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Ottobre 25, 2014
di settore
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Grazie di esistere

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Grazie Andrea. Grazie per avere risollevato il morale a una societá – a un popolo – sull’orlo della depressione. L’amministratore delegato che smerda il presidente onorario, il presidente onorario che sega l’allenatore, l’allenatore che sfancula il presidente onorario, il presidente onorario che si dimette dal cda con figli e amici, il presidente che è sorpreso ma non si dispiace, il fair play finanziario che ci punta minaccioso, il mercato da vorrei ma non posso no no non se ne parla,  il tutto con un contorno di partite bruttine, brutte, molto brutte o demmerda proprio. Nelle ultime 24 ore avevamo shakerato e servito sul prato di San Siro, tra fischi e lazzi, bestemmie e moccoli, francesi che non si incazzano e interisti che si incazzano, allenatori che dicono cose over the top in confstampa. Ecco, non era facile riaccendere un sorriso e risvegliare l’orgoglio ferito. Ma tu, con una semplice mossa, ce l’hai fatta. E io ti ringrazio a nome di tutti gli interisti. Grazie, grazie, grazie!

Piuttosto, Andrea, sono preoccupato per te. Per voi. Come si chiamerá questa malattia?  Questa cosa che vi prende in maniera ricorrente da circa otto anni? Per dire: freschi di inculata europea, l’ennesima, che oggettivamente è un problema, perchè il tuo – il vostro – primo pensiero restano l’Inter e uno scudetto revocato per le peggio cose una societá avrebbe potuto fare? No, Andrea, voglio dire, io penserei all’Olympiacos e alla classifica del gironcino del menga in cui vi hanno messi. O ripenserei al Sassuolo, o mi concentrerei sulla Roma. Quelle cose lì, insomma, calcio giocato, obiettivi reali, strategie a breve, uno scudetto da inseguire in un campionato con la più farlocca concorrenza d’Europa. E invece no. Perdi con l’Olympiacos e davanti ai soci parli dell’Inter. E’ come se Renzi, presentando la legge di stabilitá in Parlamento, parlasse dell’attentato di Sarajevo o del mancato Oscar a Charlie Chaplin.

Per quanto tempo ancora non vi rassegnerete a farvene una ragione, a non accettare le conseguenze (giá pagate, sofferte, metabolizzate, superate) (altri le avrebbero dimenticate) di una condotta vergognosa e dolosa oltre ogni immaginazione, e a non accettare – lo so, è dura, ma ha un dannato senso – che un modesto risarcimento sia finito nelle tasche della squadra che avete stuprato per decenni? Dopo un’agevolatissima redenzione, dopo una pena scontata velocissimamente, dopo tre scudetti di fila (quelli sì una bella rivincita) (altri se li sarebbero goduti di piú), perchè non pensate alla Roma e all’Olympiacos invece che a Moratti e all’Inter?

Deve esserci un nome per questa rimozione del passato, per questa costruzione di una veritá parallela, per questo meccanismo di autoconvincimento, per questo rifiuto della realtá. Deve esserci un nome e dev’essere pure brutto. Quelle cose che eccitano gli strizzacervelli, che nei processi dividono i periti e determinano la capacitá di intendere e volere. Perchè si fa fatica a realizzare che davvero pensiate le cose che dite e ci crediate ciecamente, e non sia solo un farci più che un esserci, uno studiatissimo meccanismo di provocazione per rendersi antipatici e superiori, superiori a ogni cosa, anche a una veritá storica, scritta, accertata, certificata.

Comunque questi sono cavolacci vostri. Per ora ti ringrazio per averci fatto vivere una serata da interisti, per avere costretto l’Internazionale Fc a partorire (wow!) il più incazzoso e spettacolare comunicato stampa della sua pur lunghissima storia. Siete primi in classifica, siete in Champions, ma la vostra reputazione è precipitata altrove e lá è rimasta, come recita il passaggio più scoppiettante del primo comunicato post-morattiano dell’Inter, che forse è transitata dalla fase “massì, sono ragazzi” a quella “abbiamo le pezze al culo, ma siamo oggettivamente un gradino sopra a chiunque”. Grazie Andrea, ne avevamo un gran bisogno. Ci hai ridato vita, ci hai fatto estrarre il bandierone dai nostri armadi: oh, seriamente, sarai mica un po’ interista?

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