettano scuse”.

La convocazione per la gufata delle gufate, in vista del possibile Triplete della gufata estrema (dopo Juve-Benfica, 2014, eliminazione in semifinale di Europa League con finale prevista a Torino, e Juve-Barcellona, finale Champions League, Berlino 2015, cui si aggiunge come gufata interlocutoria la magica notte dei supplementari col Bayern), era stata fatta in netto anticipo, praticamente al pranzo natalizio del Clan dell’Asado 2.0, quando dopo i sorteggi degli ottavi era ormai chiaro a tutti che la Juve culattona sarebbe andata in finale senza colpo ferire. Nel frattempo si erano via via dissolte le speranze che qualcosa o qualcuno complicasse il campionato dei gobbi, così come erano durate una decina di minuti – confermando la tesi della sostanziale inutilità intrinseca delle squadre romane – le speranze che la Lazio li inculasse in Coppa Italia, vanificando almeno il Triplete.

Per cui, quasi sei mesi dopo quella convocazione fatta un po’ così, confidando intimamente che potesse non servire, il 3 giugno 2017 sei interisti coi i nervi a pezzi da altrettante diverse località della Lombardia prendono la via della casa del Barone, a cui si uniscono alla spicciolata formando una inedita formazione a sette.

“Siamo il G7 della gufata”

dice il padrone di casa fingendo ottimismo durante una frugale apericena, durante la quale i sette gufi in realtà già si ammazzano di scaramanzie.

“Scusa, due anni fa quante fette di salame avevi mangiato?”

“Otto o nove. Solo che adesso ho 349 di colesterolo e quindi preferirei…”

“Ma ti sembra il caso di formalizzarti per minchiate del genere? Qui si fa lo Storia o si muore”

“Giusto”, dice il gufo deglutendo una fetta di salame intera.

Il Barone intanto ci mostra con l’entusiasmo di un bambino perfettamente pettinato l’armamentario acquistato il giorno prima a Grazzano Visconti (Pc) al celeberrimo Festival dei Gufi, probabilmente accendendo in loco un mutuo Findomestic:

  • numero indefinito di birre artigianali 33 cl con gufo nell’etichetta
  • sottobicchieri per predette birre con il motto “bevi come un gufo”
  • decalcomanie di gufi appollaiati per l’auto
  • pigiama in seta con gufo cucito sulla patta
  • gufo artigianale scolpito in marmo di Carrara e dipinto a mano del peso di 70 kg

Il detto statuario gufo viene posizionato di fianco al televisore, a sua volta posizionato in terrazzo con emiciclo di sedie e divanetti a simulare la curva di uno stadio.

Verso le 20.15 il padrone di casa si presenta con sette birre e convoca tutti davanti al televisore per il rito della gufata. Al suono dell’inno del Madrid, uniamo al cielo le sette birre cantando in spagnolo:

“Madrid Madrid Madrid
¡Hala madrid!
Y nada más
Y nada más
¡Hala madrid!”

Un vicino di casa chiama i carabinieri, senza successo. Uno dei gufi, con le lacrime per la commozione, fa notare:

“La birra è un po’ calda”

“Riportiamola in frigo”

Quattro rampe di scale a scendere, quattro a salire.

“Sete! Le birre!”

“Vamonos!”

Quattro rampe di scale a scendere, quattro a salire.

“Eccole!”

“Ancora un po’ caldine!”

“Riportiamole in frigo!”

La scena si ripete sei volte in dieci minuti, dopo i quali due gufi avvertono i primi classici sintomi dell’infarto al miocardio. Alle 20.40 finalmente beviamo.

“Avete notato?”, faccio io per stemperare la tensione mentre a Cardiff organizzano una specie di Festivalbar prepartita.

“No”, fanno gli altri sei, di cui uno ruttando.

“Il ramo artigianale su cui è appollaiato il gufo artigianale”, dico io.

“Eh”, fanno gli altri sei macerati dalla tensione mentre cercano di leggere le formazioni.

“Guardate bene. E’ un evidente simbolo fallico”, dico io.

“Uh”, fanno gli altri sei.

“Cioè, è un cazzo! Capite? Cazzo. C-A-Z-Z-O”

“Cazzo dici?” mi fa uno dei sei.

“Non capite un cazzo”, faccio io.

“Che cazzo dovremmo capire, cazzo?”, fa un altro, in un’ormai insopportabile loop della parola cazzo.

“Ma è un evidente messaggio subliminale, dai! Tipo quelli che inseriscono nei film della Disney tra un fotogramma e l’altro, massì, non sapete proprio niente… oppure simboli fallici manifesti, dai, tipo la rupe del Re Leone che se la guardi bene è un enorme cazzo e le mamme al cinema si eccitano ed escono dalla sala e comperano il triplo dei pop corn che avrebbero voluto e…”

“Ora però basta, cazzo! Sta iniziando”, dice uno degli altri sei

“Cazzo, inizia! Cazzo!”, conferma un altro

“Ecco – dico io – vedete che il cazzo vi ha già suggestionato e…”

“Basta con quelle scritte in sovrimpressione, basta, BASTA!”. A., in piena trance agononistica, se la prende con Mediaset Premium: la partita è iniziata da soli 10 secondi e il clima è insopportabile. In più, nei primi minuti la Juve se la prende con il Real e sul terrazzo cala un preoccupato silenzio.

“E’ finita, è finita, argh!” fa uno dei gufi già in crisi nervosa, valutando il posto migliore del terrazzo da cui buttarsi senza speranza di sopravvivere. Il disfattismo sta ormai calando di brutto sull’intero terrazzo quando Cristiano Ronaldo la mette.

“Gaaaaaaaaaaaaaa”.

Sette gufi si abbracciano come bambini dell’asilo, però pesanti tipo 80 chili. Infatti io avverto una fitta all’emitorace sinistro, dove sento distintamente sbriciolarsi quattro costole, forse cinque.

Al che mi rivolgo al Barone: “Ti spiace se chiamo il 118? Non è tanto per le costole, ma vorrei essere sicuro che non ci siano perforazioni al polmone”

“No, non è previsto dal protocollo. Puoi chiamare solo dopo le 23”.

Nel mentre Mandzukic, con una rovesciata a caso, pareggia.

“Argh! E’ finita!”, piagnucola uno del G7 prefigurandosi una vita di stenti dall’indomani. Una leggera brezza spira intanto a fasi alterne nella serata oltrepadana, facendo oscillare la temperatura sul terrazzo tra i 27 e i 5 gradi. Dopo essersi tolto e rimesso la felpa per 17 volte, un gufo della tribuna laterale decide di seguire il resto della partita a torso nudo. Dopo tre minuti chiede però al padrone di casa:

“Ho un principio di assideramento e una prostatite di quarto grado. Posso andare a mingere con urgenza nel tuo bagno?”

“Solo nell’intervallo”.

“Ma mancano 20 minuti”.

“Non mi cagare il cazzo e siediti”.

La tensione si taglia con il coltello e si stempera sono nel’intervallo, quando tre o quattro gufi svuotano la vescica e altri la riempiono con una nuova birretta gufa. Le cose peraltro nella ripresa si mettono progressivamente meglio.

“Gaaaaaaaaa”

“Casemirooooo!”

“L’hanno deviataaaaaa!”

“Meglio ancoraaaaaa!”

La gufata continua in un crescendo rossiniano. Al quarto gol, stremati, esultiamo con misura. Siamo pervasi da una tranquillità innaturale che cerchiamo di trascinare fino al 90′.

“Giuro, non avrei mai detto che…”

“Cazzo, stai zitto! Non è finita! Cazzo!”

“Ma mancano due minuti e sono sotto di tre gol e…”

“Si gufa fino al triplice fischio, sant’iddio”.

Al triplice fischio, diligentemente, parte la festa. Arrivano altri gufi in pellegrinaggio da paesi limitrofi. Il terazzo di trasforma in una Terrazza Martini dalla gufata galattica. Spumante a fiumi, torte, abbracci, baci, inni alla gioia. Si torna gradatamente alla normalità. Si va a pisciare senza chiedere permesso, si parla anche d’altro.

A. batte una forchettina di plastica su un bicchiere di cristallo di Boemia del 1700.

“No, volevo dirvi che per strada un giorno ho visto Laura Barriales”.

” E quindi?”

“No, è una figa esagerata. Niente, tutto qua”.

E si mette a piangere in un angolo del terrazzo mentre noi bridiamo al Real, all’Uefa e alla prossima stagione che speriamo ricca di tante soddisfazioni.

share on facebook share on twitter