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novembre 2, 2014
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Noi, Fonzie e la striscia di schiuma

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Con lo stesso trasporto con cui lo avevo difeso quatto giorni fa da fischi a prescindere epperciò ingiustificati, stanotte lo mando intimamente affanculo, con il mio animo bonaccione messo spalle al muro dalla cruda evidenza dei fatti. De Ceglie è solo un accidente, come il triplice Ekdal di quell’infausto pomeriggio: come un sacco di gente che abbiamo rivelato, rivitalizzato o rianimato – c’è una Storia che parla per noi – abbiamo fatto pescare il jolly a questo ex gobbo che (sei gol in carriera fino a ieri)  ha segnato una doppietta nell’unico modo a lui possibile, trovandosi cioè  del tutto incidentalmente con un pallone tra i piedi in posizione favorevole. De Ceglie è l’ultimo dei problemi. Il penultimo è: come mai – non essendo Butragueno – si è trovato per due volte libero a tre metri dalla porta? Il terzultimo è: come si fa realmente a tirare avanti se in panca hai mezza Primavera? Il quartultimo è: perchè?

Deve essere un problema lessicale, di comunicazione. Se nemmeno perdendo 2-0 a Parma, contro una squadra che perdeva da sei partite, che ne aveva perse otto su nove, che aveva preso tre gol a partita di media in casa (pausa); se nemmeno la sera in cui perdi una partita che, se vinta, avrebbe tenuto a galla i tuoi sogni più eccessivi in attesa che il gioco si facesse duro (Verona, Milan e Roma le prossime tre), ecco, se nemmeno in una sera così ammetti una colpa, l’esistenza di un problema, la criticitá di una situazione, insomma, quando lo fai? Sei come Fonzie quando doveva dire grazie. Non ce la faceva. E tu non ce la fai. Non ce la fai a dire cose, a dirci cose.

Quando ci darai questa soddisfazione? Boh. Nella sera in cui apprendo che anche “arrivare da due vittorie  consecutive” può averci svantaggiato, alzo le braccia. Non posso farci niente, sei più forte. Io ho visto una partita di merda, tu hai visto una supremazia del 65-70 per cento. Mi arrendo. Io sono rimasto ancorato a vecche visioni di questo sport farlocco. Tipo: ok, manca qualcuno, potremmo stare meglio, ma giochiamo con una depressissima ultima in classifica e con tre punti restiamo in zona Champions. Ergo: bisogna vincere. Ergo: ci proviamo. Seriamente.

Non è questione di chi c’è e di chi non c’è, e nemmeno che si gioca ogni tre giorni (basta con ‘sta storia, cazzo). E’ questione di essere così o cosá, e noi siamo cosá. Parma-Inter segna la nostra stagione, ci dá una dimensione, un limite. E’ come la schiuma della bomboletta degli arbitri: arrivate fin qui, ma state dietro. Ecco: siamo arrivati fin qui e ci fermiamo.

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