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agosto 8, 2016
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De minestrarum riscaldamentibus

comunicato

Questo pezzo l’ho scritto per Il Nero e l’Azzurro

Otto minuti dopo la pubblicazione del comunicato ufficiale della società (ore 11.29), il palinsesto odierno di Inter Channel (ore 11.37) già copriva sul sito la notizia della risoluzione consensuale del contratto con Roberto Mancini, che poco più tardi (ore 12.01) con l’ufficializzazione dei gironi della Primavera diventava la terza notizia della mattinata. And so on, stasera ne avrà davanti venti e domani sarà già passato remoto. Le cose sul web corrono fin troppo veloci, lo sappiamo bene, ma questa mezzoretta di news dà involontariamente l’idea del passo burocratico – più ancora che freddo, come sono sempre questi addii – appena compiuto dall’Inter nel bel mezzo dell’estate e a tredici giorni dall’inizio del campionato. Un passo dovuto – un passo normale -, la messa per iscritto di un evento ormai scontato e indifferibile.

Il Mancini Due è durato venti mesi e – era ormai chiaro – non poteva durare un giorno di più. Venti mesi di un nastro che riavvolgeremmo tutti volentieri, Mancio compreso, perchè a parte l’irreale autunno scorso (quello della capolista che vinceva sempre 1-0 giocando di merda e quindi evviva!), non è che ci si sia divertiti molto. E al netto delle rivoluzioni societarie e delle scorie mazzarriane, il Mancini Due è stato quel che è stato. Soprattutto (e purtroppo) la prova che forse sarebbe meglio non tornare mai dove si è già lavorato, tenendo a bada le pulsioni del cuore e dell’Iban. E che riscaldare le minestre, a livello culinario e non, a volte riesce e a volte no (quasi mai): o sei consapevole del riscaldamento della minestra oppure ciao, se pensavi a Cracco.

mancini

Arrivato in corsa due campionati fa, si è ritrovato con il peso delle aspettative di un nuovo presidente e di qualche milione di tifosi. Non è andata benissimo, con il gran casino di un mercato di gennaio che non ha risolto nulla. Poi la seconda stagione, intera, programmata dall’inizio alla fine, con desiderata accolte e altre no, perchè siamo pur sempre una società che vorrebbe molto ma non può (ancora) tutto, e questo prescindeva dal Mancio e dal progetto che aveva in testa. Qualche mese sopra le righe, un paio da sprofondo totale, qualche scommessa vinta e qualcuna rimandata, un bilancio finale che parla di un quarto posto (buono? boh, deludente, essendo stati in testa a metà dicembre con 4 punti di vantaggio), di un ritorno in Europa e di una solida base da cui ripartire.

“Solida base da cui ripartire”, ehm, l’ho messo io. La “solida base” di questo luglio/agosto è sì una rosa collaudata e potenziata (Banega e Candreva), ci mancherebbe, ma anche un capitano che se ne vuole andare un giorno sì e l’altro pure e un allenatore che, palesemente, non ha più voglia, non ci crede più, dice che guarda i porno in tv e che quella che ha perso 6-1 in amichevole è la miglior Inter vista finora. Che poi, ecco, è questo che possiamo contestare ferocemente al Mancio: di avere allungato un’agonia. Perchè potremmo presto renderci conto di aver perso un mese di tempo. Sempre che la prossima soluzione, quella annunciata, non sia di per se stessa una soluzione-ponte: chi avrebbe voglia di un’altra stagione così, a volere e non potere, a far finta di essere lì, ad arrendersi alla prima avversità, ad aspettare il prossimo messia?

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