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maggio 6, 2015
di settore
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Tripla mierda

Se ha vinto la prima Champions nel 1985 passeggiando sopra 39 cadaveri e se ha vinto la seconda Champions nel 1996 grazie al culo epocale (Nantes in semifinale e Ajax in finale) e alla chimica per endovena, la  terza Champions della Juve passerà alla storia per la buona sorte (tabellone da operetta fino alla semifinale) e per il cinismo: è bastato finora giocare bene 2 partite su 11, al Bernabeu la sfangheranno e in finale sarà sufficiente un rimpallo, un’autorete, ‘na passeggiata de salute. Faranno il triplete per secondi, perchè saliranno sulla vetta d’Europa e troveranno la nostra bandiera ancora lì, piantata nel 2010. E ci pisceranno sopra, perchè – a parte il culo e il cinismo (che comunque è una dote da grande squadra) -, il marchio di fabbrica di questa squadra e di questa società è il fair play.

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Ecco, nel fare i complimenti agli juventini onesti per il triplete, volevo in questa occasione scusarmi con Ambrosini, perchè il suo “Lo scudetto mettilo nel culo” al confronto di questo tweet è come una palla di profiteroles al confronto di uno stronzo di san bernardo. “Lo scudetto mettilo nel culo” era lo striscione di un tifoso scompostamente felice per avere vinto la Champions e festoso nel prendere per il culo i cuginastri. Certo, esposto sul pullman scoperto da un giocatore della prima squadra assumeva tutt’un altro tono – diciamo così, con un eufemismo, di pessimo gusto -, ma oggi a distanza di 8 anni lo rivaluto se penso che una società di calcio, nota per la sua squisita way of life e per un’arroganza fastiodiosa da generazioni, dal suo profilo Twitter ufficiale festeggia così la vittoria in casa con il Real. Non godendosela tout-court, ma lanciando un pensiero – sempre e comunque – alla loro peggiore ossessione. Cioè noi.

Che poi questo, diciamolo, è in sè una cosa bella. Manco la vittoria in semifinale di Champions si godono, ahahahah. La cosa del 5 maggio ce l’avevano già pronta da giorni, sicuro. E appena la partita è finita in ghiacciaia, è partito il tweet, uh!, invece di ammazzarci di birre prendiamo per il culo l’Inter. Dai, se ci pensiamo è bello. Questi a Berlino durante il giro di campo faranno i tweet sull’Inter. Sì, è bellissimo.

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Così come è bello che Tuttosport, non pago di assecondare il delirio juventino sul numero degli scudetti, adesso non solo li aggiunge alla Juve ma – correttamente, se ci pensiamo bene, relativamente alla loro malattia mentale – ne toglie uno all’Inter, stabilendo così una coerenza numerica in una dimensione tutta loro (credo che abbiano visto Interstellar, che poi è un titolo che inizia con Inter, e questo li ha fatti uscire di cotenna).

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Che poi, sempre a livello di patologia e di responsabilità individuale, uno si può coltivare la aiuole che vuole, e disporre le violette come gli pare. Per dire, se io davanti a casa avessi un prato così, io scriverei I N T E R, oppure disegnerei un grande cazzo per quando passano quelli di Street View, chè magari divento una star mondiale e mi citano in tutte le fotogallery. A loro piace il numero 33. E va bene, scrivete il numero che vi pare.

E’ idealmente attorno a quel prato, piuttosto, che continua ad esserci un problema. E’ la libertà della Juve di contare gli scudetti (e di fare comunicati, di scrivere tweet) che irrita, non il fatto in sè che è folklore o malattia. Se io in un articolo scrivessi che i presidenti della Repubblica italiana sono dieci perchè non riconosco Gronchi e Saragat,  il mio direttore mi prenderebbe per i coglioni e sentirei nel contempo arrivare il 118 (se non altro per lo choc testicolare, ma forse anche per il Tso). Loro no, niente, scrivono su prati, stadi, hashstg, carta intestata, comunicati ecc. ecc. e nessuno dice niente, niente, mai niente.

Il revisionismo – o il dimentichismo, che non è meno grave visto che parliamo di ricordi freschissimi – contagia tutti. Prendete questa simpatica schermata del Televideo Rai

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dove nel giro di qualche semplice riga si rievoca il Grande Torino di quasi 70 anni fa come ultimo precedente di quattro scudetti consecutivi, quando c’è una squadra/ossessione che ne ha vinti cinque il decennio scorso (l’ultimo 5 anni fa).

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E che dire di questo magico titolo di Repubblica, dell’anno scorso, 2014, alla vigilia della semifinale di Europa League, in cui si magnifica il miglior risultato di una squadra italiana in Europa in sei anni? (ahahahahah, santa madonna, ci sarebbe da ammazzarsi dalle risate se tutto ciò non fosse triste).

E così, tra l’indicibile arroganza della Juve e il paraculismo che c’è attorno, il calcio italiano migliora il suo coefficiente Uefa ma si conferma per quello che è, un baraccone pieno di fenomeni, bravi in ginnastica, pessimi in matematica e ridicoli in storia. Quelli che lasci al rinfresco dopo gli esami e li ritrovi qualche annetto dopo in cronaca nera, e dici “oh, ve l’avevo detto”. Ecco, qui invece non dice un cazzo nessuno.

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