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gennaio 13, 2015
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Tu che mi abbatti il Mancio

Poche balle: l’acme calcistico di queste ore non è il Pallone d’oro a Ronaldo e nemmeno il selfie di Totti, ma la pallonata in faccia a Mancini. Questo blog non rinuncia alla sua vocazione di blog di inchiesta e di impegno sociale, e quindi trovo giusto scavare dietro questo episodio – apparentemente marginale –  per capire un po’ di più di Mancini, del mondo Inter e del calcio come fatto di costume e di vita.

Questa, intanto, è la foto del Mancio prima dell’incidente:

Roberto Mancini - Allenatore Inter

allora, qui preliminarmente notiamo come il nostro allenatore abbia investito almeno metà delle prima mensilità non per comprare un nuovo Gps per lo yacht, ma uno sciarpone monumentale per il quale saranno state tosate almeno 150 rarissime pecore del Kashmir subcontinentale. A giudicare dal numero dei giri e dei nodi, lo sciarpone è lungo almeno 4 metri e pesa 6,75 kg, per un prezzo di mercato pari al Pil del Nicaragua.

Ma veniamo all’accaduto:

mancio1

Mancini viene colpito dalla pallonata. Da notare l’estrema eleganza del gesto: con la destra mima il gangio-cielo di Kareem Abdul Jabbar, la sinistra resta in tasca da vero gagà. Lo sciarpone si apre e si nota la perfezione del nodo della cravata. Sulla sinistra, il quarto uomo guarda altrove: la prova provata che i collaboratori dell’arbitro non servono a un cazzo.

Avanziamo di un fotogramma:

mancio2

Il Mancio assume la posa di Nino Castelnuovo nel celeberrimo spot dell’olio Cuore. Da notare che, curiosamente, cadendo la sua pettinatura diventa del tutto simile a quella di Solange. Sullo sfondo, nel disinteresse generale, una persona si mostra finalmente molto turbata dall’accaduto.

Andiamo avanti:

mancio3

si noterà come il pallone sia ancora in volo dopo il triplo tolup del Mancio, testimonianza di come tutto sia accaduto in poche frazioni di secondo. Da sinistra verso destra tre particolari molto importanti: 1) le scarpe del Mancio costano almeno 1500 euro; 2) la mano del Mancio rimane in tasca, segno di eleganza innata anche a rischio di fottersi lo scafoide (e qui apro una parentesi: Mazzarri cade dalla scaletta e si frattura il metacarpo, Mancini rischia la vita e il polso e non si fa un cazzo. No, per dire); 3) da questa inquadratura, complice il sole che in quel momento bacia Milano, è evidente che il Mancio si tinge i capelli di un castano chiaro molto tendente al biondo, una via di mezzo tra Matthew McConaughey e Claudio Lippi. Ora, occhei, io ho avuto personalmente una polemica con il Mancio sul fatto della blefaroplastica, occhei, ma qui mi sembra tutto molto chiaro.

Quinta fotografia:

mancio4

i due massaggiatori dell’Inter si sincerano che l’allenatore sia ancora in vita e, soprattutto, lucido: Della Casa gli chiede “Thohir ti ha comprato Cristiano Ronaldo al mercato di gennaio?” e il Mancio risponde correttamente “Fino al 2 febbraio tutto è possibile”. A sinistra, Izzo, il mostro del Circeo, si avvicina e chiede a Mancini come sta e, per caso, se c’è posto all’Inter. Dietro, un delusissimo Nebuloni sperava di raccontare una morte in diretta e niente, gli è andata male, manco un graffio, un’epistassi, niente, un cazzo, ma vaffanculo. In primo piano, la ragione per cui Mancini ha tenuto la mano in tasca: non graffiare l’orologio da 75mila euro.

Ultima fotografia, la più inquietante.

andreolli

Andreolli. Come è noto, è stato lui a tirare la pallonata in faccia al Mancio. Un tiro secco, preciso. Pum! Non s’è manco fermato, è andato subito a coprire in difesa, diligentemente. Izzo è andato a sincerarsi che il Mancio fosse vivo, Andreolli un cazzo, via, arrivederci e grazie.

Ecco.

Caro Andreolli, ma se a uno che ti schiera titolare con la fascia da capitano tu tiri una pallonata in faccia, voglio dire, cioè, se Thohir ti prolunga il contratto e ti aumenta lo stipendio cosa gli fai, gli ciuli la moglie?

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