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Il sito non ufficiale dell'interismo moderno

ottobre 30, 2014
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Sliding door

Fossi stato lá, non avrei fischiato. Nel primo tempo, confesso, mi sarei un po’ rotto i coglioni e con il mio vicino di posto all’intervallo avrei imbastito un discorso del tipo “ma dove vuoi mai che andiamo” eccetera eccetera. Ma poi no, ho visto una partita migliore di molte altre, ma molto migliore (no dico, volete rivedere – non dico Cagliari – Fiorentina, Saint Etienne, Palermo eccetera? No, ditemelo che vi faccio arrivare a casa i dvd). Non giocavamo contro nessuno (seconda partita su 9 con squadre della classifica di sinistra) e abbiamo creato un tot di occasioni. Mazzarri mi ha fatto pena, sinceramente. Anche il laser in faccia, santa madonna. Che colpa gli possiamo dare se Palacio si mangia tre gol, se Kuzmanovic ne divora un altro, se arriviamo in zona tiro e non tiriamo? Purtroppo siamo arrivati a un punto di non ritorno: Mazzarri è scarso e ci sta sul culo, stop. Ma nel secondo tempo mi è venuto più logico prendermela con i piedi a banana che non con il mangiatori di bottigliette. È una deriva fastidiosa, come quel laser. Lasciamole fare ai napoletani ‘ste tamarrate e concentriamoci sulle

(a questo punto, mentre scrivevo il post di Inter-Samp 0-0, l’arbitro ha fischiato il rigore e abbiamo vinto. Poi la Juve inculata nel recupero, poi la lettura di una classifica ridiventata interessante… Beh, allora non butto via il post, ecco)

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ottobre 27, 2014
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Anche i Thohir nel loro piccolo si incazzano

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La cosa ha un suo perchè: uscito Moratti dal cda, ci voleva uno che rilasciasse ogni tanto dichiarazioni alla Moratti, e la vacatio minchiarum è stata coperta da Thohir in persona. A Moratti spianavano i microfoni sul marciapiede, a Thohir – nella notte indonesiana, a caldo dopo Cesena-Inter – basta un portale indonesiano per fare una bella infornata di concetti random e consegnare il tutto alla traduzione italiana.

La dichiarazione, che leggo su Gazza.it, è assai interessante. Thohir dice: ho fiducia in Mazzarri ma bisogna affrontare in maniera equa il problema. Ah, quindi è un problema. Poi dice: ci sono tante voci su un nuovo allenatore, noi per l’Inter vogliamo il migliore: Ah, dunque non Mazzarri. Poi va avanti: vedremo nelle prossime due partite, cambiare in corsa non è sempre la migliore soluzione, gli va data un’altra opportunità. Ah, dunque ci ha pensato, dunque c’è un ultimatum.

Ma è una bomba!

Certo, per un presidente interrogato dopo un Cesena-Inter, come dire, una certa dose di ipersensibilitá la si deve mettere in conto. Viva i tre  punti, ovvio, ma che partitaccia è stata? Rischi l’inenarrabile in 11 contro 10, cose da ricordare ne restano poche (quasi zero) e quindi le perplessitá rimangono tali e quali, figuriamoci quelle di un tycoon indonesiano che non ha ancora preso bene le misure. All’ottava giornata, l’Inter ha affrontato sette squadre che stanno nella parte destra della classifica, e questo per me rimane – al di lá di cifre e tabelle – il miglior indicatore del nostro campionato, il parametro con cui pesare i nostri punti e il nostro cammino. Mazzarri ha ormai imboccato una strada immaginifica e alternativa per le sue dichiarazioni post-partita: il capolavoro odierno – rimanere in 11 contro 10 ci ha creato un problema – me lo fa apprezzare sempre di più. Lui o chi gli scrive i testi. Ha fantasia, ha faccia tosta.

Ma gli avranno detto dell’ultimatum di Thohir? Questa cosa dei fusi orari è un casino: tu vai a dormire tranquillo perchè hai vinto a Cesena e intanto ti sfilano la sedia da sotto il culo. Non è mica bello.

ottobre 25, 2014
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Grazie di esistere

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Grazie Andrea. Grazie per avere risollevato il morale a una societá – a un popolo – sull’orlo della depressione. L’amministratore delegato che smerda il presidente onorario, il presidente onorario che sega l’allenatore, l’allenatore che sfancula il presidente onorario, il presidente onorario che si dimette dal cda con figli e amici, il presidente che è sorpreso ma non si dispiace, il fair play finanziario che ci punta minaccioso, il mercato da vorrei ma non posso no no non se ne parla,  il tutto con un contorno di partite bruttine, brutte, molto brutte o demmerda proprio. Nelle ultime 24 ore avevamo shakerato e servito sul prato di San Siro, tra fischi e lazzi, bestemmie e moccoli, francesi che non si incazzano e interisti che si incazzano, allenatori che dicono cose over the top in confstampa. Ecco, non era facile riaccendere un sorriso e risvegliare l’orgoglio ferito. Ma tu, con una semplice mossa, ce l’hai fatta. E io ti ringrazio a nome di tutti gli interisti. Grazie, grazie, grazie!

Piuttosto, Andrea, sono preoccupato per te. Per voi. Come si chiamerá questa malattia?  Questa cosa che vi prende in maniera ricorrente da circa otto anni? Per dire: freschi di inculata europea, l’ennesima, che oggettivamente è un problema, perchè il tuo – il vostro – primo pensiero restano l’Inter e uno scudetto revocato per le peggio cose una societá avrebbe potuto fare? No, Andrea, voglio dire, io penserei all’Olympiacos e alla classifica del gironcino del menga in cui vi hanno messi. O ripenserei al Sassuolo, o mi concentrerei sulla Roma. Quelle cose lì, insomma, calcio giocato, obiettivi reali, strategie a breve, uno scudetto da inseguire in un campionato con la più farlocca concorrenza d’Europa. E invece no. Perdi con l’Olympiacos e davanti ai soci parli dell’Inter. E’ come se Renzi, presentando la legge di stabilitá in Parlamento, parlasse dell’attentato di Sarajevo o del mancato Oscar a Charlie Chaplin.

Per quanto tempo ancora non vi rassegnerete a farvene una ragione, a non accettare le conseguenze (giá pagate, sofferte, metabolizzate, superate) (altri le avrebbero dimenticate) di una condotta vergognosa e dolosa oltre ogni immaginazione, e a non accettare – lo so, è dura, ma ha un dannato senso – che un modesto risarcimento sia finito nelle tasche della squadra che avete stuprato per decenni? Dopo un’agevolatissima redenzione, dopo una pena scontata velocissimamente, dopo tre scudetti di fila (quelli sì una bella rivincita) (altri se li sarebbero goduti di piú), perchè non pensate alla Roma e all’Olympiacos invece che a Moratti e all’Inter?

Deve esserci un nome per questa rimozione del passato, per questa costruzione di una veritá parallela, per questo meccanismo di autoconvincimento, per questo rifiuto della realtá. Deve esserci un nome e dev’essere pure brutto. Quelle cose che eccitano gli strizzacervelli, che nei processi dividono i periti e determinano la capacitá di intendere e volere. Perchè si fa fatica a realizzare che davvero pensiate le cose che dite e ci crediate ciecamente, e non sia solo un farci più che un esserci, uno studiatissimo meccanismo di provocazione per rendersi antipatici e superiori, superiori a ogni cosa, anche a una veritá storica, scritta, accertata, certificata.

Comunque questi sono cavolacci vostri. Per ora ti ringrazio per averci fatto vivere una serata da interisti, per avere costretto l’Internazionale Fc a partorire (wow!) il più incazzoso e spettacolare comunicato stampa della sua pur lunghissima storia. Siete primi in classifica, siete in Champions, ma la vostra reputazione è precipitata altrove e lá è rimasta, come recita il passaggio più scoppiettante del primo comunicato post-morattiano dell’Inter, che forse è transitata dalla fase “massì, sono ragazzi” a quella “abbiamo le pezze al culo, ma siamo oggettivamente un gradino sopra a chiunque”. Grazie Andrea, ne avevamo un gran bisogno. Ci hai ridato vita, ci hai fatto estrarre il bandierone dai nostri armadi: oh, seriamente, sarai mica un po’ interista?

ottobre 24, 2014
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Zero (a zero)

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Seratina vagamente apocalittica. La comitiva Moratti che nel pomeriggio lascia il cda, Thohir in tribuna che gioca a Quiz Cross, Mazzarri che dice che il calcio champagne non lo fa nessuno – e quindi perchè dovrebbe farlo lui? – e la squadra che gioca un po’ intristita da se stessa e dal clima che c’è intorno. Dopo 5 partite in Europa League non abbiamo subito ancora un gol, e questo la dice lunga sull’Europa League (nelle ultime tre di campionato ne abbiamo presi 9). Il Califfo avrebbe cambiato il testo: non tutto il resto, ma tutto questo è noia. Lo stadio fischia, sul divano ci si addormenta (oppure, se abbonati Sky, si gira su XFactor). Non siamo ancora tornati all’ora legale e siamo giá a questo punto.

Si fa una gran fatica. Leggiamo che i conti sono al limite delle sanzioni Uefa, vediamo partite che non ci piacciono, abbiamo un allenatore che non sopportiamo più. In più il nostro presidente onorario garante della nerazzurritá prende e se ne va dopo essere finito alla gogna come il creatore del Grande Buco che ci terrá ai margini del calcio che conta per tot anni. Il calcio che conta (sospiro). Quattro anni fa prendevamo a pallate il Bayern in finale di Champions, oggi il Bayern ne fa sette alla Roma e noi facciamo 0-0 in casa con il Saint Etienne e – lo dice il nostro allenatore – va bene così perchè la classifica ci sorride. No, ecco, poi non prendiamocela se ci chiedono di girare su XFactor, bisognerebbe avere gli occhi di tigre e non ce li abbiamo neppure noi indivanati. La classifica ci sorride.

Il sospetto che Moratti si sia dimesso per evitare di sorbirsi Inter-Saint Etienne e andare a vedere “Guardiani della galassia” è forte, quindi evito di lanciarmi in un pippone su Moratti che lascia il cda e quindi bla bla bla. All’atto pratico, mi sembra che tutto questo conti zero o quasi. Il presidente è Thohir, l’allenatore è Mazzarri, i giocatori sono questi (e sei sono allettati) e l’influsso di Moratti mi pare marginale assai in proiezione presente e futura. Mazzarri dice non siamo brillanti. Mai nessuno che gli chieda “scusi mister, così, tanto per sapere, ma riusciremo a diventare brillanti tipo prima di Natale, no, per dire, giusto per figurarsi una scadenza, santa madonna?”

Adesso c’è il Cesena. E non so se ridere, piangere o ordinare gli orociok su Amazon, perchè non ho nemmeno tanta voglia di andare al Carrefour.

 

ottobre 20, 2014
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Ricomincio da sette

A conti fatti, addì 19 ottobre 2014 e al termine di una partita che ci ha lasciati – diciamo così – un pelo perplessi, l’Inter ha dato il primo vero segno di vita della stagione. Non considereremo vittorie vere quelle dell’Europa League, no? E nemmeno considereremo partitoni le due vittorie in campionato (il mitico Sassuolo e l’Atalanta), in cui la pochezza degli avversari ha superato la nostra eventuale buona vena, no? Bòn, rimarrebbero i due pessimi pareggi in trasferta e le due atroci sconfitte con Cagliari e Fiorentina, intervallati da una partita di Coppa in cui, contro una squadra di incerta nazionalità, cadevamo a turno come pere per i crampi. E così quella con il Napoli, confronto diretto con una delle (ex) favorite del campionato, al netto di cose che sapevamo già (palle stupide  perse da un centrocampo sempre al limite dell’affanno, errori difensivi da rimanerci secchi), è stata la nostra miglior prova. Almeno si è vista la squadra provarci e riprovarci, e recuperare due volte lo svantaggio nell’ultimo quarto d’ora di partita è tutt’altro che banale. Magari ci avessimo messo gli stessi coglioni a Palermo o a Torino, magari avessimo giocato così a Firenze, magari avessimo avuto lo stesso barlume di lucidità con il Cagliari. Magari.

Non saremmo qui, per esempio, ad aspettare il posticipo di stasera (Empoli-Genoa, buahahahaha), per dare l’esatta dimensione della nostra classifica. Stasera ci ritroveremo dietro o alla pari con il Genoa, o alla pari con l’Empoli, e son quelle cose che ti creano l’esatto contesto, you know. Inter-Napoli – un pareggio così ci può stare, aggiungici pure una discreta dose di rimpianto – è la prima partita coerente del nostro campionato. Coerente con le nostre possibilità e le nostre aspettative.  Se ci giriamo indietro vediamo un calendario con le prime 5 partite da red carpet in cui, invece di fare minimo 13 punti, ne abbiamo fatti 8. Vediamo almeno 4 partite (su 7, non male) di merda. Due vittorie (su 7): appunto, siamo nella fascia del Genoa e dell’Empoli, ben ci sta.

Intorno (anzi, sopra) è tutto uno schiaffo morale. Il terzo posto (i primi due non consideriamoli nemmeno più, è stratosfera) è a 6 punti (dopo 7 partite: minchia!): ed è la Samp, mica il Bayern. Il Milan (il Milan!) è 5 punti avanti, col miglior attacco in campionato, una partita in trasferta in più di noi, 11 gol segnati fuori casa e noi 1 (uno). Strama è ancora 4 punti avanti, la Lazio data per morta è 3 punti sopra. Sarebbe bello – meglio tardi che mai, in fondo ne mancano ancora 31) che il nostro vero campionato fosse iniziato ieri, in una partita che recuperi non si sa bene come, in uno sforzo finalmente corale di tirarsi fuori dalla palta. Si tratta di prendere il ritmo e di pensare – come in una maratona – a fare bene un chilometro dopo l’altro, senza guardare se gli altri adesso ti scappano via. Possiamo fidarci? Boh, questa è una domanda che – dopo 7 giornate -richiede troppo sforzo fisico e morale: è una domanda da calo di zuccheri, e gli orociok non posso mangiarli anche fuori partita.

hernanes

ottobre 8, 2014
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L’orlo della rassegnazione

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Non serve essere interisti da “moriremo tutti” per dire che nel giro di otto giorni siamo passati da un cauto ottimismo all’orlo della disperazione. O meglio – che forse è peggio -: sull’orlo della rassegnazione.  E mica perchè siamo incontentabili o severgnini, ma perchè abbiamo visto cose inequivocabili, cose che hanno un nome e una classificazione. Io mi ero segnato sul calendario il 5 ottobre come prima data spartiacque della stagione,  la partita del transito da una fase al limite del ridicolo (partite con squadre islandesi, ucraine e sassuolesi) a una fase “vera”, che doveva simbolicamente  iniziare a Firenze, campo ostico,  clima ostico, squadra ostica, benchè la squadra ostica avesse iniziato il suo campionato un po’ alla cazzo di cane e che sul suo campo ostico non ci avesse ancora nè vinto nè segnato uno straccio di gol. Com’è andata il 5 ottobre lo abbiamo visto. Il problema è che giá una settimana prima, col Cagliari, le nostre povere certezze avevano giá ricevuto uno scossone da paura. E tre giorni prima di Firenze, a San Siro contro gli azeri, era forse avvenuta la cosa più inquietante di tutte: perchè in teoria può capitare la partita maledetta (Cagliari) e in teoria può capitar di perdere senza alcuna attenuante su un campo ostico (Firenze) (sto concorrendo per il Guinness, categoria “uso spropositato dell’aggettivo ostico”), ma non è possibile assistere impotenti allo  spettacolo di una squadra in preda ai crampi nell’affrontare un qualsiasi Qarabag in una tiepida serata di inizio ottobre.

In pratica, in otto giorni, all’improvviso, dopo un mese e mezzo di serenitá un po’ sovrastimata, ci siamo ritrovati in pieno marasma tattico e in pieno sbando fisico. In pratica, per dare un numero al nostro piccolo disatro, dopo sei giornate abbiamo 10 punti di svantaggio dalla Juve. Cioè, dopo “ostico” a me ora viene in mente di usare in eguale quantitá “merda”.

Tutto intorno è un fiorire di analisi crude, un po’ catastrofiste e molto orientate – appunto – alla rassegnazione. Dovremmo  dunque rassegnarci, a ottobre appena iniziato, a una serie di cose, tutte peraltro molto realistiche:

1) Juventus e Roma sono molto più forti e noi giocheremo un sotto-campionato dal terzo posto in giù con la prospettiva di puntare (ri-puntare) al classico posticino dell’Europa periferica.

2) l’allenatore è questo, non sará mai esonerato perché ha un contratto da nababbo.

3) la squadra è questa, ringiovanita e rimescolata, potenzialmente buona, ma questa è.

Bei tempi quando ci incazzavamo perchè arrivava la pausa per la Nazionale e noi giù a smoccolare perchè ci spezzava il ritmo ecc. ecc. Ora siamo qui a ringraziare il suono del gong perchè permette a noi, stanchi e storditi, senza fiato e disorientati, si ritornare all’angolo e riprender conoscenza in vista del prossimo round. Guardo il calendario incredulo: sì sì, è inoppugnabile, abbiamo appena cominciato. E siamo giá a questo punto?

Sì.

Bene. Guardo la classifica e vedo che, tranne la Fiorentina che abbiamo rianimato noi, tutte le squadre che abbiamo affrontato sono nella seconda metá dalla classifica. Otto punti in sei partite – sei partite di difficoltá medio-bassa – fanno ridere. Gli altri, dico. Non mi rassegno a rassegnarmi a inizio ottobre, ma siamo giá al training autogeno. Prossimi stadi: overdose da orociok e negazione dell’evidenza.

settembre 28, 2014
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Comete e sostanze psicotrope

Serie A - 5a Giornata

Non è successo niente. Ripetetelo venti volte, intervallando con un sospiro. Non è successo niente. N-I-E-N-T-E (sospiro). Non può essere vero quello che abbiamo visto. E se anche fosse vero – (rumore di deglutizione) – non è possibile che uno scempio del genere si possa ripetere in natura a stretto giro. Intendo: nei prossimi 15-20 anni come minimo. Quindi tranquilli, dormite sereni. Avete avuto paura? Passerà. E’ una classica partita-cometa, come quando rifili 4 pere ai gobbi. Càpita, sì, ma ogni tanto. E quindi – (rumore di deglutizione) càpita anche il contrario, di prenderne 4 in un tempo dal Cagliari, più un rigore sbagliato (quindi potevano essere 5) (in un tempo) (dal Cagliari). L’unica cosa vera è che dopo 5 giornate abbiamo sette punti di distacco dalla Juve (e dalla Roma). Ecco, questo è vero, ed è brutto. Io mi fido solo dei numeri, e se i numeri sono impietosi io mi preoccupo. Sulle faccende esoteriche, quasi paranormali, invece sono pronto a discutere. Non può ripetersi. Uff, no. Certo che no. Come può ripetersi che 11 giocatori facciano contemporaneamente cagare? Oh, undici: ahahahahah, spassoso. No dai, nemmeno nel peggiore dei sogni. E che l’allenatore abbia preso almeno 5-6 decisioni sbagliate contemporaneamente nel mettere giù la formazione? O che i tuoi tre difensori centrali giochino in preda a una specie di torpore quando la palla passa dalle loro parti, specie in area, o il tuo terzino giapponese nel giro di 20 minuti regali un assist agli avversari e, compensando la reattività di un bradipo, si faccia espellere per due falli ingenui da far spavento? Ma dai, è evidente! O non è successo o, se è successo – (rumore di deglutizione) – non si ripeterà. E quando mai si ripeterà un calendario così facile a inizio stagione (Torino, Sassuolo, Palermo, Atalanta, Cagliari) (intervallate da partite con islandesi e ucraini)? Ecco, è tutto una cometa. Anche il calendario-cometa. Calendario da 13-15 punti, e invece ne fai 8. Bleah, che scorrettezza. Questo calendario ci ha evidentemente deconcentrati. E’ evidente. Ahò, quando ce ne mannate una forte? Sai, come quei pugili che sanno di trovarsi davanti uno scarso, salgono sul ring un po’ controvoglia, ahò!, poi scherzano con il rivale, saltellano, lo irridono, tengono la guardia bassa, i guantoni all’altezza delle ginocchia, ahò!, e poi sbamm, perchè anche ai pugili scarsi due o tre cose le hanno insegnate, i montanti li sanno portare e se ti prendono alla mandibola (i pugni-cometa) tu vai giù come un sacco di patate. Tipo, non so se rendo l’idea, se giochi in casa con – mettiamo – l’ultima in classifica e ne prendi 4 in un tempo, quasi 5, ecco, una roba così. E’ EVIDENTE che non sono cose che si possono ripetere, tranquilli, è evidente.

Ora vado a dormire. Magari mi risveglio e siamo ancora alla quarta giornata. Sì, voglio dormire fino a dopodomani: datemi quello che hanno preso Vidic, Nagatomo e Andreolli e non se ne parli più.

settembre 24, 2014
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Facili ma belli

Non sottovaluterei la cabala, che ci dava per (quasi) morti: non vincevamo con l’Atalanta dei tempi di Mourinho e in tribuna c’era Thohir, due circostanze che lasciavano presagire una bella partit’emmerda, un altro pareggino e via a massacrarci gli zebedeos. E invece buono, anzi ottimo: abbiamo vinto, giocato (un’oretta almeno), creato (due gol, un rigore sbagliato, due pali, varie occasioni), preso zero, rischiato poco (un pochino più del fisiologico, male i primi venti minuti del secondo tempo). D’accordo, non c’era più Bonaventura, passato alla squadra che pareggia di più con l’Empoli al mondo. Ma in casa viaggiamo proprio bene e ha pure segnato il Profeta, che ci voleva proprio, per lui e per noi, che lo stiamo aspettando da mesi e mesi di prestazioni loffie. Aggiorniamo il ruolino di marcia di questo inizio di stagione very easy (non sarà mica un calendario difficile? no, dico) con 5 vittorie e 2 pareggi Coppa compresa, un gol subito e 20 segnati. Adesso ci aspettano altre due partite in casa teoricamente semplici (Cagliari e Kamarà, Laganà, Gabarà, vabbe’, ci siamo capiti) prima di un esame un po’ più impegnativo (Fiorentina a Firenze) che arriverà il 5 ottobre, dopo un mese e mezzo di stagione, e dovremmo arrivarci preparati. Torino e Palermo, in questo contesto, spiccano sempre di più come occasioni buttate nel cesso. Ci ripenseremo quando strappare punti di qua e di là diventerà fatalmente più difficile.

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settembre 22, 2014
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Nemannaggia Vidic

Bisognerebbe avere la luciditá di stringere la partita e di giudicarla così, in forma appena appena ridotta. Giudicare cioè gli 86 minuti che stanno in mezzo ai due istanti che ci costringono a stare un po’ così, col muso lungo, la bocca storta e il culo quadro. Dunque, proviamo a eliminare da Palermo-Inter lo sciagurato impappinamento di Vidic al quarto minuto, e fischiamo la fine prima che Osvaldo inzucchi il pallone e un portiere brizzolato giustifichi con un solo gesto il suo ingaggio annuale. Se Vidic non si fosse incartato come un bambino dell’asilo, che partita sarebbe stata? E se invece Osvaldo avesse segnato, adesso saremmo qui a bere birre e a salutare il terzo posto felici come delle pasque e dimentichi degli smoccolamenti  di un’intera partita?

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In mezzo – in mezzo a questi due eventi per noi sfortunati – ci sono stati reti annulate (una ingiustamente, ma anche il Palermo avrebbe da ridire), gol sbagliati (almeno un paio, ma anche il Palermo ha preso una traversa) e al secondo ma anche mi rendo conto che tutta questa grande differenza con il Palermo non c’è stata: conclusione amarognola giá sperimentata la sera di Torino-Inter.

Mazzarri stasera ha fatto addirittura cose contronatura: passare alla difesa a quattro, mettere tre punte, togliere un difensore e far entrare un centrocampista offensivo. Insomma, non gli si può rinfacciare di non aver tentato di vincere la partita (cosa che la squadra ha provato sistematicamente a fare nella prima mezz’ora della ripresa). Magari, quello sì, gli si potrebbe chiedere conto delle scelte della formazione iniziale, dell’orripilante primo tempo, del ritardo nel mettere mano a una partita che ci vedeva in difficoltá con il Palermo, mica il Real Madrid.

Il gol che non prendevamo mai ce lo siamo fatti da soli. E il gol che ci avrebbe stoltamente fatti rotolare in salotto farneticando di tabelle scudetto ce lo ha negato una falange di Sorrentino. In mezzo, in mezzo a queste due sliding doors, c’è ancora una mezza Inter che non sa bene chi è e dove cavolo sta andando.

settembre 18, 2014
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Da Dnipro all’eternità. Scudetto in 10 mosse: il diabolico piano di Mazzarri

Dnipro-Inter inizia con una interessante variante tattica: essendoci la pizza, rinuncio agli Orociok. La cosa conserva una forte valenza socio-nutrizionale finchè la pizza, verso la mezz’ora, finisce lasciandomi spalle al muro a fare quello che dovevo fare fin da mezz’ora prima:

guardare Dnipro-Inter.

A quel punto, approfittando del fatto che M’Vila è per terra mezzo dissanguato, inizio una manche a Ruzzle. La finisco nei canonici due minuti, e quando rialzo lo sguardo a contorcersi per terra c’è Kuzmanovic. Sono stordito, fatico a riavermi dallo shock. Mi piace tentare di leggere i tabelloni in cirillico: sgneppastruosspallscioisciaaaaaiii. Cerco un avversario casuale su Ruzzle ma zero, niente, forse stanno tutti guardando l’Europa League. Sbuffo. Finisco la birra. Ecco, non so come dirlo, ma il primo tempo non mi ha particolarmente appassionato. Dirò di più: in successione non mi appassiona neanche l’intervallo, nè tantomeno l’ingresso in campo delle squadre nel secondo tempo, quando vedo che l’Inter non ha fatto – non dico sette/otto – neanche un cambio.

Quando il giudice D’Ambrosio la mette, però, mi appare in tutto il suo nitore (ora, senza polemica e senza false modestie: ditemi voi quale blogghe usa con tale nonscialàns il sostantivo nitore)  il diabolico, infallibile, insormontabile piano tattico di Mazzarri. Usato in questo inizio di stagione e – così spero – da sfruttare per i prossimi mesi. Perchè, almeno dal punto di vista teorico, questo piano potrebbe portarci in alto, in altissimo.

1) Nel corso della settimana, Mazzarri rilascia interviste che apparentemente dovrebbero tracciare un vago disegno tecnico-tattico del match a venire, ma dalle quali – al termine di giri di parole e polemicuzze a nastro con i giornalisti delle ultime file – non traspare nulla di significativo. L’avversario è dapprima disorientato, poi plana di ora in ora verso un significativo ottimismo.

2) Al momento di consegnare la distinta con le formazioni ufficiali, Mazzarri rivela il suo non-piano. L’Inter viene schierata con un portiere, tre difensori centrali, due uomini di fascia, tre centrocampisti, un uomo fuori posizione (detto genericamente “a sostegno dell’unica punta”), un’unica punta. L’allenatore avversario si gira verso il suo vice e sussurra: “Diobono, esattamente come avevo previsto”. Tre milioni e mezzo di interisti, intanto, si girano verso i tre milioni e mezzo di altri interisti che hanno al loro fianco e sussurranno: “Ma diobono!”.

2/bis) Mazzarri ha un’ulteriore freccia al suo arco: l’effetto di cui al punto 2) viene amplificato se uno dei tre centrocampisti è Kuzmanovic.

3) L’Inter gioca generalmente mezz’ora di pseudo-calcio in cui, sorprendentemente, si verificano sempre le seguenti condizioni: a) tre difensori centrali sono troppi; 2) dei due laterali, almeno uno non capisce un cazzo; 3) dei tre centrocampisti, almeno uno non capisce un cazzo e uno è troppo lento; 3/bis) se c’è Kuzmanovic, dei tre centrocampisti uno non capisce un cazzo, uno è troppo lento, uno non capisce un cazzo ed è troppo lento; 4) l’uomo a sostegno dell’unica punta è inutile; 5) l’unica punta è sola. Nelle situazioni più intricate, 6) occhio che il portiere prima o poi fa la cagata. In questa situazione gli avversari prendono coraggio, si riorganizzano, il pubblico sugli spalti a) se siamo in trasferta, inizia a ritmare a gran voce il nome della propria squadra; b) se siamo in casa, inizia a urlare “cazzo, 5 euro per un cornetto sciolto? Ma andate a fare in culo!”.

4) Al ritorno negli spogliatoi – qui si inizia a intravvedere il genio del mister – Mazzarri fa il culo a quattro quinti della squadra. “Ma scusi mister, ci ha detto lei che…” “Ma vai in culo!”. A volte disegna qualcosa sulla lavagna, ma non sempre è necessario. La squadra è scossa ma si è già rinfrancata: sa che Mazzarri non cambierà nessuno e tutti gli undici si godono la loro seconda possibilità.

5) Al rientro in campo, i nostri avversari guardano i giocatori dell’Inter e vedono che Mazzarri non ha cambiato nessuno. Questo infonde nella squadra avversaria un livello di sicurezza che sfocia nel rilassamento. E’ la prima falla nella diga nemica.

6) La seconda falla arriva normalmente entro il sessantesimo minuto. Mazzarri non cambia nessuno, l’Inter è la stessa del primo tempo (sensazione amplificata se uno degli undici è Kuzmanovic), i tifosi interisti si accasciano (qualcuno va a cambiare il disco orario, altri al cinema, altri ancora si rivestono e tornano a casa in anticipo) e l’avversario in campo si sente sempre meglio: sereno, sicuro, rilassato. Ecco, ci siamo.

7) Mentre l’avversario inizia a fare torelli e il pubblico grida olèèèèè e ci si scambiano palloni a centrocampo con colpi di tacco, rabone e trompe l’oeil, Mazzarri tra il sessantesimo e il settantesimo minuto fa la cosa che doveva fare tra il sessantesimo e il settantesimo nanosecondo: mette la seconda punta. Di solito toglie un centrocampista, o l’uomo a sostegno di-non-si-sapeva-cosa. Nel caso ci sia Kuzmanovic, toglie Kuzmanovic.

8) Tra il sessantesimo e l’ottantesimo ci possono essere altri cambi a piacere, ma quello togli-uno-a caso-e-metti-una-punta è di solito quello decisivo. L’Inter, infatti, come a Kiev, di solito segna.

9) In campo apparentemente non succede nulla di granchè evidente, ma in realtà è in atto uno stravolgimento tecnico-tattico-esistenziale. La squadra avversaria entra in panico, alcuni piangono di fronte a un’occasione che svapora (“Ma diobono, non potevamo segnare noi, prima?”), l’Inter entra in fiducia (“dai, mancano dieci minuti e la sfanghiamo anche stavolta), i tifosi interisti si esaltano (“Ma diobono!”).

10) La partita finisce. L’Inter ha vinto e non ha subito gol.

E’ chiaro che questo piano, che unisce l’alea lumbarda del rischio al tipico geniaccio sanvincenzese, profuma di perfezione. Se i 10 punti continueranno a ripetersi (contro la squadre squinzy questo piano non serve, ma con le altre sì, dall’Islanda al Manzanarre al Reno), potremmo finire in alto, in altissimo. Anzi, diciamolo adesso, dopo questa chirurgica vittoria a Kiev contro il (lo?) Dnipro: con questo piano si vince lo scudetto, è matematico.

dambr