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settembre 22, 2016
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Fertility day: la madre dei comunicatori è sempre incinta

fertility

Oggi ho deciso di celebrare il Fertility day, quindi mi sono immedesimato in una donna in età fertile, ho preso l’opuscolo del ministero, ho guardato la copertina e mi sono detto:

“Ok, non mi drogo con i negri”.

Io lo trovo oggettivamente un buon consiglio, quello di non drogarsi prima o durante una gravidanza. E anche dopo, debbo dire. Certo, la parte inferiore della copertina, con quelle etnie così ben definite e con quel “compagni” tra virgolette, è un pochino – come dire – razzista. Leggevo poco fa sul web la reazione stizzita della Federnegri e dell’Assorasta, che si sentono discriminati dalla scelta della foto. Dietro le buoni intenzioni passano messaggi un po’ distorti, come una sostanziale differenza tra il drogarsi con un rasta o con un negro e il drogarsi con un calvo o con un bianco. Sconcerto anche in un movimento d’opinione vicino al governo – il Pd – per l’accostamento dei “compagni” con la pratica del droga party. Soddisfazione invece da Skin heads e Ku Klux Klan: “Siamo felici di vedere finalmente riconosciuti i nostri valori”.

Vabbe’, insomma, la foto sotto fa cagare ma il significato è chiaro. Ma la foto sopra?

Voglio dire: sotto ci sono la donna bianca e i suoi amici negri e cattivi che si drogano alla stagrande, e io ne colgo l’essenza intima del messaggio, cioè che debbo trombare per procreare e sostenere il sistema pensionistico del 2070, epperò non mi debbo contestualmente drogare perchè fa male. Ok, sono d’accordo.

Ma quelli sopra, cosa fanno?

Qual è il messaggio virtuoso della foto sopra? Quali sono le buone abitudini da promuovere che emergono da quella fotografia? Sotto si stanno facendo che è un piacere, ma sopra che cosa cazzo fanno di preciso quei quattro?

Io provo a interpretare, pedissequamente, attenendomi alla foto così come ho fatto con quella sotto. Non mi debbo drogare con i negri, ok, fin lì ci sono arrivato, e quindi per quanto attiene alla foto sopra debbo ritenere che siano “buone abitudine da promuovere” le seguenti cose:

sorridere

pettinarsi

essere belli

essere biondi, massimo castano chiari

frequentare fotomodelli/e

stare in vacanza

non fare un cazzo

lavarsi i denti

uscire in quattro

essere scandinavi

filo interdentale

fingere felicità

andare al mare con tre amici

scattarsi foto con gli amici al mare

scattarsi foto con gli amici al mare con il mare storto dietro

giocare il doppio misto

foursome

scambio di coppia

mettere su una cover band degli Abba

mettere su una cover band dei Ricchi e Poveri

gang bang

capire dove mette la mano la bionda

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settembre 22, 2016
di settore
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I ragazzi del ’93

icardiempoli

Non è ancora passata una settimana da Inter-Hapoel Beer Sheva. No, bisogna ricordarlo, perchè tutto assume automaticamente una dimensione diversa. Non trionfale, nè eccessivamente autoindulgente. Diversa. In sei giorni siamo riemersi dallo sprofondo battendo la Juve a San Siro (certo, nella partita più brutta degli ultimi 30 anni, come si è premurato di ribadire Allegri anche stasera) (contento lui, ma a occhio dev’essere il culo che brucia) e poi l’Empoli in trasferta con i seguenti miglioramenti rispetto alle prime quattro partite di campionato (più la spaventosa Europa League): non siamo andati in svantaggio; abbiamo segnato nel primo tempo; non abbiamo subito gol.

Il miglior commento a questa partita l’ha fatto De Boer, un giorno prima che si disputasse: “Prima della Juve mi davate per morto, dopo la Juve mi avete chiesto se possiamo vincere lo scudetto… Io dico solo che il campionato è lungo e il campionato si vince con le piccole squadre”. Tenendo conto che il Chievo è terzo e il Palermo ha espugnato Bergamo, il nostro campionato con le piccole (Pescara, Juventus ed Empoli) per ora segna nove punti in tre partite, e quindi va bene così.

Aver risolto la partita in 17 minuti è un ulteriore upgrade per una squadra che finora aveva dovuto rimediare ampiamente in corsa. Quanto al fatto che siamo Icardi-dipendenti, non vedo il problema: segna sempre lui, ci pensa lui, risolve lui? E allora? Si sta verificando il rarissimo caso di uno che, dopo aver ridiscusso lo stipendio, giustifica in tempo reale l’aumento. Noi non ci possiamo lamentare. Forse gli altri sì.

Mancava Banega, ma c’era Joao Mario. Un altro che sta giustificando l’investimento senza effetti speciali ma con una disinvoltura che conquista. Ho rivisto 118 volte il video del replay del secondo gol: due ragazzi del ’93 che intercettano palla a metacampo e la recapitano in porta in due secondi. Così bello, potente e denso di emozioni che quasi lo caricherei su YouPorn.

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