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giugno 14, 2014
di settore
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Fermate il Mondiale: voglio scendere

Consapevole dei rischi (è sabato mattina), mi reco dunque al mio solito supermercato. Senza fare nomi, è quella catena francese, sapete, quella con quel marchio, con quel nome… Vabbe’, aneddoto. Due giorni prima della Maratona di Roma ero alla Garbatella, esco dalla metropolitana, cerco un supermercato senza trovarlo, e quindi chiedo indicazioni a un signore con cagnolino al guinzaglio, il tipico pensionato di quartiere che secondo me è lì che aspetta che qualcuno gli chieda un’indicazione. E infatti me la dà: “Ahò, mo’ ggiri qui a ddestra no?, poi vai ddritto fino all’incroscio, ‘o vedi, ‘ndo sta a parcheggià quer cammion der cazzo, ‘cci sua gguarda quant’è ggrosso, ecco, li ggriri a ssinistra – cioè, praticamente segui quer negro – e te ce trovi dentro”. Grazie,ma  che supermercato è? “Ahò, ‘spetta, Kufur, come cazzo se chiama”.

E dunque mi reco al Kufur. C’è già troppa gente rispetto ai miei gusti, ma se uno va a fare la spesa al sabato non si deve lamentare. Cioè, come l’Italia: vai a giocare in Amazzonia, bòn, non ti lamentare. Ma oltre alla troppa gente c’è qualcosa di fastidioso. La musica è più alta del solito, molto più alta:

“Tunz-e-tunz-e-tunz-e-tunz”

e la cosa mi dà così fastidio che mi sembra di sentire pure una vuvuzela in sottofondo. Vabbe’, cerco di riprendere un contegno. La vuvuzela, tzè. Ho bisogno di ferie. Tunz-e-tunz-e-tunz. “Scusi, dove sono le pile?” “Come?” Tunz-e-tunz-e-tunz. “Dove sono le pile?” “Le?” Santa madonna. “LE PI-LE!” Mentre dico pile la musica si abbassa (praticamente nel giro di venti metri si sente solo un uomo che urla PI-LE) e la commessa mi guarda schifata: “Chieda al banco informazioni”. Mi viene da mandarla affanculo, ma mi accorgo che sta facendo un lavoro di merda – un accrocchio alto due metri di girandole tricolori – e lascio stare. Vado al bando informazioni, deserto, ma mi accorgo che le pile sono lì di fianco. Grazie a questa botta di culo sto riprendendo la pace con me stesco, quando sento un rumore agghiacciante:

“PPPPPPPPPPPAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA”.

Mi giro e vedo un tipo attempato avvolto in un tricolore che soffia dentro una vuvuzela, tipo spirometria. Intorno c’è altra gente travestita da tifoso che comincia a ritmare “I-TA-LIA, I-TA-LIA”. Mi do un pizzicotto, mi guardo intorno, sì, io sono vivo, sono sveglio, non ho assunto sostanze psicotrope, questo è il Kufur di Pavia.

E questi chi cazzo sono?

“I-TA-LIA!” “PPPPPAAAAAAAAAAAAAAAA”! Sto per aggredire il trombettiere con un cric (vicino alle pile c’è il reparto accessori auto) ma propendo per una decisione pacifica. E unilaterale. Me ve vado. Scappo. Via da questo postaccio. Cazzo, ho dimenticato la mozzarella per la pizza. “PPPPPPPPPPPAAAAAAAAAAAAAA!”. Te la infilo del culo la vuvuzela, porca puttana. Mozzarella, mozzarella. Eccola. E lì accade l’impossibile.

Ta-Tarata-Tarata-taratattattà”

L’Inno di Maneli.

Cioè, c’è gente che magari vince la maratona alle Olimpiadi e sale sul podio e chiude gli occhi e piange, e io invece sono qui con la mozzarella per la pizza in mano. Gli altoparlanti del Kufur diffondo la versione integrale. Le massaie continuano a far la spesa, i mariti si imboscano o vengono cazziati, altri si umiliano a fare gli sherpa, i bambini corrono qua e là.

“Siam pro-o-ntialla moorte l’Itaalia chiamò”

“Sì!”

faccio io all’addetta alle casse automatiche che mi chiede se tocca a me. Intorno c’è gente che fa la spesa mondiale. Praticamente tu prendi un certo genere di prodotti, e se l’Italia vince avrai diritto a futuri sconti, e se l’Italia non vince avrai diritto a futuri sconti, un po’ meno elevati. Praticamente è come fare la spesa alla Snai, compri i biscotti e tifi Italia per avere 3 euro di sconti invece che 1,5. La gente è arrazzatissima: “Mamma, comprami i sofficini chè stasera vinciamo”. Questo paese non ha più speranze.  Al Kufur non tornerò prima di agosto, col cazzo che mi rivedono prima. Anche perchè se ritrovo il gruppetto con la vuvuzela potrei fare una strage. E Cronaca Vera ci farebbe un titolone:

“Violenta finto tifoso al supermercato in pieno giorno con una trombetta colorata nell’ano”

e io ho una reputazione da difendere. Io.

kufur

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