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novembre 15, 2014
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Il Mancio e quel triste 29 maggio di sei anni fa

“F.C. Internazionale ha comunicato al signor Roberto Mancini il suo esonero dall’incarico di allenatore responsabile della prima squadra, in particolare in ragione delle dichiarazioni rese dal tecnico all’esito dell’incontro Inter-Liverpool dello scorso 11 marzo 2008, di quanto ne è seguito, sino ai fatti più recentemente emersi nelle cronache giornalistiche”. (Comunicato F.C. Internazionale, 29 maggio 2008)

Nel giorno della ri-beatificazione e del #bentornatoMancio , secondo me una rinfrescatina alla memoria fa anche bene. A chi, in queste ore, per staccarsi un po’ dal coro ha rievocato un atteggiamento un po’ freddo e distaccato di Roberto Mancini dalle cose interiste nel periodo intercorso dal 25 maggio 2008 (Parma-Inter) al 14 novembre 2014 (ieri), a chi ha storto il naso e a chi gli ha addirittura dato dell’infame, volevo ricordare il più brutto e mafioso comunicato della storia dell’Inter, con il quale si metteva alla porta un allenatore che aveva vinto tre scudetti, l’ultimo dei quali quattro giorni prima. Il Mancio fece una grossa cagata la sera di Inter-Liverpool a prennunciare l’addio a fine stagione: quando un allenatore diventa un dead man walking la vita si  incasina a tutti e l’Inter vinse a Parma, col cuore in gola e a secondo tempo inoltrato, uno scudetto che in altre condizioni poteva vincere con tre o quattro giornate di anticipo.

Tre giorni prima della partita del Tardini, otto o nove quotidiani (che poi Mancini querelò tutti, e non so nel frattempo come sia finita, se si sia comprato un altro yacht o abbondanti scorte di tarallucci e vino) pubblicarono le intercettazioni allegate a un’inchiesta su un traffico di droga che portò a diversi arresti, tra i quali quello di un sarto che all’epoca  frequentava – in quanto sarto – l’Inter. L’Inter si stava per giocare lo scudetto e un bel po’ di giornali si esibirono in titoli del tipo “Mancini e i giocatori al telefono con il boss”. Va da sè che l’argomento delle telefonate erano pantaloni, camicie, orli, patte, bottoni, orologi, fighe, autografi e biglietti per lo stadio, ma sappiamo come funzionano le cose.

Il comunicato del 29 maggio 2008 dell’Inter, la mia Inter, mi fece intorcinare le budella. Perchè con il tuo allenatore avrai anche rotto i ponti, perchè qualche personaggio stava ormai potentemente remando contro, perchè quattro anni potevano anche bastare, perchè l’occasione di portare Mourinho a Milano era irripetibile – ok, va bene tutto, va benissimo – ma attaccarsi alle intercettazioni con il boss, no cazzo, quello no. No. Quel comunicato è una macchia eterna per una società che ha la nostra storia.

A pancia piena, a Mourinho in arrivo, è una storiaccia che abbiamo metabolizzata in fretta, ma che resta scritta. Resta scritta, immagino, soprattutto nel cuore di Roberto Mancini che oggi in conferenza stampa l’ha anche detto: “Mai mi sarei immaginato di tornare all’Inter”. E credo che il riferimento principale sia quello, siano quei tre mesi un po’ così che hanno chiuso una storia bellissima. Non penso che Mancini sarebbe mai tornato in un’Inter che avesse avuto in qualche modo continuità con quella. E infatti non c’è quasi più nessuno. Anche lo steso Moratti (cui Mancini è comunque straordinariamente grato), che quel comunicato in qualche modo avallò, è oggi nella posizione defilata che conosciamo. Oggi il discorsetto del più alto in grado è stato fatto in inglese. Per dire. E’ proprio un’altra Inter.

Sei anni? Bah, sembra passato un secolo. Il Mancio torna in un’Inter diversa. Purtroppo per lui, è diversa anche la squadra, che non ha il carico di voglia (una voglia repressa da 15 anni, all’epoca) e – soprattutto – di classe e di talento che trovò nel 2004, da allenatore rampantissimo alla prima grande occasione di una carriera nata d’amblè, con pochissima gavetta e con poche credenziali se non quelle da strepitoso giocatore. Torna a giocare una scommessa difficile e noi siamo con lui. Liberati di un peso.  Con il cuore che batte ancora per quel poco di nerazzurro che resta nelle nostre maglie gessate. Vai Mancio, con i rancori alle spalle portaci fuori dalla palude.

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