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gennaio 26, 2015
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La supremazia dei miei coglioni

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Diciamo che poche cose fanno più incazzare di un gol preso al 94′ su calcio d’angolo. La partita è finita, è l’ultimo pallone che pioverà verso la tua area e la missione è andarci in undici e prenderlo, uno su undici, santa madonna, uno su undici ce la farà! E invece no, la prendono due (due!) del Toro e la palla va dentro. Ecco, a prescindere da tutto questo – calci in culo! -, non è che se fosse finita 0-0 sarei qui a cantare il peana. No, dico, che partita di merda abbiamo mai fatto? Il Mancio è soddisfatto dell’iniziativa, della supremazia territoriale eccetera eccetera. Quindi, ecco, aggiungetemi un bell’asterisco alla classifica: punti 26*

*(bravi nella supremazia territoriale)

Era stata una partita incubo. E’ un incubo che, parlando di sonno, ogni tanto mi capita: nel sogno, cerco di fare qualcosa (o entrare o uscire da un posto, o cercare qualcuno) e non ci riesco. Dopo un tot di tentativi, mi sveglio tutto sudato e con i coglioni girati. Ecco, Inter-Toro è stata la stessa cosa: abbiamo cercato insistentemente di – non dico fare gol – tirare in porta, e non ce l’abbiamo mai fatta. Finiva 0-0, bleah, però se tiri 15 volte e prendi un palo, sbagli il giusto e il portiere fa i miracoli, ecco, nessuno avrebbe da dire nulla. Ma se tutta ‘sta supremazia si traduce nel quasi nulla, allora io sudo sul divano e sento i coglioni girare a mille, prima che la frequenza salga a tremila quando vedo Moretti chinarsi e segnare di testa a un metro dalla porta al minuto 94.

Il Mancio è soddisfatto per la supremazia, ma l’abbiamo preso nel culo. Anche questo capita, per carità, è lo sport, è il calcio. Ma tutta questa leziosa supremazia, fatta di settemila passaggi laterali tipo rugby (facendo cioè attenzione a non farli in avanti), non è un po’ poco come obiettivo di qualità? Non c’era anche una scarsa brillantezza di comprendonio che ogni tanto sfociava in un po’ di indolenza? (questo è scocciante: qualcuno ha visto un forcing finale? Un accenno, almeno?) Non c’era un accanimento a cercare sempre la stessa soluzione anche se questa non produceva nulla?

Conta tanto anche il fisico, certo. Abbiamo l’infermeria piena, cazzo, e alcuni giocatori chiave in condizioni ancora farlocche. Però se alcune cose sono certe – siamo l’Inter, vogliamo arrivare terzi in campionato, vogliamo vincere l’Europa League, vogliamo vincere la Coppa Italia – serve comunque un cambio di passo. Nessuno stende tappeti. Arriveranno altri Torini a San Siro a difendersi con agili 7-2-1, e altri ne troveremo sparsi per lo Stivale man mano che la lotta per la salvezza renderà tignose le squadre presunte facili. Quindi, io spero che l’Inter si abitui a non vincere facile. Mentre noi, qui, dagli spalti o dai divani, non vorremmo abituarci a segnare molti asterischi della supremazia e pochi punti. Punti. Pochi. La tabella Champions post Inter-Genoa è cominciata con un punto in due partite. Empoli e Torino, mica Bayern e Real. A febbraio abbiamo un mucchio di cose da fare, e così – a sbalzi – non va bene.

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