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gennaio 17, 2015
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Lento pede

Empoli - Inter

Nella città di Mazzarri siamo ritornati un po’ mazzarriani, come se la mazzarrite fosse nell’aria, un virus tipo Ebola, e noi scendendo dal pullman lo abbiamo preso, trac!, che sfiga. Un virus meno feroce, non mortale ma bastardo, comunque preciso negli effetti: toglie idee, lucidità, brillantezza, tipo quelle influenze gastrointestinali che nei due giorni in cui stai seduto sulla tazza pensi solo alla dissoluzione del tuo corpo. Ho l’impressione che l’Empoli abbia fatto un partitone, anche se poi potremmo star qui a discutere sulle percentuali esatte del brutti noi/belli loro. Di sicuro, del primo tempo con il Genoa è rimasto poco o nulla, e son passati appena 6 giorni, dannazione. Uno zero a zero che è il quinto risultato utile consecutivo in campionato (due sole vittorie, però), il sesto risultato utile consecutivo contando anche lo 0-0 a Qarabag. Ecco, dopo lo sciagurato secondo tempo con l’Udinese abbiamo sempre portato a casa qualcosa, prendiamola così, in fondo non è così banale. 8 gol fatti e 4 subiti in sei partite, anche questo non è affatto male in assoluto  (no, dico, eravamo passati in negativo). Però se qualcuno aveva segnato tre punti a Empoli nella tabella post-Genoa, ecco, siamo già in ritardo netto. Vedo montagne di tabelle appallottolate nel nostro gigantesco e ideale cestino. La rimonta è avviata, ma lentamente. Oddio, firmerei se mi dicessero: ogni due giornate recuperi una posizione. I conti tornerebbero. Ma ci manca ancora un po’ di spietatezza, non ci si può accontentare di partite così, poi si scappa la poesia e puff. Per dire: se giochiamo così mercoledì con la Samp, in una partita fondamentale – l’ha detto il Mancio che le Coppette bisogna vincerle -, rischiamo l’overdose da Orociok, e siamo solo a gennaio.

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