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giugno 15, 2015
di settore
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#fatequellochevoletediMateo

mateo-kovacic

Il mercato dell’Inter per me è quasi chiuso. C’era una questione – mi sbilancio: una sola – che mi stava a cuore e che, in caso negativo, avrebbe ammantato di marrone non solo il mercato ma anche la prossima stagione e il senso stesso di ogni strategia futura: la conferma di Icardi. Icardi resta e io sono contento. In un certo senso potrei dire: ok, per me finisce qui, mandatemi una bella mail il 31 agosto con il riassunto preciso di chi parte e di resta. Non è così, ovvio, perchè sono un tifosotto medio che legge la Gazza al bar e cerca la sezione “Chi prende l’Inter” e legge nomi esotici che ignora al novanta per cento. Ma per me era importante che restasse Maurito, era un segnale preciso, oltre che un mio intimo desiderio (uno giovane, forte e fisicato che mi segna 30 gol a stagione e noi lo diamo via: naaaaa). Sul resto sono pronto a discutere, argomentare, scompormi, ingoiare – as usual – bocconi amari. Anzi, facciamo subito. Discutiamo, argomentiamo, scomponiamoci, ingoiam- as usual – bocconi amari e mettiamoci una bella riga sopra.

Kovacic, relativi hashtag, mal di pancia generali, salviamo Mateo, non vendiamolo, incateniamoci, et cetera. Ecco: se vi incatenate e cercate altra gente che ci incatena, non chiamatemi. E’ inutile. No, intendo: non è inutile chiamarmi, è inutile incatenarsi.

Premessa. Kovacic è un ragazzo del 1994 di tecnica ampiamente superiore alla media. Il suo acquisto è stata una bella operazione, una di quelle che ti fa dire che l’Inter sa muoversi. La sua prima intervista l’ha rilasciata a Pavia, davanti a un lussureggiante sfondo del resto del policlinico (no, per dire che mi sta anche simpatico per ragioni territoriali). Tagliamo corto: Kovacic è fortissimo, stop.

Detto questo, siamo in democrazia e quindi – nei limiti di legge – siamo tutti liberi di fare ciò che vogliamo: anche di inventare hashtag e di incatenarci ai cancelli dello stadio o alla Volvo di Ausilio. A me però scoccia una cosa, e scoccia parecchio: scoccia se ci si incatena facendo finta che le cose vadano in un certo modo, quando invece sappiamo tutti benissimo che no, non vanno così, e non vanno così da un sacco di tempo, e che il nostro incatenarci è una roba di maniera.

In un mondo perfetto l’Inter si terrebbe i suoi giocatori migliori, venderebbe i peggiori, con il ricavato dei peggiori ne prenderebbe altri migliori rispetto a quelli di cui si è liberata. E sì, certo, se tutto funzionasse così l’Inter sarebbe migliore. E con un irresistibile effetto domino le nostre domeniche sarebbero migliori, il mondo stesso sarebbe fottutamente migliore così come sarebbe migliore anche il nostro umore generale, e il Mulino Bianco al confronto sarebbe la Cayenna.

Ma non è così. L’Inter oggi è una squadra che manco si è qualificata per il trilionesimo turno preliminare dell’Europa League da giocare in Lapponia. L’Inter oggi è una squadra con i conti sotto sorveglianza, che fa il mercato con il metodo Findomestic ed è – ci piaccia o no – formalmente ai margini di un sistema calcistico-solare che solo 5 anni fa ci vedeva al posto del Sole e ora ci vede girare al largo tipo Plutone. Oggi l’Inter è una squadra che si sta riformando, secondo un progetto che è tanto affascinante quanto pieno di incognite. Dal punto di vista solo sportivo – erba, pallone, calci, gol, vittorie, quelle robette lì – dobbiamo rimontare posizioni su posizioni. Per rimontare davvero, servono vittorie. E servono soldi. Che ti arrivano con le vittorie. E’ un circolo dannatamente vizioso, bisogna avere soldi e vincere, e non si sa bene da dove poter cominciare.

Kovacic non lo venderebbe nessuno, se non costretto. Ecco, io temo che ci siamo costretti, molto semplicemente. Per cui non vedo l’utilità di incatenarsi per una simile eventualità. Sono mesi che leggo di un’Inter costretta a fine stagione a vendere qualche gioiello per poter andare sul mercato con una liquidità degna di questo nome ecc. ecc., e quando viene il momento di vendere i gioielli noi ci incateniamo come se fosse un fulmine a ciel sereno? Come ci avessero avvertito 5 minuti prima, a tradimento?

A proposito: di quanti gioielli disponiamo? Se uno – Icardi – abbiamo deciso di tenerlo, quanti altri ne abbiamo degni di questo appellativo? Uno è Kovacic, non c’è alcun dubbio. E poi? Chi sono quei due o tre che hanno davvero un mercato a otto cifre? Se dobbiamo vendere – e non c’è dubbio che lo dobbiamo fare – su quali nomi possiamo davvero ragionare da pari a pari con i falchi del mercato, in tavoli a cui noi purtroppo ci sediamo senza l’autorevolezza che ti darebbe un’altra dimensione (che dipende dalle vittorie, da cui dipendono i soldi: il circolo merdoso di cui sopra)?

Piange il cuore vendere Kovacic. E io infatti spero che resti. Ma non mi incateno, nè perdero il sonno se Mateo sarà sacrificato e firmerà con il Liverpool o chicchessia. Kovavic è il Coutinho dei Balcani, almeno per ora. Giocatori eccelsi e giovani e che non ti risolvono granchè. Colpi magici e tante partite senza incidere, invenzioni favolose e una marea di 5 in pagella. Cresceranno, diventeranno grandi, io glielo auguro, o magari grandissimi. Non qui, temo. Il Liverpool arriva da uno scintillante ottavo posto, forse Coutinho non basta, così come non sarebbe bastato a noi. Io so già come finirà, che su Facebook vedrò postare i video dei tunnel di Kovacic, gli assist di Kovacic, delle trivele di Kovacic… pazienza, non si può avere tutto dalla vita.

Il nostro problema è che dobbiamo scegliere di vivere di rimpianti per Kovacic o di continuare a vivere con l’attesa di Kovacic, ma con le pezze al culo. Il problema sarebbe vendere Kovacic per riprendere un Thiago Motta, ecco, ma voglio sperare che non si arrivi a tanto. Io non mi incateno e non faccio lo stratega di mercato con l’Iban degli altri. Io tifo Inter e basta, voglio uscire dalla palude costi quel che costi, fosse anche il sacrificio di un giovane croato di cui ricordo 10 cose illuminanti, 3 gol allo Stjarnan e poco altro, purtroppo per lui e purtroppo per me.

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