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ottobre 28, 2015
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Stipsi (produrre poco, vincere di culo)

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Sintetizzando: giocato male (primo tempo,  ha detto l’Oms, da vietare a depressi e narcolettici), vinto di culo (difesa Zelig sul nostro gol, il Destro-Handa al 93′ non va così 99 volte su 100), primi in classifica (temporary, but oggettively).

Praticamente stiamo diventando un caso globale. Sul come una squadra possa avere 21 punti avendo segnato 10 gol, giocando generalmente demmerda e comunque mai più di un tempo a partita sta dividendo il mondo accademico e sportivo in mezzo mondo. Sul numero di novembre di Science uscirá un articolo di Adrian Bacon dal titolo “The art of victory playing at dick”, mentre Christopher Nolan ha annunciato che sta pensando a un film su di noi, “anche se la trama di Interstellar era molto meno complicata e quindi devo vedere”.

Ancora non sapeva, Nolan, che il quadro sarebbe diventato ancora più imperscrutabile. Non sapeva, per esempio, che giochiamo meglio in dieci. O che vinciamo le partite giocate peggio. O che abbiamo la miglior difesa del campionato che però concede almeno un’occasione colossale a partita e spesso la sfanga tipo stasera, quando il giovin attaccante più involuto d’Italia viene servito elementarmente al centro dell’area per un tiro al volo che gli viene troppo bene e – sfiga – colpisce in pieno il portiere che aveva scommesso sulla direzione giusta.

Io amo l’Inter anche per questo. Fosse finita 0-0 (risultato giusto per una partita da bassifondi del football), o 1-1 (risultato giusto se Destro l’avesse presa solo un pelo più sporca), adesso saremmo tutti qui a disperarci sul futuro, a fare una risonanza transcranica al Mancio, a pesare i 22 testicoli in campo, a valutare il tasso tecnico con l’aiuto dei numeri relativi, eccetera eccetera.

Invece siamo primi. E domani sera, comunque vada, secondi. E, probabilmente, ci prepareremo a un imminente partitone prima-seconda.

Cioé, tutto ciò è spiazzante. Ma bello. Valichiamo la decima giornata in posizione ancora molto favorevole a nutrire ambizioni. Ci aspettano 3 partite complicatissime su 4 (Roma, Torino e Napoli, l’altra è il Frosinone) e ci arriviamo non avendoci ancora capito un cazzo. Mettiamola cosí: non possiamo che migliorare. Devo averlo giá detto, sí. E nel frattempo non siamo migliorati per una sega di niente. Ma vuoi mettere? Io firmerei per altre 10 partite cosí (6 vinte, 3 pareggiate, 1 persa). Anzi, firmo subito: avete un modulo?

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ottobre 24, 2015
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Sfiga

perisic

Facciamo finta di non aver visto il primo tempo (come chi – fortunato lui – s’è abbioccato sul sofà) e passiamo direttamente al secondo (una pratica già frequente all’epoca del Mancio-1 e financo di Mourinho, giocare “davvero” solo per 45 minuti, con preferenza per i secondi).

Ecco, quindi cosa resta da dire?

Potremmo anche sforzarci e inventare qualche disamina molto profonda, tipo Bacconi davanti alla lavagna supertrendy. Oppure no, niente spremuta di meningi, e limitarsi a guardare in rapida successione il gol del Palermo – un gol di culo, un gol praticamente a sua insaputa – e, a puro  titolo di esempio,  l’azione di Guarin: tiro da fuori, deviato, il portiere sale e pepe che ci arriva lo stesso per un pelo e la tocca, traversa, fuori. Come il giochino della Settimana Enigmistica: notate delle differenze?

Io penso, serenamente – al netto del primo tempo da suicidio collettivo con l’ausilio di una setta giapponese compiacente, e al netto di un’espulsione ridicola – che difficilmente una squadra che gioca, crea, fa e disfa come l’Inter del secondo tempo non vince la partita. A noi è capitato di non vincerla, e quindi cosa facciamo? Niente, aspettiamo fiduciosi la prossima. Nella mia tabella avevo segnato 6 punti (in subordine 4) nella doppia trasferta Palermo + Bologna. Siamo già entrati nel piano B, quello del subordine. Non riesco a prendermela con nessuno, se non con una sfiga cosmica che speriamo prima o poi di recuperare, in culo a quelli che dicono che siamo una squadretta fortunata e frufru.

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ottobre 19, 2015
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La politica delle piccole cifre

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Volendo accontentarsi almeno di qualcosa, io mi accontento di essere (ri)diventato piacevolmente ingordo: rimirando la classifica dopo le partite del pomeriggio, sognavo il filotto, il bingo, l’ambo secco di una vittoria con i gobbi e di una vetta riconquistata mentre dappertutto si continua a parlare di squadre che non ci stanno davanti. E alla fine ho smadonnato a effetto domino, anche se è giusto così – un tempo ciascuno, un palo ciascuno – e si può andare a dormire con la coscienza abbastanza a posto.

La Juve al completo è più forte di quella con Padoin regista, e noi siamo stati più sfigati del Frosinone e ci siamo beccati la Juve al completo. Ma non c’è problema, non li abbiamo battuti ma abbiamo fatto un notevole upgrade rispetto ad alcuni recenti precedenti: non siamo stati inferiori, che era una sensazione insopportabile. Ce la siamo giocata, poteva andare meglio ma un pari con la Juve ci sta.

(secondo me il grado di anzianitá di una persona si misura dalla frequenza con cui usa la formula “ci sta” in relazione a una non-vittoria)

Bòn, non ho più niente da dire su questa partita. Anzi no, una cosa ci sarebbe, e si infratta dritta dritta nel filone del “Io sono io e voi non capite un cazzo”. È questa: perchè fare due cambi al 91′ quando si poteva farli mooooooolto prima, con l’obiettivo di mettere forze fresche dove più si soffriva e provare a rompere i coglioni ai gobbi e a far mangiare meno orociok ai supporter?

(Il Mancio è diabolico: dopo che ha piantato per bene i suoi paletti concettuali, alle sue pensate non è più possibile reagire con dei vaffanculo di default, ma si è tutti costretti a chiedersi “cos’è che io non capisco e invece lui sì?”)

Ricapitolando. Siamo secondi, per effetto di 5 vittorie nelle prime 5 e di due punti nelle successive tre partite (due in casa, mannaggia) che costituivano il mini-ciclo in cui si alzava l’asticella delle difficoltá. Ecco, diciamo che nel mini-ciclo Fiorentina-Samp-Juve non è che abbiamo proprio brillato, anche se a Genova abbiamo rimontato bene e con la Juve al completo abbiamo giocato alla pari. Resta l’inculata con la Fiorentina. Anomala, dice il Mancio. Anomala ma inculata, dico io. Vabbe’, punti di vista.

A essere stabilianti sono le cifre. Siamo secondi con la miglior difesa, 6 gol, di cui 4 presi nelle stessa partita (quindi cinque volte inviolati). Siamo secondi con uno dei peggiori attacchi, 8 gol, uno a partita, una miseria, solo quattro squadre peggio di noi, e tre di queste sono quartultima, penultima e ultima.

Ecco, non so cosa suggeriscano queste (piccole) cifre, ma a me suggeriscono una cosa che riguarda sempre la piacevole ingordigia di cui sopra: che possiamo migliorare. E poter migliorare dall’alto del secondo posto, come dire, è una bella cosa.

Adesso ci aspettano tre partite in otto giorni. Due trasferte – Palermo e Bologna – che una grande squadra, o almeno una squadra che se la vuole giocare, dovrebbe sapere/volere capitalizzare. E poi la Roma a San Siro. Ecco, facciamo che ci risentiamo dopo Bologna. E poi, a stretto giro, dopo Inter-Roma. Sará l’undicesima giornata, e le piccole cifre avranno un’altra fisionomia. E la fisionomia gliela dobbiamo dare noi. Solo noi.

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ottobre 5, 2015
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Il Mancese del Grillo

E’ pieno di marchesi del Grillo, nowadays. Calderoli lo ha citato alla lettera in Senato, parlando di Grasso, e Mancini lo ha di fatto evocato in conferenza stampa, parlando di se stesso: loro sono loro, e gli altri non sono un cazzo. Il Mancio è stato chiaro: si è strarotto i coglioni di gente attorno che critica le sue scelte, la sue formazioni, la sue bizzarre pensate: tutta gente – oh, ha detto proprio così – che non capisce una fava di calcio, compresi gli ex calciatori. Io, in qualitá di ex casellante, potrei al limite scrivere dei post su quanto è cara l’autostrada in Val d’Aosta, o su quanto cavolo ci stanno mettendo ad allargare il raccordo di Bereguardo. Sul centrocampo dell’Inter posso tuttalpiù esprimere un’opinione, rassegnandomi al fatto che possa essere condivisa o meno dal volgo, ma che – secondo il teorema del Mancio – è una cagata a prescindere.

No, cioè, mi ha messo in soggezione. Quindi cosa cazzo scrivo? Oppure me ne fotto: scrivo cose che so essere a perdere, o che vanno a incasellarsi direttamente tra le minchiate, e non mi offendo. Massì, farò così. Quindi ci metto il disclaimer: tutto quanto segue è frutto dell’opinione personale di uno che non è nato a Jesi, non ha il ciuffo sale e pepe con riflessi dorati e non ha mai giocato in serie A. Ergo: uno che non capisce un cazzo.

Vabbe’, senza offesa, dico che siamo tornati nella normalitá. Come concetto positivo, voglio dire. Considerato in linea teorica, un pareggio a Genova con la Samp è un risultato che ci sta. Per cui, su sette partite l’unica vera toppata resta quella di sette giorni prima, per sanguinosa che possa essere stata. A Genova, piuttosto, non mi è piaciuta l’oretta di Subbuteo a cui ho assistito: se giochi trotterellando come i trentatrè trentini, gli altri è facile che ti inculino (parere rozzo e personale, del resto faccio parte dei 59.999.999 che ci capiscono poco). L’unico che sembra avere un’idea anche atletica del calcio (del tipo: rincorro per 60 metri l’avversario senza chiedere un premio ad hoc tramite il procuratore) è Perisic, e quindi sono contento che abbia segnato.

Lassù qualcuno ci ama: non vedevo un essere umano sbagliare un gol giá fatto dai tempi del campetto, quando un mio amico tirò alto da mezzo mezzo metro a porta vuota tra lo sconcerto generale. Grazie Correa per questo dejavù. Forse l’Inter brutta e cinica delle prime cinque giornate ne avrebbe approfittato per vincere – era un segno divino, diciamolo -, mentre l’Inter brutta e cinica di oggi (diciamo così perchè non capiamo) non ha approfittato della congiuntura positivissima e il gol lo ha preso.

Comunque abbiamo rimediato e portato a Milano il culo ancora discretamente tonico. Siamo secondi, ma per il resto d’Italia siamo giá scomparsi da tutto – classifica, pronostici -, non esistiamo più – si parla solo di Fiorentina, Napoli e Roma, e di una Juventus risorta e rilanciata (io la vedo sempre a destra in classifica, ma forse non ci vedo un cazzo) – e pur non capendoci un cazzo mi sento di dire: cazzo, meglio così.

(mi scuso vivamente per l’eccessivo ricorso a ‘sto cazzo)

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