Settore Inter blog

Il sito non ufficiale dell'interismo moderno

maggio 13, 2017
di settore
894 commenti

Il marketing ai tempi del colera

abb

E’ più facile, secondo una consunta metafora, vendere un frigorifero agli esquimesi del Polo Nord, o un abbonamento alla nuova stagione dell’Inter a gente – cioè tutti noi – devastata dalle ultime sette orripilanti esibizioni, al culmine di una stagione che (fatto un meticoloso rapporto squadra/qualità/ambizioni/classifica reale) si è trasformata nel corso della primavera da “mezzo miracolo” a “peggior momento in assoluto dopo il Triplete?”

Il marketing ha le sue scadenze, indipendenti dagli sprofondi della squadra e dai suoi ammutinamenti morali, ma l’effetto di far partire la campagna abbonamenti subito dopo Genoa-Inter è stato decisamente comico. Schermata dopo schermata, un crescendo: “Rinnova e risparmia!” (sì, ma devo risparmiare proprio tanto tanto!), “I vantaggi di essere abbonato” (tipo: doverle vedere tutte?), “Abbonarsi è solo il calcio d’inizio” (magari…), “Acquista come vuoi, quando vuoi” (anche no?), fino al capolavoro d’umorismo dell’help desk: “Hai bisogno di aiuto? C’è una squadra qui per te”.

Dio mio, è terribile.

Battute a parte, il sincronismo non è stato dei migliori. E del resto è tutta una questione di tempi da rispettare. Che tu abbia battuto la Juve o perso con il Crotone, la campagna abbonamenti 2017/2018 deve pur partire. E così è stato. Con il freddo automatismo di un clic, con la noncuranza burocratica di una data fissata da chissà quanto, dopo un mese e mezzo di apocalisse l’Inter non si scusa ma rilancia: chiede ai suoi tifosi l’ennesima apertura di credito, l’ennesimo atto di sperticata fiducia.

Da un lato, verrebbe da pensare che dopo la fantastica serie Torino-Samp-Crotone-Milan-Fiorentina-Napoli-Genoa qualcuno l’abbonamento se lo sia masticato e ingoiato o l’abbia bruciato in un falò davanti a un gruppo di familiari e amici increduli. E verrebbe anche da pensare che forse, all’epoca, sarebbe stato più facile vendere vino dopo lo scandalo del metanolo, o carne dopo lo scoppio di Mucca pazza. Una sorta di marketing temerario, questa campagna abbonamenti.

Poi però succede qualcosa, e succede subito, nel giro di qualche ora. No, non prendiamo Messi. Ci limitiamo a esonerare l’allenatore – per il quinto cambio stagionale in panchina – e a ingaggiare un super ds di gruppo. E a diffondere, sollevando Pioli dall’incarico, un comunicato che termina così:

(…) La società inizierà fin da ora a lavorare in vista della prossima stagione sportiva.

Che è una frase potente, quasi rivoluzionaria, il vero claim della campagna abbonamenti. “Io mi sto preparando, è questa la novità”, cantava Dalla. Oh, anche l’Inter. Che – un’enorme novità – ci certifica che ben prima della metà di maggio sta lavorando per il futuro ormai alle porte. Al pensiero di cosa è successo lo scorso anno tra maggio e novembre, la sola prospettiva di partire con un’idea – una qualunque, purchè con contorni definiti – ci fa mettere in coda per il rinnovo, pensando che con la Samp vabbe’ può capitare, a Crotone è stato un approccio sbagliato, che la Fiorentina non è poi così male, che il Genoa era più motivato, che con il Napoli due ritocchi e siamo lì.

Perchè, anche se a volte è dura ammetterlo, lei ci fa girar come fossimo bambole. E noi sempre lì, come un mantra, a dire che l’amiamo. E ci abboniamo, cascasse il mondo o le perdessimo tutte (sì, tipo adesso).

share on facebook share on twitter

maggio 7, 2017
di settore
257 commenti

Non vi sopporto più

(…) E poi ci siamo noi che andiamo a Torino. Delle sette partite, forse la più difficile (o meno facile) tocca a noi. Ci arriviamo avendone vinte 11 delle ultime 13 e senza grandi alternative: in fondo, quella di non poter/dover fare calcoli può essere una situazione a suo modo virtuosa, se hai la giusta gradazione di palle. Appuntamento domani alle 18, l’orario più di merda che ci sia. (Venerdì 17 marzo, ore 13)

Mi verrebbe da dire “ma guarda come è stato lungimirante questo imbecille”, se non fosse che l’ho scritto io. Era la chiosa finale a un pezzo in cui dicevo che il 5-1 al Cagliari e il 7-1 all’Atalanta, a parte divertirci un tot, non erano serviti a un cazzo perchè – eccetto l’Atalanta, ovvio – avevano vinto anche tutte le altre. Il titolo del pezzo era “Se non vinci sei fottuto”. Era l’invito di un tifosotto – con un quinto posto da difendere e con qualche ulteriore prospettiva faticosa ma non impossibile, con una serie comunque strepitosa alle spalle e 10 partite ancora da giocare – a farsi poche seghe dopo due domeniche da sballo e a non mollare.

Il commento, sette giornate dopo, potrebbe ora limitarsi a un “muahahahahahaha” e bòn, chiudiamola qui, arrivederci al primo giorno di ritiro, o magari all’ultimo giorno di mercato (ecco, sì, meglio)

Ma un paio di giorni fa ho appreso da un’intervista di D’Ambrosio che proprio in quella partita lì, proprio in quel Torino-Inter di un sabato alle 18, l’Inter ha mollato. Ha mollato dopo una partita bruttarella ma che a confronto di Genoa-Inter sembrava un’esibizione degli Harlem Globetrotter. Ha mollato non dopo uno 0-5 in casa, ma dopo un 2-2 in trasferta. Ha mollato il 18 marzo quando il campionato finisce il 28 maggio. Ha mollato “perchè la Champions si è allontanata troppo”, poverini, ma c’erano ancora 27 punti in palio.

Dopo Torino, l’Inter ha fatto un punto in sei partite. Senza voler pretendere 18 punti, se solo ne avesse fatti 10, 8, anche 6 (cioè pochissimi) adesso sarebbe ancora in corsa per l’Europa League senza doversi macerare dopo ogni partita. Ma l’Inter, ci dice D’Ambrosio, aveva mollato.

L’intervista di D’Ambrosio fotografa la stagione dell’Inter meglio di qualsiasi analisi. Mi tocca anche, da tifosotto, ridurmi a pensare che noi gente normale non possiamo permetterci di mollare mai, mentre questi mammalucchi – che il più sfigato prende un milione l’anno -mollano noi (milioni di tifosi) e i datori di lavoro (che onorano contratti imbarazzanti) a due mesi dalla fine del campionato così, senza un perché. Un perchè che abbia un senso.

Al 2-2 di Torino sono seguite una partita da prenderli a sberle (Samp), una vergogna totale (Crotone), un derby regalato, una vergogna ancora più totale (Firenze), una partita da inferiori (Napoli) e infine la sconfitta con la squadra messa peggio in campionato, una squadra talmente messa male che l’allenatore una settimana fa aveva pianto in conferenza stampa confessando di non sapere più cosa fare.

Il mio solo rimpianto, oggi, è di non essere andato alla Snai. Forse anch’io, coglione tra i coglioni, speravo in un segnale. Che c’è stato, certo, in negativo, ancora in negativo: due mesi dopo averci fatto urlare al miracolo, siamo sprofondati nel ridicolo.

L’intervista di D’Ambrosio mi ha svelato quello che siamo oggi, un’accozzaglia di mezzi uomini che non sa più vincere una partita. Anzi no, peggio: che le partite – avendo mollato – non è nemmeno più interessata a vincerle.

Non sopporto più le interviste post partita di Pioli, le trovo grottesche. Non sopporto più la sufficienza (o il panico, è uguale) di giocatori come Candreva – la ferocia con cui ha calciato il rigore! – o del suo collega Perisic, cui forse basta abbozzare la solita finta di culo e il solito gioco di gambe (cui non abbocca più nessuno) per pensare di aver sfangato la giornata.

Non sopporto più la vista di Medel scherzato in difesa da chiunque, la modestia fisiologica di Eder, Gabigol che si scalda e non entra. Non sopporto più di dovermi accontentare che Kondogbia riconquisti un pallone (sulla fase 2 – farne qualcosa – resta da lavorare).

Non sopporto più la faccenda cerbiatto ma anche le finte facce da macho (Banega) o le vere facce da zuzzurellone (Brozovic). Non sopporto Nagatomo, Ansaldi e i loro cross sbilenchi (anche se il recordman dei cross di merda è Candreva, percentuale di successo 1 ogni 12 tentativi, a stare larghi). Da alcune domeniche, roba da matti, non sopporto più nemmeno Gagliardini, il nostro futuro, che meno di due mesi fa era la reicarnazione di Gerrard e adesso è un ragazzo che vaga per il campo con una scopa nel culo.

Questa per me è una pessima situazione, non mi piace scrivere queste cose nè mettere nero su bianco i miei mugugni da tifosotto frustrato. Ma è così che mi hanno ridotto, e mi sembra più nobile vomitare disappunto che mollare a 9 giornate dalla fine di un campionato.

Forza Inter. Ma non questa. Mai più questa.

share on facebook share on twitter