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luglio 28, 2016
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La stampa pigra e le maestranze in rivolta

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Questo pezzo l’ho scritto per Il Nero e l’Azzurro, un progetto di Michele Dalai che è anche l’unica persona al mondo che mi può chiedere di scrivere da un’altra parte che non sia questa, il mio sgangherato blogghettino. Il Nero e l’Azzurro è un blog collettivo di eccelsa qualità – e belle firme – tutto sull’Inter (quindi: come potevo dirgli di no?).  E con il quale condivido un obiettivo filosofico e morale: fare dell’Inter, oltre che una passione, un genere letterario.

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D’accordo: il fatto che da giorni il nostro centravanti e capitano stia trattando con 17 società diverse e che il nostro allenatore sia una specie di dead man walking in attesa di non si sa bene cosa, ecco, riveste oggettivamente un discreto interesse giornalistico. Quindi non ci si può lamentare dell’attenzione morbosa dei media sulle nostre vicende: come dire, sta un po’ nelle cose. Certo, i 24 pezzi giornalieri su Icardi e Mancini che rimbalzano tra carta e web sono anche il simbolo della pigrizia del giornalista medio, come se tutto l’accidentato precampionato dell’Inter si racchiudesse lì, nei mal di pancia dei nostri due simpatici beniamini. Perchè c’è dell’altro, che la stampa per fortuna non sa. Vertenze contrattuali e rivendicazioni sindacali che stanno macerando l’Inter non meno dei tweet di Wanda Nara. Eccole.

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L’autista del pullman. Il caso è scoppiato poco prima della partenza del ritiro: l’autista ha chiesto un ritocco allo stipendio, minacciando di non ripartire da Brunico fino all’arrivo delle prime nevi. “Ho sopportato di tutto, addirittura Balotelli e Arnautovic, e ora dopo tanti anni credo di aver diritto a un riconoscimento” . La società ha offerto un ventilatore da cruscotto e un abbonamento al terzo anello verde, ricevendo per adesso un netto rifiuto. Nella trattativa si è inserito il Napoli: De Laurentiis ha proposto all’autista alcuni bonus (tra cui un voucher Camogli vitalizio per la sosta in autogrill) e una particina del film “Il bus chiamato desiderio”, un soft porno ambientato a Detroit.

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Il massaggiatore. “Messi e Cristiano Ronaldo si fanno ibernare dopo le partite, e io sono ancora qui con l’olio canforato”. Nello staff paramedico serpeggia il malumore e uno dei massaggiatori è sceso in stato di agitazione attuando il blocco degli straordinari: curerà solo gli infortuni muscolari dei giocatori dalla A alla L. L’Inter sta trattando su alcuni benefit (tra cui un contratto di consulenza con lo studio fisioterapico “La bella Appiano” e la conduzione del reality “CrocerossInter” nel preserale su Inter Channel), ma la situazione non si sblocca. Nella trattativa si è intanto inserito il Napoli: De Laurentiis ha proposto al massaggiatore uno scambio culturale misto con la Thailanda e una particina nel film “Massaggio a Nord Ovest”, un soft porno ambientato nel circolo polare artico.

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Il tracciatore di righe. E’ pronto alle azioni di sabotaggio più clamorose (tipo allargare le fasce fino alla sala vip) il tracciatore delle righe dello stadio, dopo che gli è stato negato un ritocco allo stipendio chiesto per compensare il danno biologico (“Non è facile lavorare per una zona del campo dove se va bene vedo Nagatomo”). L’Inter ha provato a mediare (la proposta: tracciare i vialetti del parco Sempione quando corrono le fighe) ma per ora la trattativa è in stallo totale. E peraltro si è inserito nelle ultime ore il Napoli: De Laurentiis, oltre a un corso d’aggiornamento a Wimbledon, ha offerto una particina del film “Tutto quello che avreste voluto sapere sul gesso e non avete mai osato chiedere”, un soft porno ambientato in un cantiere di Budapest.

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Lo steward del tornello. G. F., detto il Masaniello del tornello, sta guidando la protesta di un gruppo di steward che aderisce alla sigla sindacale Cobas-Tornelli. La vertenza è incentrata sul riconoscimento di lavoro usurante. Alla prima interlocutoria replica della società (“ma che cazzo, lavorate 4 ore la settimana”), G. F. ha ribattuto che a lui prima della partita piacerebbe stare con i figli e che per questo soffre molto. Nella trattativa si è inserito il Napoli: De Laurentiis ha offerto allo steward il posto da vicecapostruttura tornelli del San Paolo e una particina nel film “Al tornello davanti, in attesa tutti quanti”, un soft porno ambientato in piazzale Axum.

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Il venditore di gelati. “Il cornetto arriva sciolto all’utente finale: io non ci posso sempre mettere la faccia”. E’ partita così, con un’intervista al quotidiano on line “I scream”, la clamorosa vertenza che potrebbe bloccare il servizio di ristoro lungo gli spalti del Meazza. Il venditore (che non ha dato il nome per evitare ritorsioni) ha parlato a tutto campo dei problemi del suo lavoro: “Il rapporto con i tifosi è buono, tranne quando passo davanti a qualcuno”. In attesa di una risposta dell’Inter, che ha convocato una riunione con la Federcornetti dopo Ferragosto, il Napoli si è inserito della trattativa: offerta anche una particina nel film “La coppa della nonna”, un soft porno genere granny ambientato alla Sammontana.

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luglio 26, 2016
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Quando esce il calendario

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Questo pezzo l’ho scritto per Il Nero e l’Azzurro

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Il calendario della Serie A è quella cosa che accendi il computer, avvii l’apposito programmino, scrivi il nome di 20 squadre dentro altrettante feritoie e a un certo punto pigi “invio”. Dopo un nanosecondo su un maxischermo appaiono 19 quadrati. Ognuno contiene 10 righe di testo in cui i nomi delle 20 squadre sono accoppiati due a due, e questi accoppiamenti sono tutti diversi

(ohhhhhhhhhhhh)

e nessuno dei 19 quadrati è uguale all’altro, tipo il Sudoku. E’ una tecnica perfezionata negli anni, in tempi meno recenti affidata a un esercito di amanuensi che ci metteva tutta l’estate e, ora, a un dito indice che una sera pigia “invio” e bòn, è fatto. Il risultato, oggi come ieri, è lo stesso. Ciascuna delle squadre iscritte – l’Inter, poniamo – affronterà le altre. Tutte. E per ben due volte, una in casa e una in trasferta, per un totale di 38 partite.

Cioè, è così e basta.

Provo a spiegare. Non è possibile, per esempio, affrontare quattro volte l’Atalanta per evitare lunghe trasferte (nel senso: rinuncio a Palermo e Crotone e chiedo di andare tre volte a Bergamo, tanto più o meno sono uguali). Nè giocare con la Juve meno di due volte (accampando problemi di sicurezza o incompatibilità caratteriale: ne facciamo tre con il Toro e una con la Juve, va bene lo stesso?). O tre volte con il Milan (metti che dopo andata e ritorno serva la bella: tiro via Udine che è scomoda, per dire).

Una volta assodato tutto questo, il tifoso medio, pregno di un’infantile curiosità, procede all’esame critico del calendario. L’ordine di lettura è di solito questo: prima giornata (“vediamo dove si inizia, non vedo l’ora, wow!”), ultima giornata (“vediamo dove si organizza la festa scudetto”), partita con il Milan, partita con la Juve, stop, il resto conta quel che conta. Ma questa è la modalità easy.

Inspiegabilmente, di fronte alla fredda oggettività matematica di un calendario, a un mese dall’inizio del campionato e a 40 giorni dalla fine del mercato, con le squadre – compresa la tua – in divenire, nel bailamme intellettuale che ti coglie nel mezzo tra un’amichevole con la rappresentativa della Valsugana e una col Paris Saint Germain, nella gran parte dei tifosi si scatena la modalità hard.

Così, Chievo-Inter alla prima giornata diventa una “partenza in salita, che bastardi”. Pescara-Inter alla terza, l’11 settembre (la data non facilita le cose), “un colpo basso: chissà che caldo in riva al mare, ricordate la Coppa Davis a Maceiò?”. Inter-Juve alla quarta “l’inizio della fine, ci faranno a pezzi”. Roma-Inter alla settima “il colpo di grazia, che merde”. La serie Milan-Fiorentina-Napoli a cavallo tra novembre e dicembre “un complotto di quegli stronzi della Lega che ci vogliono far retrocedere”.

E poi: quattro soste per la Nazionale, la cui ineluttabilità – in modalità hard – viene seguita da un urlo lancinante, tipo quando Fantozzi apprende dell’improvvisa convocazione del cineforum con il film cecoslovacco sottolitolato in tedesco. E poi: due domeniche che saltano per la sosta natalizia, in virtù di un complotto pluto-cattolico che non riusciamo a scardinare.

E mentre uno (hard) mi spiega che il turno infrasettimanale a Empoli sarà logisticamente dispendioso e l’hanno fatto apposta, e l’altro (easy) che il finale sarà una passeggiata e vinceremo lo scudo con tre giornate di anticipo se non quattro, io mi tappo le orecchie e faccio la-la-la-la-la e prego intimamente che giunga in fretta in 21 agosto. Arriviamo, Chievo: non è stagione di pandoro e quindi – è l’unica certezza – giuocheremo leggeri, tiè.

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luglio 21, 2016
di settore
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Uno squalo di nome Wanda

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Questo pezzo l’ho scritto per Il Nero e L’Azzurro

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Come accade per i figli in certi inesorabili passaggi della vita (“Fa l’università? Sembra ieri che era all’asilo”), non ci siamo ben resi conto – pur avendola davanti agli occhi quasi tutti i giorni – del preciso momento in cui Wanda Nara si è trasformata da amor de mi vida a procuratrice plenipotenziaria di Maurito Icardi, il di lei marito e il di noi capitano. Sembra ieri, appunto, che faceva duke face a nastro o i selfie dal terrazzo vista stadio o le foto in sala parto, in una deriva social che un po’ ci infastidiva ma un po’ ci piaceva, se non altro perchè la Wanda è una donna di un certo livello e Maurito pure – un uomo, un calciatore, si intende – e la telenovela “Anche i Maxi piangono” aveva un suo morboso perchè.

Come ce la ricordavamo, la Wanda Nara? Faceva la moglie e anche la madre, la pin up, la biondona da area riservata, la donna navigata che svezza il suo Maurito senza influire – i numeri parlano chiaro – sul suo rendimento. Anzi, moltiplicandolo: in virtù di quella condizione virtuale e legge non scritta (si è sposato, quindi è tranquillo) che potrebbe non trovare applicazione se la moglie è una gnocca spaziale, e invece sì.

Il problema – per noi – è che Wanda non si è limitata a proporsi come procuratrice (è donna adulta, faccia ciò che vuole). Saltando alcuni passaggi formali e concettuali, si è direttamente trasformata in una versione femminile e ossigenata di Raiola. E lo ha certificato via Twitter, il suo mezzo preferito. Laddove in un tempo molto recente giravano solo foto dei suoi perizoma e di quello statuario lettone che vale il Cud di noi comuni mortali, negli ultimi giorni abbiamo assistito all’esibizione social di una novella procuratrice raiolizzata fino al midollo. Che getta sassi, nasconde mani, lancia messaggi, semina zizzania, sparge cifre e – addirittura, roba giusto concessa a gente ultrasgamata – fa il prezzo.

La questione è seria ma non grave, e va affrontata con il giusto realismo e senza isterismi da tifoso tradito. Sarebbe da sciocchi ignorare che Mauro Icardi è un giocatore che ha mercato, in tutti i sensi: lui non farebbe la minima fatica a trovarsi una nuova squadra e l’Inter ne ricaverebbe un sacco di soldi. Un uomo, una plusvalenza. O penserete di farne una uguale, senza offesa, con Nagatomo?

Che ci siano squadre che vogliono Icardi, in fondo, non serve che ce lo dica Wanda: lo immaginiamo. E immaginiamo pure che a Maurito non dispiacerebbe andare in una squadra che magari fa la Champions, e magari lo paga il doppio. Non è mica un fachiro.

Detto questo, non vorremmo che il raiolismo della procuratrice Nara avesse oltrepassato il limite di guardia già al suo primo incarico. Il ritocco al contratto, la scelta del proprio futuro, il prezzo del cartellino non li decide solo la famiglia Icardi. No, insomma: ci sarebbe anche l’Inter.

Icardi poi non è uno qualunque. E’ il capitano, è il cannoniere, è il pezzo migliore nel rapporto qualità/età/prezzo. Qualsiasi decisione lo riguardi, sarà una decisione importante. E va bene tutto, Wanda, ma non bastano quattro tweet a mettere i paletti.

Dopodiché la nuova figura professionale di Wanda – prima donna al mondo a transitare dallo stato di soubrette a quello di procuratrice di mariti calciatori – che ci piaccia o no va rispettata. L’Inter se la veda con lei, com’è giusto che sia se ha il mandato di Maurito. Ci riempiamo la bocca sulla parità e le pari opportunità, e poi storciamo il naso se Wanda si emancipa, mette il tailleur e va a trattare lo stipendio del marito? No, davvero, che brutte persone siamo?

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