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Ottobre 8, 2014
di settore
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L’orlo della rassegnazione

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Non serve essere interisti da “moriremo tutti” per dire che nel giro di otto giorni siamo passati da un cauto ottimismo all’orlo della disperazione. O meglio – che forse è peggio -: sull’orlo della rassegnazione.  E mica perchè siamo incontentabili o severgnini, ma perchè abbiamo visto cose inequivocabili, cose che hanno un nome e una classificazione. Io mi ero segnato sul calendario il 5 ottobre come prima data spartiacque della stagione,  la partita del transito da una fase al limite del ridicolo (partite con squadre islandesi, ucraine e sassuolesi) a una fase “vera”, che doveva simbolicamente  iniziare a Firenze, campo ostico,  clima ostico, squadra ostica, benchè la squadra ostica avesse iniziato il suo campionato un po’ alla cazzo di cane e che sul suo campo ostico non ci avesse ancora nè vinto nè segnato uno straccio di gol. Com’è andata il 5 ottobre lo abbiamo visto. Il problema è che giá una settimana prima, col Cagliari, le nostre povere certezze avevano giá ricevuto uno scossone da paura. E tre giorni prima di Firenze, a San Siro contro gli azeri, era forse avvenuta la cosa più inquietante di tutte: perchè in teoria può capitare la partita maledetta (Cagliari) e in teoria può capitar di perdere senza alcuna attenuante su un campo ostico (Firenze) (sto concorrendo per il Guinness, categoria “uso spropositato dell’aggettivo ostico”), ma non è possibile assistere impotenti allo  spettacolo di una squadra in preda ai crampi nell’affrontare un qualsiasi Qarabag in una tiepida serata di inizio ottobre.

In pratica, in otto giorni, all’improvviso, dopo un mese e mezzo di serenitá un po’ sovrastimata, ci siamo ritrovati in pieno marasma tattico e in pieno sbando fisico. In pratica, per dare un numero al nostro piccolo disatro, dopo sei giornate abbiamo 10 punti di svantaggio dalla Juve. Cioè, dopo “ostico” a me ora viene in mente di usare in eguale quantitá “merda”.

Tutto intorno è un fiorire di analisi crude, un po’ catastrofiste e molto orientate – appunto – alla rassegnazione. Dovremmo  dunque rassegnarci, a ottobre appena iniziato, a una serie di cose, tutte peraltro molto realistiche:

1) Juventus e Roma sono molto più forti e noi giocheremo un sotto-campionato dal terzo posto in giù con la prospettiva di puntare (ri-puntare) al classico posticino dell’Europa periferica.

2) l’allenatore è questo, non sará mai esonerato perché ha un contratto da nababbo.

3) la squadra è questa, ringiovanita e rimescolata, potenzialmente buona, ma questa è.

Bei tempi quando ci incazzavamo perchè arrivava la pausa per la Nazionale e noi giù a smoccolare perchè ci spezzava il ritmo ecc. ecc. Ora siamo qui a ringraziare il suono del gong perchè permette a noi, stanchi e storditi, senza fiato e disorientati, si ritornare all’angolo e riprender conoscenza in vista del prossimo round. Guardo il calendario incredulo: sì sì, è inoppugnabile, abbiamo appena cominciato. E siamo giá a questo punto?

Sì.

Bene. Guardo la classifica e vedo che, tranne la Fiorentina che abbiamo rianimato noi, tutte le squadre che abbiamo affrontato sono nella seconda metá dalla classifica. Otto punti in sei partite – sei partite di difficoltá medio-bassa – fanno ridere. Gli altri, dico. Non mi rassegno a rassegnarmi a inizio ottobre, ma siamo giá al training autogeno. Prossimi stadi: overdose da orociok e negazione dell’evidenza.

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