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novembre 9, 2015
di settore
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L’uno a zero che impazzire il mondo fa

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E sono 12, e siamo ancora in testa, e per otto volte non abbiamo preso gol, e per sette volte abbiamo vinto 1-0, e l’Italia intera non si capacita di questa bizzarria pallonara declinata al minimalismo. Per fortuna oggi c’era Marquez ad alzare l’asticella della indignazione, altrimenti si sarebbe aperto il solito dibattito tecnico-filosofico su questa squadra che fa cagare eppure capeggia la classifica e quindi – come dire – c’è qualcosa che non va, non è possibile, non si può, le cavallette! Ecco, l’Italia si è concentrata su questa perversione – giocare poco e male, subire poco e niente, essere primi in classifica. Forse andava meglio quando le squadre rubavano o si drogavano: era più brutale ma spiegabile, non servivano grandi sforzi cerebrali, era più automatico rassegnarsi. Ottenere il massimo con il minimo invece ha un che di immateriale e di misterioso: l’uccello padulo vola basso e questo dá fastidio.

Miglior difesa, miglior rendimento in trasferta, minor numero di sconfitte, quinto peggior attacco. Tutto ciò è meraviglioso, un cocktail micidiale per gli altri che – come biasimarli? – non capiscono e si incazzano. Lasciamo scorrere, finchè dura.

Ecco, quanto durerá? E chi può dirlo? Andare a Torino a vincere, e in effetti vincere con la solita dose di ingredienti manciniani – palle, culo, cinismo, confidence – è stata una bella cosa, una missione compiuta, un obiettivo centrato perchè sí, perchè una vera alternativa non c’era e un pareggio – che a Torino ovviamente ci sta – sarebbe stato un’occasione persa.

I difetti (o perplessitá, o punti critici) di questa squadra si stanno trasformando in pregi di partita in partita. Segniamo poco? Ma vinciamo assai, vivaddio, e sulla rotonditá dell’1-0 basta andarsi a rileggere la lezione di Boskov. Cambiamo sempre formazione e modulo? Vero, ma siccome adesso la base statistica è di 12 partite sale impetuoso il sospetto che il Mancio abbia le sue porche ragioni. Una volta schiera l’Inter slava, la volta dopo schiera l’Inter con gli slavi tutti in panca e il risultato è lo stesso, 1-0, e allora viva il Mancio che – com’è noto – ne capisce più di noi, molto. Viva il Mancio che riesuma terzini mazzarriani e vince uguale. Viva il Mancio che mette in panca chiunque e poi lo scongela ad arte. Viva il Mancio che tiene tutti sulla corda.

E poi, insomma, godiamoci questo fottuto privilegio di essere capolista e poter pensare nel contempo  che – segnando poco, giocando male, eccetera – il meglio debba ancora venire, The best is yet to come. La pausa della Nazionale diluirá le sensazioni. Due altre settimane in testa senza fare un cazzo. Il rumore dei rosiconi si alza impetuoso, e navigar ci è dolce in questo truciolato.

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