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Dicembre 16, 2014
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Meno male

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Cioè, c’era il problema aggiuntivo della scaramanzia statistica. Perchè l’Inter aveva giocato sicuramente altre volte il giorno del mio compleanno, figuriamoci. E con risultati alterni, ovvio. Tipo l’anno scorso, che mentre tornavo dalla maratona di Pisa ne prendevamo quattro a Napoli. O tipo il 2010, che vincevano la semifinale del Trofeo mondiale dell’Amicizia superfiga tra i popoli dei Continenti  conosciuti battendo il Gangnam Style per 3-0 guadagnandoci la finale a Budabi. Poi mica sempre abbiamo giocato, il 15 dicembre: io sono nato di domenica ma c’era la pausa per la nazionale, che il giorno prima aveva battuto l’Austria. Insomma, al limite si potrebbe fare del folklore sull’Inter del 15 dicembre, e morta lì.

Ma c’era un precedente specifico, santiddio.

Il 15 dicembre 2001, quando ero ancora un uomo normale e al 5 maggio mancavano ancora 141 giorni, assistevo collassato sul divano a una bellissima partita a San Siro tra l’Inter di Cuper e il Chievo di Delneri, pim-pum-pam, una serata frizzante di belle giuocate e impetuose discese sulla fascia. Ricordo distintamente due cose: 1) mi alzai soddisfatto per la bontá dello spettacolo; 2) realizzai che il Chievo aveva vinto 2-1, Corradi, Vieri, Marazzina, e dissi tra me e me qualcosa del tipo bontá un cazzo. Non so se la Saiwa giá producesse gli Orociok, io comunque non ne facevo ancora uso.

Quindi confesso che la mia mente malata in questi giorni  ha incrociato un po’ di dati: Inter, Chievo, 15 dicembre, toccarsi i coglioni, non guardare la classifica, no, no!, non pensare a cosa succede se perdi pure questa, no! argh!

Per cui ho vissuto male la vigilia.

Invece la partita l’ho vissuta benino. Handanovic ha di nuovo dato un senso al suo stipendio, Ruben Botta si è rivelato decisivo – giusto darlo in prestito, è giá cresciuto un casino, The man of the match – e abbiamo vinto, cosa che non accadeva da un po’. Adesso capeggiamo la classifica di destra, che é una specie di Intertoto morale. Inutile spendersi in troppe chiacchiere: ammesso che qualcosa succeda a gennaio, bisogna arrivare vivi e vitali al match con la Juve, possibilmente con altri tre punti. Dopodichè, cioè dopo i gobbi, inizierá il campionato vero, quello dell’ultima chiamata. Demazzarrizzati e definitivamente mancinizzati, saremo soli con le nostre responsabilitá e le nostre ambizioni. Per mantenere i piedi per terra e un giusto livello di aspettative, in attesa di più ampie conferme, consiglio questa terapia: pensate alla vittoria, ai tre punti, alla rimonta eccetera. Poi pensate a Guarin. Funziona.

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