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settembre 22, 2014
di settore
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Nemannaggia Vidic

Bisognerebbe avere la luciditá di stringere la partita e di giudicarla così, in forma appena appena ridotta. Giudicare cioè gli 86 minuti che stanno in mezzo ai due istanti che ci costringono a stare un po’ così, col muso lungo, la bocca storta e il culo quadro. Dunque, proviamo a eliminare da Palermo-Inter lo sciagurato impappinamento di Vidic al quarto minuto, e fischiamo la fine prima che Osvaldo inzucchi il pallone e un portiere brizzolato giustifichi con un solo gesto il suo ingaggio annuale. Se Vidic non si fosse incartato come un bambino dell’asilo, che partita sarebbe stata? E se invece Osvaldo avesse segnato, adesso saremmo qui a bere birre e a salutare il terzo posto felici come delle pasque e dimentichi degli smoccolamenti  di un’intera partita?

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In mezzo – in mezzo a questi due eventi per noi sfortunati – ci sono stati reti annulate (una ingiustamente, ma anche il Palermo avrebbe da ridire), gol sbagliati (almeno un paio, ma anche il Palermo ha preso una traversa) e al secondo ma anche mi rendo conto che tutta questa grande differenza con il Palermo non c’è stata: conclusione amarognola giá sperimentata la sera di Torino-Inter.

Mazzarri stasera ha fatto addirittura cose contronatura: passare alla difesa a quattro, mettere tre punte, togliere un difensore e far entrare un centrocampista offensivo. Insomma, non gli si può rinfacciare di non aver tentato di vincere la partita (cosa che la squadra ha provato sistematicamente a fare nella prima mezz’ora della ripresa). Magari, quello sì, gli si potrebbe chiedere conto delle scelte della formazione iniziale, dell’orripilante primo tempo, del ritardo nel mettere mano a una partita che ci vedeva in difficoltá con il Palermo, mica il Real Madrid.

Il gol che non prendevamo mai ce lo siamo fatti da soli. E il gol che ci avrebbe stoltamente fatti rotolare in salotto farneticando di tabelle scudetto ce lo ha negato una falange di Sorrentino. In mezzo, in mezzo a queste due sliding doors, c’è ancora una mezza Inter che non sa bene chi è e dove cavolo sta andando.

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